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Ora tutta la Chiesa Romana sa che Benedetto è il papa

di Frà Alexis Bugnolo

A mezzogiorno di oggi, 15 novembre 2019, la Chiesa di Roma è stata informata che Papa Benedetto XVI è ancora il Romano Pontefice, il Successore di San Pietro in ragione di non fare la sua rinuncia alla norma del Canone 332 §2.

Lo posso testimoniare personalmente, in tribunale, perché ho condiviso personalmente con quasi tutto il clero romano, in inglese o in italiano, la mia Quaestio scolastica dimostrando definitivamente, con 39 argomenti, che papa Benedetto non ha mai rinunciato al munus petrinum, come richiesto dal diritto canonico, dal diritto naturale, dal diritto morale, dal diritto evangelico e dal diritto divino. L’ho fatto in versione cartacea e/o via e-mail dal mio account personale.

Ho condiviso personalmente le informazioni con Sua Santità per la prima volta nel febbraio di quest’anno, nella versione inglese, e di nuovo in aprile. Poi, nel mese di ottobre, l’ho condiviso con lui di nuovo nella versione italiana. L’ho condiviso con tutti i Cardinali di Santa Romana Chiesa, che Egli ha elevato a tale dignità e che risiedono a Roma. L’ho condiviso con tutti gli uomini che sono cardinali o si pensano essere tali, che dirigono le Congregazioni della Curia romana. L’ho condiviso con il Cardinale Governatore e con il Capo della Guardia Svizzera, con i Cardinali Mueller, Brandmueller, Sarah e Burke.

L’ho condiviso con quasi tutto il clero della Chiesa romana: con il Cardinale Vicario nominato da Sua Santità e con l’uomo che esercita quel ministero su richiesta di Bergoglio. L’ho condiviso con tutti i Vescovi ausiliari di Roma, avendo personalmente consegnato a mano una copia stampata per ciascuno al Vicariato. L’ho condivisa con tutto il clero della Città, sacerdoti o monsignori, che hanno un indirizzo di posta elettronica pubblicata sul DiocesidiRoma.it (più di 650 sacerdoti in toto).

Lo condividerei con tutti i sacerdoti e diaconi che non hanno un indirizzo e-mail (che costerebbero circa 1000 euro per le spese di spedizione e stampa) ma non ho i soldi.

CHIEDO ORA L’INTERA CHIESA DI PREGARE LO SPIRITO SANTO affinché il clero della Chiesa di Roma riconosca il loro Dovere di aderire al vero Vicario di Cristo e insista affinché i CANONI DELLA CHIESA siano sostenuti e quindi depongano l’usurpatore che ogni giorno stupra la SANTA MADRE CHIESA con eresie e apostasie e scisma!

CREDITS: L’immagine in evidenza è di Frà Alexis Bugnolo che la rilascia al dominio pubblico per l’uso dei blogger. In essa si vede la Cattedrale di Roma, l’Arcibasilica del Santissimo Salvatore, la Chiesa di San Giovanni in Laterno, con il Vicariato, la Cura della Diocesi di Roma, al fianco. Foto fatto 06.12.2019.

08.12.19: Rosario di Riparazione per l’idolatria in Vaticano

Domenica 8 Dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, alle ore 18.00 abbiamo indetto una preghiera comunitaria in riparazione dell’idolatria in Vaticano e sempre più ramificata in tutto il mondo. Si reciterà il Santo Rosario contemplando i misteri Gloriosi (chi se la sente reciti il rosario completo).

Si pregherà nelle proprie case, nelle chiese, ovunque si voglia; l’importante è l’unione spirituale e l’intenzione. Molti sacerdoti e laici stanno aderendo alla nostra iniziativa. Aderisci anche tu per scongiurare i castighi derivati dall’idolatria, il peccato più grave contro Dio Padre.

Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» [Luca 4,8]

Abbiamo bisogno del tuo aiuto, coinvolgi più persone possibili!

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo,
Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra
di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.

Dio ci benedica.

CREDITS: Testo di Gloria.TV, ripubblicato con massima condivisione. Video di Youtube.com. L’immagine in evidenza da https://www.amicidilazzaro.it/index.php/la-vera-devozione-a-maria-benedetto-xvi/ senza informazione per diritto intellettuale. Tutti usati secondo il fair use.

La Rinuncia è invalida per 6 ragioni

di Frà Alexis Bugnolo

Mentre i cattolici iniziano lo sforzo di far sapere al clero che sono stati defraudati della loro fedeltà al Vicario di Cristo il 28 febbraio 2013, è importante avere una breve sintesi dei problemi canonici nella dichiarazione di Papa Benedetto XVI dell’11 febbraio 2013, Non solum propter. (Testo ufficiale qui al sito web del Vaticano)

Ecco un breve riassunto.

