#NOBLASFEMIA – Castel S. Angelo, 7 Febbraio

Per informazioni inviare e mail: noblasfemia@gmail.com

#NOBLASFEMIA

RIPARIAMO ALLE OFFESE
A GESU’ E MARIA

Venerdì 7 febbraio 2020 – Castel Sant’Angelo

Alle ore 16.30 Santo Rosario

in riparazione degli oltraggi ai sacri cuori di Gesù e di Maria Ci rivolgiamo a tutti i cattolici indignati dalle numerose offese – in molti casi vere e proprie bestemmie – arrecate di recente alle Santissime figure di Gesù e di Maria. Il Santo Natale appena trascorso è stato caratterizzato da un attacco senza precedenti ai dogmi della nostra fede cattolica che non ci può lasciare insensibili. L’atteggiamento di ostilità nei confronti dei simboli cristiani è andato dispiegandosi in varie forme

• l’identificazione della persona di Gesù Cristo, per finalità politiche e ideologiche, con i gay, i pedofili, le “sardine”, gli immigrati…;

• la riproposizione di sofisticate (e già condannate come eretiche) interpretazioni dei testi scritturistici volte a mettere in discussione la natura divina di Gesù;

• il rifiuto del dogma della verginità perpetua di Maria Santissima attraverso una rappresentazione, blasfema, oscena e falsa della natività di nostro Signore Gesù Cristo;

• la negazione del ruolo della Madonna come Corredentrice e il tentativo di ridurne la figura a donna comune;

• la demonizzazione dei presepi e il tentativo di estrometterli dai luoghi pubblici in nome di un laicismo distruttivo e corrosivo delle nostre tradizioni;

• la profanazione dei luoghi di culto, sia attraverso atti vandalici (decapitazione di statue di Gesù e della Madonna…) sia attraverso cerimonie blasfeme (banchetti e concerti in chiesa…). Di fronte a questo crescendo di azioni blasfeme e ingiuriose, nel silenzio complice dei media e di coloro che sono preposti a difendere la fede cattolica rivolgiamo un Appello… APPELLO a tutti gli uomini e le donne che come noi si sentono offesi da quanto accaduto a partecipare con noi il 7 febbraio 2020 a un pomeriggio di preghiera che si terrà nei pressi del Vaticano per testimoniare:

• la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Unico Dio insieme al Padre e allo Spirito Santo;

• la presenza reale del corpo e del sangue di Gesù Cristo nel Santo sacrificio della Messa;

• l’inviolabilità della Parola trasmessa dagli Apostoli;

• la maternità divina di Maria sempre Vergine;

• l’Immacolata Concezione della Madre di Dio;

• l’intercessione della Madre di Dio quale Mediatrice, Avvocata, Corredentrice e Aiuto dei cristiani;

• l’origine divina della Chiesa cattolica, apostolica e romana. L’appuntamento è per le ore 16.30 davanti a Castel Sant’Angelo da dove partiremo alla volta di San Pietro recitando il Rosario e portando in processione la statua di Maria Santissima.

PROGRAMMA 16,30 –Raduno dei fedeli davanti Castel Sant’Angelo 16,45 –Preghiera a San Michele Arcangelo 17,00 –Partenza per via della Conciliazione – Recita del santo Rosario 18,00 –Sosta in Piazza Papa Pio XII Consacrazione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria CHE NESSUNO OSI PIU’ OFFENDERE GESU’ E MARIA!

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La  Redazione di ChiesaRomana.info ha segnalato questo evento per il bene della Chiesa Romana. L’evento non è gestito ne associato in qualsia modo con ChiesaRomana.info

Se avete un evento di interesse per i Cattolici di Roma, lascia un messaggio al ChiesaRomana.info su qualsiasi articolo per informare la Redazione e per sollecitare la nostra attenzione.