6 errori canonici nell’atto di rinuncia

  1. Nell’Atto, il Romano Pontefice rinuncia “al ministero affidato a lui attraverso le mani dei Cardinali” il giorno della sua elezione. Ma il canone 332 §2, nel testo ufficiale latino di quel canone, richiede che la rinuncia sia al “munus” petrino, cioè al’Ufficio Papale (cfr. canoni 331, 333, 334, 749). Pertanto, l’atto NON è una rinuncia al papato. Così, per quanto riguarda il canone 332 §2, l’atto è un ACTUS NULLUS. E se si dice o si pensa che sia un atto di rinuncia al papato, allora l’affermazione o la stima è falsa in ragione del Canone 188, che dichiara IRRITA qualsiasi rinuncia all’ufficio viziata da errore sostanziale, cioè da un errore che tocca la sostanza dell’atto (che, in questo caso, è costituita dall’essenza dell’atto come atto di rinuncia al munus, non del ministerium).*
  2. Nell’Atto, il Romano Pontefice non nomina l’ufficio con alcun termine canonico proprio, e quindi l’atto è anche un ACTUS INVALIDUS in ragione del requisito del canone 332 §2, che l’atto sia debitamente manifestato (rite manifestetur), poiché ciò che non viene nominato non è manifesto.
  3. Nell’Atto, la libertà del Romano Pontefice riguarda ciò che fa, non ciò che non fa, il che, non essendo egli non lo fa, che sia libero di farlo o meno, non è espresso. Pertanto, l’atto è un ACTUS INVALIDUS in ragione del requisito del canone 332 §2, che l’atto di rinuncia al munus sia eseguito liberamente (libere fiat).
  4. Nel fare una dichiarazione di rinuncia, invece di rinunciare, l’atto è anche un ACTUS NULLUS, perché il diritto canonico non considera le dichiarazioni come atti canonici. Sono solo annunci. (cfr. la sezione penale sugli annunci riguardanti persone che hanno subito scomunicazioni latae sententiae ipso iure).
  5. Nel fare quella che sembra essere una rinuncia al papato, senza nominare l’ufficio papale come richiesto dal Canone 332 §2, l’uomo che fa la dichiarazione, in quanto è l’uomo che ha ricevuto l’ufficio e che sta cercando di separarsi dall’ufficio, aveva bisogno di ottenere dall’uomo che è il Papa, una deroga esplicita ai termini del canone 332 §2, in virtù del canone 38, e poiché egli non ha fatto, poiché nell’atto non viene menzionata alcuna concessione di deroga a tale requisito, allora in ragione del canone 38, l’atto, essendo contrario alla legge del canone 332 §2 e gravemente lesivo del diritto dei fedeli di sapere chi sia il vero papa e quando sia canonicamente dimesso, è un ACTUS SINE EFFECTU, cioè un atto che manca di ogni effetto.
  6. Infine, rinunciando al “ministero”, il Romano Pontefice pone un atto giuridico che non è previsto dal Codice di Diritto Canonico, poiché in esso nessun canone parla di rinuncia al ministero. Pertanto, l’atto è un ACTUS NULLUS a norma di legge. Pertanto, secondo il canone 41, nessuno che abbia un ufficio nella Chiesa ha il dovere di riconoscerlo.

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* Non includo l’errore sostanziale come uno degli errori canonici dell’Atto, perché l’atto non è mai stato un atto di rinuncia all’ufficio papale. L’argomento che l’errore sostanziale vizia l’atto, tecnicamente, ha più a che fare con le percezioni errate o false affermazioni fatte sul valore canonico dell’atto, che con l’atto stesso. Parlare di errore sostanziale è quindi necessario quando si discute con qualcuno che opera sotto la falsa premessa che il Papa ha rinunciato al papato, ma alla fine si deve parlare della realtà di ciò che il Papa ha effettivamente detto in quel giorno, e distinguere quella realtà dall’idea sbagliata che è stata pubblicata in tutto il mondo.

P.S.: Si noti che nel titolo di questo post uso la parola “invalida” nel senso comune di un atto che non incide su ciò che si pensa che abbia effetti, ma propriamente parlando il termine dovrebbe essere “viziata” o “erronea”, perché come si può vedere dalla lista di 6 errori canonici, 3 riguardano la nullità, 2 riguardano l’invalidità, e 1 riguarda l’essere senza effetto.

CREDITS: L’immagine in evidenza si trova sul web senza informazioni di proprietà intellettuale. Si presume fair use.

Come DiocesidiRoma.it tace sulla Rinuncia

Mirabile visu!

Sai che la Diocesi di Roma mediante il suo sito ufficiale sull’internet non sa della Rinuncia di Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013?

No, suona incredibile!

Ma è vero! Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013 ha dichiarato che rinuncia al ministero. Ma, cosa dice DiocesidiRoma.it nella sua biografia del Papa?

nel 2005 la Sua elezione al Pontificato: 19 aprile l’inizio solenne del Suo ministero di Pastore Universale della Chiesa: 24 aprile rinuncia il 28 febbraio 2013.*

Eccolo! La parola sola: rinuncia.

Ma, rinuncia a cosa?

Evidentemente, DiocesidiRoma.it non sa!

Non lo sa?

Perché non lo sa?

Perché se dice, “rinuncia al ministero”, qualcuno potrebbe chiedere, “Ma il canone 332 §2 non richiede una rinuncia al munus?”

Inoltre, quel sito dice che Egli ha rinunciato il 28 Febbraio, quando tutti sa bene che non ha rinunciato niente quel giorno. L’11 Febbraio ha dichiarato che rinuncia al ministero dal 20,00 ore il 28 Febbraio. Ma tutti canoniste sano bene che una rinuncia è un rinunciare, non un dichiarare che si sta per rinunciare.

Cosa fanno al DiocesidiRoma.it?

Non lo so. Chiedi alla Curia presso il Laterano.

+ + +

Se Lei vuole sapere della Rinuncia, si trova tutto al PPBXVI.org, il sito che sa della Rinuncia, perché tutti hanno il diritto di sapere!

Inoltre, il DiocesidiRoma.it insulta Papa Benedetto XVI, che è chiamato “Papa Benedetto” da tutta la Chiesa per più che 6 anni. Ma il DiocesidiRoma.it chiama lui, “Joseph Ratzinger”.

Che vergogna!

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CREDITS: L’immagine in evidenza si sua secondo il Creative Commons License 2.0 Generic Use, che si trova al wikipedia per l’immagine https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pope_Benedict_XVI_1.jpg. Il foto è di Peter Nguyen. Il brano di testo da DiocesidiRoma.it è citato secondo la regola di fair use in referenced citations, il quale brano si trova alla pagina http://www.diocesidiroma.it/s-s-p-e-joseph-ratzinger/.

 

 

Gli Adulteri non possono ricevere la Comunione

Recentemente qualche vescovo in Italia ha annunciato che gli adulteri possano ricevere il Santissimo Sacramento dell’Altare senza pentimento e confessione del loro peccato.

Questa dottrina non viene da Cristo, nè dagli Apostoli, nè dalle Sacre Scritture, nè dalla Tradizione cattolica – neanche dal vero Romano Pontefice, come è stato dimostrato (qui).

Quindi per proteggere il gregge di Cristo ripubblichiamo brani del Libello di Condanna contro gli errori contenuti nel documento Amoris Laetitia, e esortiamo tutti i fedeli di Cristo di rifiutare questo documento e di rimproverare fortemente ogni vescovo, sacerdote, diacono, religioso o laico che sostiene gli errori contenuti in esso.

Questo Libello è stato pubblicato dall’Associazione Veri Catholici (vericatholici.wordpress.com) il 25 Luglio 2016, in seguito alla loro Conferenza contro Amoris Laetitia svolta a Roma, e ha ricevuto il consenso tacito di tutta la gerarchia cattolica in quanto nessuno vescovo ha parlato contro il Libello in 3 anni (a ragione del fatto che il suo contenuto è fedele all’insegnamento della Chiesa perenne).

Libellus di condanna degli errori contenuti nel , presupposta dalla , o alla base del documento ‘ Amoris Laetitia ‘

brani….

Contro Modernismo

Con Papa San Pio X, condanniamo la nozione che i dogmi della Fede evolvano o che la Chiesa arrivi a una conoscenza più chiara della verità tramite gli sforzi degli uomini che cercano di accomodare gli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli ai desideri, ai costumi e alle consuetudini o alla cultura dell’epoca in cui vivono.

Contro la falsa Pastoralità

Condanniamo la nozione che la verità della Fede Cattolica sul Matrimonio si possa correttamente insegnare e applicare pastoralmente senza nominare la parola, “adulterio”, la quale è assente del documento intero, come il Dott.ssa Anna M. Silva ha osservato.

Condanniamo la nozione che per un Cattolico la legge morale o i precetti morali dell’Antico Nuovo  Testamento sono un ideale da raggiungere e non obblighi da osservare per forza come il minimo indispensabile della vita Cristiana, poiché il Nostro Signore e Salvatore ha comandato a tutti, “Se Mi amiate, osservate i Miei comandamenti”, non “Se Mi amiate, ascoltate i Miei consigli”.

Condanniamo la nozione che ai peccatori pubblici non si possa più dire categoricamente di “trovarsi nello stato di peccato mortale”, “peccatori”, “peccaminosi”, “viventi vite di peccato”, o “dipendenti dal peccato”.

Condanniamo l’uso del linguaggio prolisso per nascondere o portare a dimenticare le verità immutabili della Fede insegnata da Cristo e i suoi Apostoli e tramandate da secoli immemori all’interno della Chiesa.

Condanniamo l’uso delle asserzioni della verità cattolica per disarmare i fedeli riguardo a quelle parti del documento che sono piene di errori, bestemmie e eresie.

Condanniamo come falsa etica pastorale, che il Clero non debba predicare o insegnare a tutti e a ciascun fedele che l’adulterio è mortalmente peccaminoso.

Condanniamo come falsa etica pastorale che il Clero debba rimanere zitto o almeno non disapprovare pubblicamente e abitualmente l’adulterio o il divorzio.

Condanniamo come crudele e insensibile la nozione che è lecito moralmente accontentare peccatori pubblici abituali con l’integrazione nella vita della parrocchia, quando hanno rifiutato di pentirsi e di lasciare la loro vita di peccato, e non a scontentarli abitualmente con la pratica perenne apostolica di rifiutargli il sacramento e la società umana, purché rimangono tali.

Condanniamo come falsa e ingiuriosa verso la buona morale e la formazione retta della coscienza la nozione che peccatori abituali mortali non si devono far sentire scomunicati quando hanno abitualmente rifiutato il pentimento.

Condanniamo l’ipocrisia del pastore che avrebbe scritto, “Ovviamente, se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare” (AL 297), mentre nel frattempo costruisce un documento per discolpare i peccatori e fare sembrare colpevoli i pastori delle anime che applicano verso di loro la disciplina ecclesiale apostolica e tradizionale.

Condanniamo come falsa etica pastorale, la preferenza per una disciplina sacramentale che causa confusione rispetto ad un’altra che è chiara e bianco e nero.

Condanniamo come un inganno la promulgazione di una Esortazione che asserisce esplicitamente di non imporre nuove regole mentre dà ordini dalla Sede Apostolica alle conferenze episcopali del mondo di riferire come il documento si rende effettivo nei loro paesi.

Condanniamo come falsa ed erronea la pratica pastorale che propone tutte le domande per l’auto-riflessione ai peccatori pubblici eccetto quelle che riguardano la necessità assoluta della osservanza dei precetti divini e morali come condizione di salvezza eterna e quelle domande che riguardano il necessario pericolo immediato di dannazione eterna a cagione della loro mancanza oggettiva di conformità con quei precetti.

Contro la Moralità falsa

Condanniamo con il Concilio di Trento la nozione che ciò che Dio ha comandato è troppo difficile da osservare, o che Egli non ha dato, non da, o non darà la grazia sufficiente per osservare tutti e ciascuno dei Suoi precetti.

Condanniamo la nozione che una catechesi che merita il nome ‘retta e cattolica’, possa prescindere dal parlare della necessità assoluta dell’osservanza dei comandamenti di Dio come la pre-condizione per il dono della salvezza eterna.

Condanniamo come falsa ed eretica l’asserzione che “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”, poiché è de fide che il peccato mortale depriva l’anima della grazia santificante, come insegna l’Apostolo San Giovanni.

Condanniamo come falsa l’asserzione che anche se “Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere i valori insiti nella norma morale”, può essere autorizzato, consigliato o permesso di trasgredirla.

Condanniamo come falsa la nozione che qualcuno può evitare ogni peccato nel non prendere una decisione, quando la sua pratica morale oggettiva non è in conformità con le richieste oggettive di Dio, della moralità o della legge naturale, poiché ogni omissione deliberata nell’osservanza di questa legge in materia grave è peccato mortale.

Condanniamo come inganno e raggiro l’uso di una citazione dal Dottore Angelico quando parlava di quelli con la grazia abituale, in riferimento a quelli che sono in peccato mortale.

Condanniamo come falsa e blasfema la nozione che Dio stesso potrebbe ispirare un’anima a fare un passo avanti verso una migliore disposizione al pentimento e a motivo di questo assolverla della obbligazione morale di pentirsi in quel momento o di considerare quella opera morta come meritoria di giustificazione.