Due domande alle quali Mons. Gänswein non vuole rispondere

di Frà Alexis Bugnolo

Oppure, come è successo che l’Arcivescovo mi ha telefonato

Il mondo ha visto due delle più scandalose usurpazioni di potere nella storia dell’umanità, e nel breve arco di sei anni, dal 2007 al 2013. Parlo dell’elezione incostituzionale di un autoproclamato cittadino keniota alla presidenza degli Stati Uniti d’America, in violazione della clausola del cittadino di nascita naturale (articolo II, sezione 1, clausola 5) e dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio a Romano Pontefice il 13 marzo 2013, in violazione del canone 359 del Codice di diritto canonico del 1983 e della legge di Giovanni Paolo II sulle elezioni papali, Universi Dominic Gregis, n. 37, che vietano entrambi l’elezione del Romano Pontefice quando non si è verificata una sede legale vacante. (Una sede vacante si verifica con la morte naturale del Papa, o con le sue dimissioni dal munus in accordo con il Canone 332 §2). — Per tutte le mie relazioni sulla rinuncia di Papa Benedetto e sul perché questo atto non gli ha fatto perdere l’Ufficio Pontificio, vedi il mio Indice alla rinuncia di Papa Benedetto.

Fu un momento struggente, quindi, per il trionfo della criminalità contro la legge, quando Barrack Obama venne in Vaticano per incontrare il cardinale Bergoglio il 27 marzo 2014. E in mezzo c’era padre Georg Gänswein, alla mano destra di Obama (Foto cura della Casa Bianca).

Ma i piani degli uomini non possono essere nascosti a Dio, né possono essere a lungo nascosti ai fedeli di Dio, mossi come sono dallo Spirito di Verità che rivela segreti nascosti.

Ispirati da questo Spirito, molti fedeli cattolici hanno espresso preoccupazioni, critiche, obiezioni e avvertimenti sugli strani avvenimenti del febbraio 2013, quando Benedetto ha rilasciato una dichiarazione nel Concistoro dell’11 febbraio di quell’anno – chiamato a canonizzare i Martiri di Otranto, massacrati in massa dalle forze turche nel XVI secolo – che è stata pubblicizzata come una rinuncia al papato, anche se non era nulla del genere.

Presente in quel giorno anche Mons. Georg Gänswein, ormai Arcivescovo titolare di Urbs Salvia.

Mons. Gänswein è stato visto quale fedele e devoto segretario personale di Mons. Joseph Ratzinger per più di 35 anni. Ratzinger lo ha visto per la prima volta prendendo un caffè al Collegium tedesco in Vaticano negli anni Ottanta e gli chiese se voleva essere il suo segretario, visto che aveva bisogno di qualcuno che parlasse correntemente il tedesco e l’italiano.  Inoltre, Mons.  Gänswein ha un dottorato in Diritto canonico.

Per questi motivi ho a lungo confidato a Mons. Gänswein di dire la verità, anche se, dopo il suo discorso all’Università Gregoriana nel 2016, quando ha detto chiaramente che Benedetto XVI occupava ancora l’ufficio petrino e condivideva ancora il munus e il ministero petrino, ho scosso la testa, perché mi sembra una cosa del tutto folle da dire, visto che all’epoca operavo ancora sotto la falsa notizia diffusa il giorno, che Benedetto aveva dato le dimissioni dal papato.

Ma negli ultimi 18 mesi, con intense ricerche e indagini, sono arrivato a concordare con Mons. Gänswein su questi stessi punti, perché l’effetto della rinuncia al solo ministero petrino, è che Benedetto conserva ancora il munus petrino e l’ufficio papale, e quindi, in virtù di questi, anche il ministero petrino e il potere di governo, che lui pensi di avere o meno, e che chiunque altro pensi di avere, o meno.

Le mie due lettere all’arcivescovo Gänswein

Così, a Novembre, colmo di questo senso di fiducia nell’Arcivescovo, il cui motto personale è Testimonium perhibere veritati – Testimoniare alla verità – gli ho scritto una lettera personale, in italiano, il 25, il testo della quale pubblicherò qui:

25 Novembre 2019

Mons. George Gänswein
Prefetto della Casa Pontificia
00120 Città del Vaticano

Sua Eccellenza,

Le scrivo per chiedere un incontro con Sua Eccellenza per porre fine a dubbio comune vigente nelle menti di molti cattolici che amano la Sua Santità, Papa Benedetto XVI.