Condanniamo come un inganno la citazione del Dottore Angelico riguardo alla difficoltà di intendere l’applicazione di principi morali in casi particolari, come egli parlasse del fallimento di principi stessi o della loro inapplicabilità a tali casi.

Condanniamo la nozione che la legge naturale, inscritta da Dio in ogni cosa, non è un codice a priori di obblighi morali vincolanti universalmente tutti gli esseri umani.

Condanniamo come falsa e blasfema l’asserzione che il processo di disporsi meglio alla grazia di conversione è un processo di santificazione, perché tale errore fa rivivere l’errore dei Farisei che consideravano le opere della Legge come meritorie o effettive da se stesse della grazia di giustificazione o di santificazione.

Condanniamo come falsa, una contraddizione in termini e eretica la nozione che un’anima nello stato di peccato mortale possa crescere in grazia, mediante qualsiasi mezzo, mentre rimane in tale stato.

Condanniamo come falsa ed eretica l’asserzione che il vocabolo, “peccato mortale”, non si usi più verso i peccatori pubblici che violano un precetto grave divino rivelato da Dio.

Condanniamo come falsa la citazione degli scritti di Papa Giovanni Paolo II allo scopo di rifiutare la sua condanna della cosi detta “legge di gradualità” nella morale.

Condanniamo come falsa la nozione che gli obblighi di una coscienza falsa acquistino priorità rispetto agli obblighi oggettivi della legge morale o sacramentale.

Contro gli errori opposti alla Ecclesiologia Cattolica

Condanniamo la nozione che qualcuno possa partecipare spiritualmente nella vita della Chiesa ma non completamente, poiché tutte le cose spirituali sono semplici e non sono capaci di divisioni.

Condanniamo similarmente la nozione che coloro che si trovano in peccato mortale partecipano alla vita della Chiesa.

Condanniamo la nozione che quelli in peccato mortale hanno un mezzo per partecipare alla vita della Chiesa che è proprio di quelli che rimangono nel peccato mortale, invece di pentirsi del loro peccato e ritornare alla vita di grazia e dei Sacramenti.

Condanniamo come falsa ed eretica la nozione che quelli in peccato abituale morale, sia pubblico o privato, debbano essere integrati nella vita della Chiesa in qualsiasi altra maniera che tramite il pentimento e la confessione.

Condanniamo come una bestemmia e eretica la nozione che la Sposa Immacolata di Cristo, la Santa Madre Chiesa, debba sporcarsi con i peccati dei suoi figli o accomodare Se Stessa o i suo modi di praticare la carità pastorale con i valori mondani e le abitudini corrotte del mondo.

Condanniamo come falsa e erronea la nozione che nel ministero pastorale la carità si deve predicare prima della fede e del pentimento, poiché per l’uomo peccaminoso è solo dal timore di Dio che cresce l’amore per Dio.

Contro l’abuso coltivato dei Sacramenti

Condanniamo la nozione che sotto qualsiasi pretesto di circostanze o di coscienza un individuo possa esentarsi o essere esentato dal suo confessore dall’obbligo di ricevere i Sacramenti con pentimento e fede, o nello stato di grazia.

Condanniamo la nozione che è lecito moralmente, e non meritorio di dannazione eterna e perpetua, per un individuo ricevere i Sacramenti in stato di peccato mortale, o per un confessore di concedere a un peccatore di ricevere in tale modo i Sacramenti dei viventi in tale stato.

Condanniamo la nozione che a un individuo che ha ammesso la commissione di un atto che è in se stesso gravemente immorale, e non essendo pentito, si può consentire di ricevere un Sacramento, sotto qualsiasi pretesto, da colui che conosce ciò nel foro esterno.

Condanniamo la nozione, che un peccatore abituale mortale può, mediante il suo abito cattivo di peccato arrivare a essere tanto incolpevole dei suoi atti di peccato da potersi accostare ai Sacramenti senza pieno pentimento, perfetta contrizione e fede cattolica, o essere autorizzato lecitamente a farlo da qualsiasi autorità sulla terra.

Condanniamo come bestemmia e eresia l’asserzione che la confessione è o possa essere “una camera di tortura”, poiché tale affermazione non è degna della bocca di un cristiano ma di quella di un demonio.

Condanniamo l’asserzione che la disciplina sacramentale perenne e ricevuta di negare i Sacramenti ai peccatori abituali pubblici è crudele, non adatta alle sensibilità moderne, o bisognosa di una riforma.

Condanniamo come una bestemmia, eretica e un depravato giudizio, l’asserzione che quelli che mantengono la disciplina sacramentale tradizionale sono Farisei o rigoristi.

Condanniamo ogni insinuazione o sforzo per superare le vigenti forme di esclusione che sono state parte della disciplina sacramentale della Chiesa da tempi immemori.

Contro gli errori verso il Sacramento del Matrimonio

Condanniamo, con il Concilio di Trento, come falsa e eretica la nozione che lo stato di verginità scelta per amore di Dio e l’osservanza e la partecipazione della perfezione evangelica non è in se stessa superiore allo stato di santo Matrimonio, conferito con il dovuto rito nella Chiesa.

Condanniamo la nozione che il matrimonio naturale o sacramentale è un ideale da raggiungere e/o non una istituzione divina gli obblighi che vincolano ogni uomo e donna che vogliano creare una famiglia o unirsi come coppia.

Condanniamo la nozione che la ricezione del Sacramento del Matrimonio non è un obbligo grave morale per tutti i Cattolici che vogliano avere figli o usare i poteri di procreazione che Iddio gli ha dato, e che il Sacramento è meramente un arricchimento del loro benessere personale.

Condanniamo la nozione che i due fini del matrimonio, quello procreativo e l’unitivo, sono eguali o che il secondo non è subordinato al primo.

Condanniamo la nozione che la decisione dei Cattolici che si sposano civilmente e non nella Chiesa «… molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti», come se la preferenza per i valori mondani non costituisse un pregiudizio o una resistenza ad accettare l’insegnamento di Cristo riguardo al Sacramento.

Condanniamo la nozione che qualsiasi uso deliberato dei poteri procreativi del corpo umano, fuori matrimonio, è lecito moralmente per qualsiasi persona in qualsiasi occasione.

Rigettiamo come una bestemmia e una eresia la nozione che le unioni adulterine o impure possano in qualsiasi maniera riflettere l’amore del Dio che è infinitamente puro e che si deve adorare in spirito e in verità.

Rigettiamo come falso e come uso sacrilego delle Scritture l’implicazione che Gesù parlò alla donna samaritana con lo scopo di santificare l’unione adulterina in cui si trovava.

Condanniamo la nozione che l’individuo vivente in adulterio ha un obbligo morale maggiore di rimanere nell’unione adultera a ragione dei figli, che di separarsi da essa a ragione del precetto di Cristo contro di essa.

Condanniamo la nozione che la famiglia o il matrimonio si possano costituire veramente da qualsiasi altro che l’unione di un uomo e di una donna.

Condanniamo la nozione che i Cattolici o qualsiasi persona umana debbano rispettare o accettare qualsiasi altra nozione di matrimonio e della famiglia, che quella costituita da un uomo e da una donna.

Condanniamo come ingannevole e malizioso l’uso di citazioni di documenti magisteriali che riguardano il Sacramento di Matrimonio per difendere unioni adulterine o illecite.

Condanniamo la nozione falsa che la validità di un matrimonio può legittimamente essere giudicata dall’individuo senza ricorso all’autorità ecclesiastica, come se la giurisdizione del tribunale appartenesse con qualche diritto al giudizio privato, formato veramente o falsamente.

Condanniamo come blasfema ed eretica la nozione che il Vangelo di Fede e Pentimento, che Cristo ha predicato dai primi giorni del suo Ministero pubblico, non è una soluzione facile per ogni difficoltà morale in cui peccatori abituali si trovano.

CREDITS: I brani citati dal Libello si trovano sul sito di Veri Catholici citati qui sopra, con permesso. L’immagine in evidenza, L’Allegoria del Concilio di Trento, di Andreas Brugger, è nel dominio pubblico come si nota a https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Hohenems_St_Karl_Fresko_Tridentinum.jpg)

Giovanni Paolo II lottava con la Mafia di San Gallo

Mons. Ivo Fürer, il vescovo emerito di Sankt Gallen, nella Svizzera, recentemente ha raccontato la storia della Conferenza Episcopale di Europa tra gli anni 1971 e 1996, nel suo libro intitolato: Die Entwicklung Europas fordert die Kirchen heraus: Die Tätigkeit des Rates der Europäischen Bischofskonferenzen (CCEE) von seiner Gründung 1971 bis 1996, disponibile in rete in forma di PDF (qui).

Il Monsignore sa bene la storia, perché è stato segretario della Conferenza dal 1975 fino al 1993.

Nel suo libro egli dettaglia le sforze fatte da Papa Giovanni Paolo II per diminuire il potere del gruppo di Sankt Gallen. Per esempio, nel 1993, il Vicario di Cristo ha cambiato le regole di elezione per la presidenza della conferenza per fare impossibile che il Cardinale Martini sia eletto di nuovo.

Il Papa voleva che l’esempio di martirio e di fede dei vescovi di Europa orientale sia alla guida della Conferenza. Egli sosteneva che la Conferenza faceva poco niente a promuovere la Fede Cattolica in Europa.

Dopo la manovra di Papa Giovanni Paolo per escludere Cardinale Martini dalla Conferenza, il Cardinale si fece capo del gruppo di Sankt Gallen, i membri di cui in 2006 hanno rinominato il gruppo: la Mafia di San Gallo.

Jorge Mario Bergoglio da 2005 fino a 2013 era riconosciuto come il successore di Martini quale capo del gruppo. — Il Mons. Ivo Fürer diceva, in suo riguardo, che non poteva nascondere la sua felicità di vedere il Bergoglio vince nel Conclave di 2013.

Non fa sorpresa quindi, che il Bergoglio fa tutto per distruggere l’eredità del Papa polacco.

CREDITS: L’immagine in evidenza si trova sulla pagina, Giovanni Paolo II di Wikipedia italiana, come nel dominio pubblico.

Lo Scisma di Anacleto II E Cosa Possiamo Imparare da Esso

Un esempio storico per i nostri giorni

di Frà Alexis Bugnolo

La Chiesa in materia di fede e morali è infallibile. Ma questa verità non significa che i membri della Chiesa non possano cadere in errore in riguardo ai fatti di storia.

Questa è vera specialmente in nostra epoca mediatica in cui le notizie che sentiamo sono spese espresse in un modo per fare capire qualche altro che la realtà degli eventi storici. Questa modificazione delle notizie si chiama il “controllo del narrativo”, un trucco dei marxisti e di quelli che vogliano dominare la gente tramite la bugia e la non verità.

In riguardo alla Rinuncia di Papa Benedetto, anche se ogni indagine e critica dell’atto mette in evidenza la sua non conformità ai requisiti del canone 332 §2, si sente continuamente l’appello al fatto che, se tutti lo credono valido deve essere valido! Tutta la Chiesa non possa essere in errore in riguardo a chi sia il papa!

Ma la storia dello scisma di Anacleto II confuta queste repliche. Perché una volta, per 8 anni, la Chiesa di Roma seguiva un antipapa senza la conoscenza che era antipapa.

Si parla degli anni di 1130-1138 in cui tutti due, Gregorio Papareschi e Pietro Pierleoni, lottavano per il papato.

La storia è ben conosciuta (qui per Papa Innocenzo II e qui per l’antipapa Anacleto II*): il 14 Febbraio 1130, il Cardinale Gregorio Papareschi, Deacono di SantAngelo fu eletto papa con il nome di Innocenzo II. In seguito, la maggioranza dei Cardinali dichiarando l’elezione invalida hanno scelto Pietro Pierleoni, il Cardinale prete di Santa Maria in Trastevere.