Questo dubbio riguarda se Egli in dire ministero nel suo atto di 11 Febbraio 2013, ha avuto l’intento di dire muneri . Questo dubbio è vigente perché, come penso io, la Sua Santità non è stata mai chiesta in pubblico se aveva questo intento o no.

Molti sono del parere che in rinunciando al ministero la intenzione di Papa Benedetto XVI era a ritenere il munus, perché Egli capisce il munus come la grazia e la vocazione che sono per sempre.

Altri sono del parere che in rinunciando al ministero la sua intenzione era la rinuncia al papato, ma non avendo capito che il ministerium non è il munus a ragione dell’errore nella traduzione tedesca di canon 145 §1, Egli ha fatto un errore sostanziale nella rinuncia (cfr. Canone 126 e 188) perché il Canon 332 §2 costringe l’uomo che è il papa, in rinunciando, a rinunciare al munus petrinum. Essendo che come Papa non ha concesso a se stesso come Ratzinger una deroga a ragione del canon 38, la rinuncia rimane viziata. Così pensano.

Per questi motivi, e perché ho scritto intensamente su questo argomento a

ppbxvi.org
ChiesaRomana.info
E il mio blog at fromrome.wordpress.com

ritengo che un incontro con la Sua Eccelenza aiuterà tutti a capire meglio che è successo.

Non sono giornalista. Sono consecrato secondo la Regola bullata di San Francesco che mi costringe nel suo precetto secondo a sostenere il papato.

Volendo solamente di conoscere la verità, e dimorando per adesso a Roma, solo 10 minuti a piedi dal Vaticano, sono disponibile a venire a qualsiasi momento per incontrarLa in qualsiasi luogo.

In San Francesco,

Frà Alexis Bugnolo

Non avendo ricevuto risposta, il 9 gennaio ho inviato un’altra lettera all’Arcivescovo, presso la Posta Vaticana. Quella lettera ha ricevuto una risposta telefonica. Ecco la originale che era anche in italiano:

Mons. George Gänswein
Prefetto della Casa Pontificia
00120 Città del Vaticano

Sua Eccellenza,

Auguri per il settimo anniversario della Sua consacrazione episcopale per le mani di Papa Bendetto! E grazie per tutto che Lei fa per il Santo Padre!

Scrivo per qualche motivo.

Primo, per farLa ricordare il mio richiesto per avere un incontro con le Sua Eccellenza per capire meglio se il Santo Padre ha voluto di rinunciare al munus petrinum o se ha mai detto che ha voluto di rinunciare al munus petrinum, come ho chiesto nella mia lettera del 25 Novembre.

Ho fatto quello richiesto per il bene della Chiesa, perché capisco che la vera pastoralità che salva le anime si stabilisce sulla verità, non sul sentito dire.

Quindi, Le prego di concedermi un incontro per risolvere i dubbi di milioni di Cattolici sulla Rinuncia.

Secondo, Le scrivo per informarLa che il 19 di Dicembre ho fondato una Lega di Preghiera per Papa Benedetto XVI. Già cattolici in tutto il mondo sono iscritto, tramite i 7 blog che diffondano le notizie.

Per una spiegazione in Italiano
https://www.chiesaromana.info/index.php/2019/12/19/la-lega-di-preghiera-per-papa-benedetto-xvi/

Per la spiegazione in Inglese:
https://fromrome.wordpress.com/2019/12/19/join-the-league-of-prayer-for-pope-benedict-xvi/

Dove si elencano tutti i blog partecipanti nel mondo inglese, italiano, spagnolo e francese.

Ho fondato questa Lega per i motivi descritti nei articoli e per condividere la grazia che il Signore mi ha dato il giorno Papa Giovanni Paolo II fu attaccato nella Piazza di San Pietro anni fa, per pregare ogni giorno per il Santo Padre.

In fine, avendo avuto la cura della mamma nei anni ultimi della sua vita (è deceduta il 2 Novembre 2018 per la demenza sotto-corticale, si chiama Doris) ho imparato bene che si deve dare nutrimento più ricco agli anziani. Raccomando più proteina Nel documentario della Televisione di Bavaria l’immagini del Santo Padre sembrano mostrare che ha perso tanto peso recentemente, e quindi ho premure per la salute di lui. Anche, essendo che il mio nonno materno messinese fu barbiere tutta la sua vita, voglio menzionare che se il Santo Padre ha bisogna di un barbiere per i suoi capelli sono disposto per fare una offerta per il salario di esso.

In San Francesco,

Frà Alexis Bugnolo

Inoltre, se il Santo Padre Benedetto ha bisogno di qualsiasi cosa, mi dice.

In entrambe le lettere, alla fine, ho incluso le informazioni di contatto. Il mio indirizzo e-mail e il mio numero di telefono. Non pensavo che avrei mai ricevuto una risposta alla mia seconda lettera. Ma l’ho avuta, ed è arrivata per telefono alle 10:43 del mattino di sabato 11 gennaio 2020.

L’arcivescovo Gänswein mi fa una telefonata

Anche se ho perso la chiamata, l’arcivescovo è stato così gentile da lasciare un messaggio sulla mia segreteria telefonica. Non posso condividere con voi la registrazione della chiamata, né darvi una trascrizione del suo contenuto, perché ciò è impedito dalle leggi sulla privacy in certe nazioni. Tuttavia, posso descrivere con parole mie, ciò che ho capito dal messaggio lasciato. E lo faccio poiché rivela il perché i Cardinali e i Vescovi non devono confidare a nessuno mediatore con Papa Benedetto XVI ma devono per forza andare da lui e parlare con lui in persona.

Ho studiato musica da giovane, e quindi ho un orecchio attento ai toni musicali. La voce umana anche ha un suo tono, e sia che parli in pubblico o in privato, al telefono o davanti a un pubblico, è lo stesso tono. Per questo posso dire che la voce è quella dell’Arcivescovo. La voce si identifica anche come tale.

I miei contatti italiani mi dicono che è chiaramente la voce di un tedesco, ma uno che parla italiano da tempo. Credo che la voce stia soffrendo un po dell’influenza che sta colpendo tutti a Roma in questo momento. Perciò esorto tutti a pregare per la salute dell’Arcivescovo, del corpo e dell’anima.

Tuttavia, purtroppo, la prima cosa che fa la voce è provarmi con il gaslighting.

Il gaslighting è un termine tecnico per un trucco di persuasione mentale usato di solito dai tiranni o dai manipolatori o anche dai pedofili, per cui chi è nella posizione di potere dica a chi è un soggetto come si deva vedere la realtà. Di solito è accompagnata da insulti o deprezzamenti che rendono la persona soggetta incline a dubitare della propria comprensione della realtà. Se l’arcivescovo sapesse qualcosa di me, saprebbe che questo trucco funziona solo con le menti deboli che cercano l’affermazione del potere, che non sono affatto io. Il commento fatto ha anche cercato di caratterizzare l’intera mia lettera in una tale luce, che è davvero difficile da giustificare anche se si pensa che Benedetto non è ancora il papa, perché la mia lettera riguardava molto più di questo.

Per me, il gaslighting era del tutto fuori luogo, e persino crudele. Rimango scioccato dal fatto che la voce di un arcivescovo sia così poco caritatevole.

La seconda cosa che la voce fa è denunciare il mio lavoro di indagine sulla Rinuncia. Dice in diverse parole che ho torto e mi sbaglio. Questo è un commento notevole, perché chiunque abbia visto gli URL nelle mie lettere saprebbe che sono molto scrupoloso e sostiene tutto quello che dico con i fatti. Non interpreto i fatti, lascio che parlino da soli. E poi la voce esige che io interrompa il mio lavoro di indagine sulla Rinuncia.

Essendo che ho paura di Dio solo, vi posso assicurare che una tale richiesta avrà l’effetto opposto.

La terza cosa che la voce fa, per quanto mi risulta, è chiedere che io e tutti nella Lega smettiamo di pregare per Papa Benedetto. La voce chiede che io preghi per Papa Francesco. Sembra negare che Benedetto sia un papa o il papa.