Lo scisma era unico per la storia della Chiesa di quel tempo, come descrive il Pier Fausto Palombo nella sua, Le doppie elezioni del 1130 e del 1159 e il giudizio di Alessandro III e della sua età sullo scisma precedente**:

… uno scisma anomalo, in quanto sorge spontaneo dal seno stesso della curia, senza sollecitazioni esterne, e si allarga là dove trova il terreno favorevole per contrasti, locali o ideologici, …

Il popolo romano non sapeva della legittimità dell’elezione di Papa Innocenzo per quasi 4 anni, e lo scisma durava in toto 8 anni. La Chiesa Cattolica era divisa in due campi, ma al fine Papa Innocenzo II, eletto secondo la norma di un provvedimento speciale di Papa Onorio II, poco conosciuto fuori la sua corte al tempo della sua morte, prevalse.

Questo scisma in seguito è stato citato sempre dai canonisti come esempio di diritto per dimostrare che colui che è eletto legittimamente non è colui che la maggioranza pensa di essere eletto legittimamente, è piuttosto colui che è stato eletto secondo la norma vigente al tempo dell’elezione.

Quindi, la regola di verità in tali casi è sempre la norma della legge, non la detenzione di potere di uno con pretese al papato nè il parere della maggioranza dei Cardinali nè l’opinione comune del popolo romano.

Inoltre, lo scisma in senso retto e cattolico è sempre il peccato di colui che non è il papa secondo la norma della legge, non dei seguaci di colui che è il papa secondo la norma della legge.

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* Anche se la conferenza su Anacleto II, svolta curiosamente il 10-12 Aprile di 2013 provava a fare sembrare che Pierleoni era il vero papa.

** Atti del Convegno di Studi su Alessandro III nel VIII Centenario della morte, (Civita Castellana, 30 ottobre 1981), Viterbo, Centro di studi sulla civiltà comunale, 1985, pp. 181-241, citato in Le “immagine” e lo scisma di Innocenzo II e Anacleto II in Aquitania (1130-1138), del Dott Giorgio Milanesi, Università degli Studi di Parma. Disponibile in rete in formato PDF.

CREDITS: L’immagine di Beato Innocenzo II in evidenza si trova in dominio pubblico secondo le informazioni pubblicate in rete.

Il Vaticano ha saputo dell’invalidità della Rinuncia per 6 anni

Ecco le prove

di Frà Alexis Bugnolo

Il Vaticano ha sempre saputo che l’Atto di Rinuncia di Papa Benedetto non era conforme ai requisiti del Codice di Diritto Canonico di Papa Giovanni Paolo II, e le prove documentali per dimostrare il fatto sono state pubblicate dal Vaticano per 6 anni.

Quest’affermazione sembra totalmente assurda, fino a quando non si guardano le prove, prove che sono state visibili da tutto il mondo per quelli che aprono gli occhi per vederle. In questo articolo, dunque, esamineremo in modo forense le prove, che sono di pubblico dominio.

Il Codice di Diritto Canonico richiede che l’uomo che è Papa si dimetta in modo specifico, come dice il Canone 332 §2:

§ 2. Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam Acceptetur.

La traduzione letterale di questa Canone è:

§2. Se succede che il Romano Pontefice rinuncia al suo MUNUS, è necessario per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e manifestata debitamente, ma non che sia accettata da chiunque.

Ma il testo della rinuncia nell’originale latino recita così:

Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare

La traduzione corretta di questo testo chiave è:

Per quale motivo, ben consapevole del peso di questo atto, dichiaro con piena libertà di rinunciare al ministero del vescovo di Roma, successore di san Pietro, affidato a me dalle mani dei Cardinali il 19 aprile 2005, …

Questo lampante ERRORE di confondere l’oggetto ESSENZIALE di una rinuncia papale per quanto riguarda il Ministero petrino anziché il Munus petrino ha reso l’atto privo di effetti giuridici (cfr. Canoni 126 e 188).

MA PER NASCONDERE QUESTA INVALIDITÀ, il Vaticano HA PUBBLICATO traduzioni FALSIFICATE dell’atto, che in particolare alterano la natura dell’atto e nascondono tale invalidità. Questo è stato uno degli atti chiavi e necessari del Coup d’etat, del febbraio 2013, di cui ho scritto in precedenza. Dico, “coup d’etat” perché dal momento si capisce che la rinuncia era invalida ogni pretesa per fare una conclave è illegittima sia secondo il canone 359 sia secondo la legge papale per i conclavi, Universi Dominici Gregis, n. 37.

Quindi, esaminiamo da vicino quali sono le falsificazioni nelle traduzioni dell’atto pubblicato a vatican.va per più che se anni.

Le FALSIFICHE sono queste:

  1. In tutte le traduzioni (eccetto la tedesca), la doppia occorrenza della parola MUNUS, nell’originale latino è NASCOSTA traducendola con la stessa parola usata per tradurre il latino MINISTERIUM, che si verifica tre volte nel testo.
  2. La sintassi della clausola dell’effetto che segue il verbo RENUNTIARE in latino, è stata modificata per far sembrare che consenta a un significato metanmico, quando la sintassi latina non consente A TALE lettura.
  3. La sintassi della seconda clausola indipendente che segue DECLARO è stata modificata per far apparire come un comando definitivo per convocare un Conclave.

La prima falsificazione ha l’effetto di nascondere dalla Chiesa universale il fatto che Papa Benedetto XVI sa bene distinguere il Munus petrino dal Ministero petrino, e che il suo intento chiaramente era solamente di rinunciare al Ministero petrino.

La seconda falsificazione ha l’effetto di far sembrare che l’atto di rinuncia non consiste nella rinuncia al ministero sola ma nella rinuncia al ministero per effettuare una sede vacante, un significato che la sintassi del testo latino non lo consente, perché in latino ita ut introduce una clausola di intento puro non una clausola relativa di caratteristica.

La terza falsificazione ha l’effetto di far sembrare che Benedetto ha dato un commando ad indire una conclave subito.