E ciò che è più notevole, è ciò che non viene detto dalla voce. La voce non dice di agire per il lascito di Papa Benedetto.

La voce è chiaramente di un uomo che agisce per terrore, imprudenza, fretta. Si può sentire la rabbia e il terrore. C’è anche un errore grammaticale nell’italiano usato. Dai registri del mio blog, posso dire con confidenza che l’arcivescovo ha guardato almeno 5 post prima che arrivasse la telefonata. Stava navigando sul mio blog usando una VPN che si mascherava come se fosse in UE e non in Vaticano. (Questa è una pratica standard in Vaticano ora, dopo le incursioni informatiche effettuate dalla gendarmeria vaticana a settembre). Non c’erano rumori di fondo. Si può sentire il colpo di una maniglia del telefono che termina la chiamata con forza.

Potrei dire mille cose su questa telefonata. Ma concludo dicendo che, a mio giudizio, è molto più facile rispondere a due domande che minacciare qualcuno al telefono. Non voglio entrare nel merito del fatto che la voce ha usato un telefono di tipo “burner phone” per fare la chiamata, cioè un telefono che non lascia traccia di quale numero è stato usato per fare la chiamata. Cosa ci fa un arcivescovo con un telefono del genere? Queste cose sono usate da spacciatori e mafiosi!

In futuro, vi consiglio, se volete scrivere a Papa Benedetto, di non inviare la vostra posta all’Arcivescovo. Io stesso ora considero che Benedetto è chiaramente un prigioniere, e che l’Arcivescovo dovrebbe essere considerato una guardia carceraria più che un segretario personale. Lo scopo della prigionia è questo: I suoi carcerieri non vogliono che Papa  Benedetto si incontri con il pubblico o con i Cardinali in privato, dove sia libero di esprimersi, PRECISAMENTE perché non vogliono che gli vengano poste queste 2 domande.

Io so perché. E credo che anche lei lo possa indovinare. Anche altri, migliori di me, l’hanno già indovinato, come Antonio Soci ha detto il 13 Gennaio 2020 a Aldo Maria Valli:

Ma, per quanto riguarda la rinuncia e la scelta di essere “papa emerito”, io credo che, documenti alla mano, sia ormai evidente che Benedetto XVI non intendeva rinunciare – o rinunciare totalmente – al munus petrino.

E quindi, secondo la norma di Canone 332 §2, Benedetto XVI è ancora l’unico vero Successore di San Pietro e Bergoglio non lo è stato mai.

Si prega di condividere questo articolo con tutti i Cardinali e Arcivescovi e Vescovi. Penso che sia una prova sufficiente del fatto che essi dovrebbero preoccuparsi per l’integrità di informazione su ciò che Papa Benedetto ha fatto il 11 Febbraio 2013, che era il suo intento in farlo, e che è la sua conoscenza in riguardo a tutte due domande.

Concluderò questa relazione condividendo un video dell’Arcivescovo, il 14 giugno 2017, in cui egli dice chiaramente le cose che aspettavo a sentire da lui in risposta alle mie lettere: Sono qui principalmente per condividere con tutti i presenti i saluti di Papa Benedetto XVI. (ai 0:17 nel video)

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CREDITS: L’immagine in evidenza mostra Padre Georg Gänswein accompagnando il Barrack Obama al Bergoglio, 27 marzo 2014 A. D. Scattata da un fotografo in servizio al White House, l’immagine è in dominio pubblico.

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POSTSCRIPTUM: In seguito Antonio Socci ha aperto l’argomento sull’Arcivescovo nel suo post su FB, intitolato “Retrosceno“. E Marco Tosatti pubblica commenti di un Vescovo curiale al Vaticano sullo stesso argomento.

Eminente Vaticanista: L’opposizione a Bergoglio nella Curia romana è al 100 per cento

Roma: 14 gennaio 2020: Mentre i cattolici di tutto il mondo sono sotto shock per l’apparente eclissi della Chiesa cattolica a causa delle eresie oltraggiose, delle bestemmie e degli trucchi politici di Jorge Mario Bergoglio, una parola di grande consolazione si sta per essere pubblicato su blog di From Rome, domani mattina:

L’opposizione a Bergoglio nella Curia romana è al 100%. Lo vogliono fuori!

Lo dice uno* dei famosissimi vaticanisti di Roma che ha servito nella Città Eterna per decenni. Ha una profonda e capillare rete di informatori al Vaticano e nella Curia Romana. Da tutti che lavorano là egli sente la stessa voce. Nessuno vuole l’argentino. Stanno contando i giorni!

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* Per la sua security personale la Redazione ha deciso di non nominargli.

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CREDITS: L’imagine in evidenza è stata scattata da un fotografo del White House, e quindi è in dominio pubblico

Benedetto è il papa senza ogni dubbio canonico

L’8 Gennaio 2020: Papa Benedetto è il vero unico Romano Pontefice senza ogni dubbio canonico. Quest’affermazione è la conclusione necessaria dell’argomento canonico proposto prima dall’Associazione internazionale “Veri Catholici” pubblicato il 19 Dicembre 2018 al loro sito e in traduzione italiana il 22 Dicembre 2018 qui.

Oggi, quasi un anno dopo, possiamo annunciare che lo stesso argomento canonico è stato accolto dal famoso sacerdote palermitano, Don Alessando Minutella.

Pubblicamente attaccato in un modo gravissimo per qualche anno, Don Minutella ha sofferte tanti disagi e tante calunnie per il fatto semplice che sostiene Papa Benedetto XVI come il vero unico papa. Colpito da sanzioni finte annunciate da Bergogliani usurpatori,* egli da esempio di uno dei più fedeli e coraggiosi sacerdoti della epoca moderna per opporre la mafia ecclesiastica in ogni punto e al rischio proprio. La Chiesa Romana quindi ha un grandissimo debito di gratitudine nei confronti di Padre Minutella per il ministro sacro nella verità che svolge in Cristo Nostro Signore per il nostro vero Vescovo e Papa, Benedetto XVI.

Quindi è un onore proprio per la Redazione ripubblicare il suo annuncio di oggi, per fare capire a tutti che l’argomento canonico in se stesso è oggettivamente valido e che tutti possano comprendere se hanno un mente onesta aperta alla verità.

BENEDETTO XVI E’ IL PAPA. DICIAMOLO CON FORZA. NON E’ UN CRIMINE. E CHISSA’ SE MONSIGNOR VIGANO’…
LEGGETE CON ATTENZIONE…

Di don Minutella

. . . (per il testo intero va al https://www.facebook.com/1736683333243587/posts/di-don-minutellabenedetto-xvi-e-il-papa-diciamolo-con-forza-non-e-un-crimine-e-c/2513737615538151/ )

L’indizio da cui partire, per tentare (inutilmente) di creare criteri di ragionevolezza delle argomentazioni e provare a sfondare il muro di omertà, è quello della stessa Declaratio (dichiarazione), con cui Benedetto XVI ha rinunciato all’esercizio del ministero. Tale dichiarazione, risalente a quell’indimenticabile 11 febbraio 2013, conclusosi con il fulmine sulla cupola di san Pietro, è accompagnato da non pochi e vistosi indizi che lasciano aperta la questione, già da subito, circa la validità, persino formale, delle dimissioni.

Ora, a riguardo dell’ipotesi dell’invalidità delle dimissioni del papa, quanti tra i cattolici la sostengono, sono per questo condannati dal diritto canonico? La risposta è no, e dunque non è peccato dubitare, quando le prove sono ragionevoli, che le dimissioni restino invalide.

Diversi studiosi hanno avanzato non pochi ragionevoli dubbi circa la validità formale della stessa Declaratio.

Pronunciata in latino, scritta dallo stesso Benedetto XVI, riportata poi dagli organi di stampa vaticana con dei cambiamenti, la Declaratio nella sua parte più importante recita così: “quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare”. La traduzione è la seguente: “per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005”.