Ora, dato che TUTTE le traduzioni (eccetto la tedesca) hanno questi errori, è chiaro che il Vaticano ha DELIBERATAMENTE E CON INTENTO travisato la natura dell’Atto Papale per far sembrare che sia conforme alla norma di canone 332 §2 nel Codice di Diritto Canonico di 1983.

Si possa confermare questi fatti al sito ufficiale per l’Atto di Rinuncia: http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/la/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130211_declaratio.html dove si trovano tutte le traduzioni ufficiali del testo letto da Papa Benedetto il 11 Febbraio 2013.

Quindi, non si doveva essere una sorpresa che il Vaticano dopo la conclave di 2013 ha falsificato altri scritti di Papa Benedetto come il Tosatti nota qui.

CREDITS: L’immagine in evidenza si trova al blog di Tosatti senza notificazione di diritti intellettuale. In essa si vede la lettera papale falsificato dal Vaticano in 2018, la quale lettera sembra semplicemente annunciare le lode di Benedetto per gli scritti di Bergoglio.

Eminente Canonista di Roma ammette che Bergoglio è antipapa

L’ardente sostenitore di papa Francesco
non riesce a produrre argomentazioni canoniche  per la validità della Rinuncia
di Papa Benedetto XVI

di un fedele della Chiesa di Roma

Al di pro della causa di sostenere che Papa Benedetto XVI è il vero papa, sono rivolto ad uno dei più eminenti canoniste della Chiesa che c’è, e che vive a Roma, per parlare della rinuncia di Papa Benedetto e la non conformità di quel atto alla legge ecclesiastica.

L’occasione è stata una grazia vera e opportunità unica per parlare con uno dei più saggi Dottore in Diritto Canonico. Quindi, è importante di sentire ciò che ha detto sul argomento per capire meglio che è successo il 11 Febbraio 2013.

La nostra chiacchierata è durata forse 20 minuti, e abbiamo parlato solamente sui principi di Diritto Canonico che riguardano la cessazione ab ufficio del Romano Pontefice. Non avevo apparecchiatura per registrare ciò che è stato detto, quindi, descrivo ciò che mi ha detto a quanto ricordo.

Essendo che qui, a ChiesaRomana.info, lo scopo è diffondere la verità non a seminare divisioni nella nostra Chiesa locale, non è importante chi precisamente egli è. Infatti è sufficiente semplicemente a raccontare i punti in diritto su cui siamo stati d’accordo e in disaccordo.

Egli ha confermato per me che:

    1. Un atto di rinuncia al papato rientra nel genere di atti legali che riguardano la cessazione al potere.
    2. La cessazione al potere non è mai presunta, deve manifestarsi nell’atto giuridico.
    3. La Curia romana assiste il papa nell’esercizio del Ministero petrino, ma nessuno in Curia romana, nemmeno il segretario di Stato, partecipa al Munus petrino.
    4. Durante una sede vacante non può esserci innovazione nella legge della Chiesa.
    5. Se il Ratzinger si è dimesso validamente, dal momento in cui lo ha fatto, c’era una sede vacante.
    6. Durante una sede vacante l’intera Chiesa è obbligata a giudicare chi non è papa e chi è papa sulla base della norma della legge, non del sentire dire o delle pretese di nessuno, per non parlare dei giornalisti.
    7. Il canone 145 §1 definisce ogni ufficio ecclesiastico come un munus.
    8. Il Canone 332 § 2 impone alla Chiesa di riconoscere che una rinuncia papale ha luogo quando vi è una rinuncia libera e manifesta al Munus petrino.
    9. Canone 1331 §2, n. 4, non proibisce a una scomunica di esercitare o svolgere un ministero nella Chiesa, e non identifica il ministero con dignità, ufficio o munus.
    10. La promessa e la preghiera di Cristo per il Successore di San Pietro è infinitamente più importante di un sostegno per il Papa che tutte le preghiere e le buone opere della Chiesa per il Papa. E solamente colui che ha il Munus petrino la riceve.
    11. È necessario che l’intera Chiesa abbia cura che una successione petrina, cioè il passaggio dell’ufficio del papato da un uomo all’altro, avvenga nel modo in cui la legge canonica e la volontà di Cristo lo intendono.
    12. La nostra preoccupazione per la soluzione di questo problema dovrebbe basarsi sulla massima carità e giustizia sia per Benedetto che per Francesco.
    13. Non c’è canone nel Codice di Diritto Canonico che afferma che ministero = munus.

Comunque, il canonista non era d’accordo con me in altri punti. Egli sostiene in fatti:

    1. Che è cattiveria proprio che qualsiasi mette in discussione le pretese validi di Papa Francesco al papato.
    2. Chi muovo una domanda o un’indagine sulla Rinuncia di Papa Benedetto con tali motivi non deve essere sentito proprio.
    3. La Scolastica non è la mente della Chiesa e non definisce la realtà.
    4. Il Codice di Diritto Canonico non definisce la realtà.
    5. Munus è contenuto in Ministerium.
    6. Il Canone 17 che stabilisce la norma secondo cui ogni canone nel Codice deve intendersi, non ha nessuna applicazione in questioni di validità o invalidità per la Rinuncia di Benedetto o le pretese di Bergoglio al papato.
    7. Cattolici devono leggere solo quei scrittori che sostengono la validità della Rinuncia e la validità delle pretese di Bergoglio al papato.

COMMENTARIO

L’usurpazione del potere è un atto in base al quale qualcuno che non ha un diritto, rivendica tale diritto. Viviamo in un secolo di usurpazioni, come si può riconoscere dalle notizie quotidiane. Ma quando si incontra un canonista che assume la posizione in cui si sostiene che la detenzione del potere rende legittima la pretesa al potere, si trova faccia a faccia con la prova che non vi è alcuna ragione o obbligo legale per sostenere la sua rivoluzione.

Quindi, anche se non abbiamo parlato delle opinioni del Cardinale Burke, quando ricordo che il Cardinale abbia chiamato tutti coloro che mettono in discussione la legittimità delle pretese di papa Francesco al papato, “estremisti”, mi chiedo cosa avrebbe detto il Cardinale su questi stessi punti in diritto? Perché comunque cos’è l’estremismo, nel cattivo senso della parola? Afferma che 2 + 2 deve = 4 e che coloro che lo affermano non hanno torto? O insiste che una pretesa al potere, che manca ogni fondamento in diritto, è insindacabile?