Dunque, Benedetto XVI rinunciava soltanto al ministero, non al cosiddetto munus petrino. Il munus, infatti, è incedibile, perché Nostro Signore ha voluto consegnarlo alla singola persona di Pietro e in lui ad ogni legittimo e valido successore. Il munus è ad Petri personam, cioè investe la persona stessa del papa che salvo casi rarissimi non può che assumerlo fino alla morte. Il papa ha consegnato soltanto il ministero, perché pressato dai poteri forti e perché ancora consapevole che era giunto il tempo dell’attuazione del Terzo Segreto di Fatima da lui per anni approfondito. Il trono petrino andava ora consegnato, per un tempo noto solo a Dio, ai nemici della Chiesa, ma il munus, e cioè quindi le chiavi, il papa lo portava con sé. E così egli portava con sé anche la vera Chiesa cattolica. Solo una mente acuta e nobile, capace come poche altre di stare di fronte a Dio e a sé stessa, poteva azzardare una simile mossa che in effetti non smette di imbarazzare e confondere le mosse altrimenti occulte della falsa chiesa e del falso papa.

Benedetto XVI sapeva certamente che cosa prescrive il canone 332 §2 per la validità delle dimissioni del papa: “si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur”. Dunque il requisito è che il papa rinunzi al munus (muneri suo renuntiet), ma Benedetto XVI nella Declaratio non rinuncia affatto al munus. Alcuni hanno sostenuto allora che il ministerium va supposto e compreso quale munus, ma il canone 17 ricorda che quando è in dubbio l’interpretazione della legge, si deve ricorrere ad altre parti della legge stessa: “Le leggi ecclesiastiche sono da intendersi secondo il significato proprio delle parole considerato nel testo e nel contesto; che se rimanessero dubbie e oscure, si deve ricorrere ai luoghi paralleli, se ce ne sono, al fine e alle circostanze della legge e all’intendimento del legislatore”. Il codice dunque non autorizza in nessuna parte che il ministerium corrisponda al munus. Il canone 145 § 1 definisce ogni ufficio ecclesiastico quale munus, non ministerium, pertanto tutti i cattolici devono, se non riconoscere a norma del diritto l’invalidità delle dimissioni, almeno dubitarne.

Ora, siccome il munus petrinum non è condivisibile con altri, ciò significa che l’elezione di un altro papa è contraria alla legge divina e alla legge canonica. Badate bene: nel testo della Declaratio il papa non ha ordinato espressamente che venisse convocato un Conclave.
Finora una potente regia, mossa da una macchina del potere nascosta, è riuscita a ghettizzare le voci profetiche. Padre Malachi Martin o padre Gruner, per fare solo due nomi, sono morti pressoché nell’indifferenza generale. Eppure dicevano cose vere, e per questo scomode.

Sarà così anche per noi? La nostra battaglia in difesa di papa Benedetto quale esito avrà? Saremo anche noi destinati al fallimento?

No!

Ce lo assicura la Santa Vergine che, nelle apparizioni in Equador, riconosciute dalla Chiesa, e avvenute nel diciassettesimo secolo, anticipavano i tempi di prova che stiamo vivendo, con l’assalto finale della massoneria al trono di Pietro. La Madonna dirà: “quando la malvagità sarà trionfante, sarà giunta la mia ora, in cui io, in maniera meravigliosa, detronizzerò il superbo e maledetto satana, ponendolo sotto il mio piede e incatenandolo nell’abisso infernale, liberando così finalmente la Chiesa”.

La Madonna ha parlato anche di un prelato che, forte e coraggioso, prenderà in mano le sorti della Chiesa e che “ristorerà lo spirito dei suoi sacerdoti. Il Mio Santissimo Figlio e io ameremo questo figlio privilegiato con un amore di predilezione, e noi gli faremo dono di rare capacità: umiltà di cuore, docilità alla divina ispirazione, forza per difendere i diritti della Chiesa, e di un cuore tenero e compassionevole, cosicché, come un altro Cristo, egli assisterà i grandi e i piccoli, senza disdegnare le anime più sfortunate che gli chiederanno un po’ di luce e di consiglio nei loro dubbi e sofferenze. Con divina soavità, egli guiderà le anime consacrate al servizio di Dio nei conventi, alleggerendo il giogo del Signore il quale ha detto: ‘il mio giogo è dolce, e il mio carico leggero’. Le bilance del Santuario saranno poste nelle sue mani, in modo che tutto sia pesato con dovuta misura e Dio sarà glorificato”.