Le affermazioni più eclatanti di questo canonista sono contenute in nn. 5 e 6. Rifiutare la norma del canone 17 nella lettura del Codice significa in realtà gettare nel cestino ogni obbligo di ritenere che il Codice significhi ciò che Papa Giovanni Paolo II ha detto che significa e ciò che esso stesso o la tradizione canonica lo dice significare.

E affermare che “munus è contenuto nel ministero” è in somma rifiutare l’intera Incarnazione, perché questa è la dottrina di quei cristiani che affermano che lo svolgimento di un ministero dà autorità. È il principio protestante dell’ufficio, che nega che il Cristo ha consegnato agli uomini gli uffici ecclesiastici. Come uno storico molto eminente in confrontare l’ufficio ecclesiastico nella Chiesa cattolica e nelle chiese della Riforma mi ha recentemente affermato in una chat privata, i protestanti sono tutto d’accordo che il fare di un ministero porta con se l’autorità di farlo.

Quindi, in una parola, se munus è contenuto nel ministero, allora se qualcuno inizia a vestirsi come il Papa e ad agire come il papa, nominando i vescovi e consacrandoli, ALLORA È IL PAPA!

Infine, per un canonista affermare che il Diritto canonico non determina la realtà in una discussione sulla questione della validità canonica della Rinuncia è per conseguenza concedere che la Rinuncia è chiaramente e manifestamente NON CONFORME ALLA NORME DEL CANONE 332 §2! E quindi, che Bergoglio è antipapa, senza ogni pretesa legittima al papato!

Quindi la prossima volta che qualcuno ti dice che devi accettare Papa Francesco come papa “PERCHÉ ALTRIMENTI sei un peccatore o un eretico o uno scismatico”, forse dovresti rispondere così:

“Nella Chiesa cattolica solo egli è papa che è stato eletto canonicamente dopo la morte o le dimissioni canoniche dell’uomo precedente. Se uno dei più eminenti canonisti di Roma, che sostiene Papa Francesco, ha ammesso i punti in diritto secondo cui la Rinuncia non è conforme ai requisiti canonici del Codice di Diritto canonico, quindi penso di avere un DIRITTO INSINDACABILE a cagione del battesimo per rifiutare Bergoglio come papa. Perché chiaramente, se i sostenitori di Bergoglio dopo quasi 7 anni non hanno un argomento canonico che dimostra la sua pretesa è valida,  non esiste un argomento canonico! E se non c’è nessuno, perché in Cielo o in Terra, devo io accettarlo? ”

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CREDITS: L’immagine in evidenza si trova a https://www.glisfogliati.com/negozio/codice-di-diritto-canonico-testo-ufficiale-e-versione-italiana-1983/ dove si possa comprare la edizione del Codice di Diritto evidenziata in essa. Si presume fair use. ChiesaRomana.info non ha ricevuto nessun ricompensa per la raccomandazione o collegamento ipertestuale.

Papa Benedetto già ha rimproverato il progetto eretico di Bergoglio in 2008

La Sua Santità: sempre un passo avanti alla Mafia di San Gallo

Brano della sua Lettera in occasione della 35ª Congregazione Generale della Compagnia di Gesù, 10 Gennaio 2008

Perché ciò avvenga è indispensabile, come già ricordava l’amato Giovanni Paolo II ai partecipanti alla 34ª Congregazione Generale, che la vita dei membri della Compagnia di Gesù, come pure la loro ricerca dottrinale, siano sempre animate da un vero spirito di fede e di comunione in “docile sintonia con le indicazioni del Magistero” (Insegnamenti, vol. I, pp. 25-32). Auspico vivamente che la presente Congregazione riaffermi con chiarezza l’autentico carisma del Fondatore per incoraggiare tutti i Gesuiti a promuovere la vera e sana dottrina cattolica. Da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ho avuto modo di apprezzare la valida collaborazione di Consultori ed esperti Gesuiti, i quali, in piena fedeltà al loro carisma, hanno contribuito in maniera considerevole alla fedele promozione e recezione del Magistero. Certo non è questo un impegno semplice, specialmente quando si è chiamati ad annunciare il Vangelo in contesti sociali e culturali molto diversi e ci si deve confrontare con mentalità differenti. Apprezzo pertanto sinceramente tale fatica posta al servizio di Cristo, fatica che è fruttuosa per il vero bene delle anime nella misura in cui ci si lascia guidare dallo Spirito Santo, e si rimane docili agli insegnamenti del Magistero, riferendosi a quei principi chiave della vocazione ecclesiale del teologo delineati nell’Istruzione Donum veritatis.

L’opera evangelizzatrice della Chiesa conta pertanto molto sulla responsabilità formativa che la Compagnia ha nel campo della teologia, della spiritualità e della missione. E, proprio per offrire all’intera Compagnia di Gesù un chiaro orientamento che sia sostegno per una generosa e fedele dedizione apostolica, potrebbe risultare quanto mai utile che la Congregazione Generale riaffermi, nello spirito di sant’Ignazio, la propria totale adesione alla dottrina cattolica, in particolare su punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla cultura secolare, come, ad esempio, il rapporto fra Cristo e le religioni, taluni aspetti della teologia della liberazione e vari punti della morale sessuale, soprattutto per quel che riguarda l’indissolubilità del matrimonio e la pastorale delle persone omosessuali.

Nota bene: In questo testo la Redazione di ChiesaRomana.info ha aggiunto il stilo grassetto che non si trova nell’originale.

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CREDITS: Testo della Lettera papale citato dal Vaticano.va. L’immagine in evidenza si trova a http://www.riminitoday.it/cronaca/nuovo-papa-francesco-bergoglio-vescovo-rimini-francesco-lambiasi.html senza indicazioni di proprietà intellettuale. Si presume fair use per tutti due.