Chissà, forse è venuto il momento di intravedere questo prelato.

E se fosse monsignor Viganò il prescelto?

Noi siamo qui. In unione con Benedetto XVI.

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* Notiamo che secondo il Codice di Diritto canonico di 1983, per la Chiesa di Rito Latino, una scomunica non possa essere annunciata o imposta da un scismatico o da un usurpatore. Ma essendo che Papa Benedetto non ha mai nominato il Padre Lorefice, sacerdote della Diocesi di Noto, come Arcivescovo di Palermo, il Padre Lorefice non ha nessun diritto di scomunicare nessuno, ma in fatti, al contrario, Padre Lorefice – se con la sua conoscenza o non con la sua conoscenza – ha ricevuto consacrazione episcopale senza mandato pontificio e quindi è stato scomunicato latae sententiae dallo stesso canone che puniva il Arcivescovo Lefebvre nel 1988. In più, l’annuncio di scomunica che emanava dalla Curia Romana contro il Don Minutella è anche invalida per mancanza di delega pontificia da Papa Benedetto, perché essendo Papa Benedetto ha rinunciato al ministero nel Feb. 2013 e essendo che i Cardinali non hanno chiesto lui mai per il suo consenso in forma canonica per le loro attività dopo il Feb 28, 2013, tutto che essi fanno è senza delega pontificia secondo la norma della legge.

Quindi, Don Minutella non è stato scomunicato? No, in nessuno senso legittimo. Quindi, è ancora parroco della sua parrocchia a Palermo? Sì, secondo la norma della legge non ha perso il suo munus come parroco.

Qui, si devo notare che il consenso tacito non è valido quando il quale che ha il potere non pensa di averlo più. Infatti, quando il Romano Pontefice rinuncia al ministero petrino, senza delega in forma specifica nessuna altro possa esercitar quel ministero petrino o quel potere petrino legittimamente. Questa è vera per tutti gli atti della Curia Romana dopo il 28 Febbraio 2013 fino ad oggi.  Inoltre, si deve notare che le pene ecclesiastiche in molti casi non sono imposte dalla legge per motivi di mancanza di malavoglia nel atto, quindi parliamo di pene qui secondo la norma non secondo la realtà e lasciamo al Papa Benedetto e a suoi successori legittimi la decisione di imporrle o no.

In fine, tramite l’espressione, “Padre Lorefice” non è l’intento della Redazione di negare la validità della sua consacrazione episcopale ma solo di mettere in evidenza che il suo stato canonico secondo l’ufficio è ancora come fu al tempo della Rinuncia di Papa Benedetto.

CREDITS: L’immagine in evidenza si trova sul web senza attribuzione. Si presume fair use e dominio pubblico.

Prete al Trionfale scomunica fedele leale al Papa

Roma, il 5 Gennaio, 2019: Un sacerdote belga ha scomunicato un fedele romano al Trionfale per “non essere in comunione con papa Francesco”.  Ha fatto proprio al momento in cui il fedele si è inginocchiato per ricevere il Santissimo Sacramento!

Il prete, che si dice essere il Parroco, non stava per dare comunione ma entrava la Chiesa arrabbiato per aver ricevuto nelle buste di offerta qualche oltre che soldi. Sembra un scritto piegato. Evidentemente invece di pregare la Messa egli conta i soldi appena ricevuti dopo l’offertorio.

La chiesa è sede titolare del Cardinale Joseph William Tobin, Arcivescovo di Detroit, negli Stati Uniti d’America.

Comunque, il parroco della Parrocchia Santa Maria delle Grazie al Trionfale (nome del quartiere) si identifica sul sito della parrocchia quale Don Antonio Raimondo Fois, così:

“nato nel 1969, di nazionalità belga. E’ stato ordinato sacerdote il 14/05/1995 a San Pietro in Roma. Ha assunto l’incarico di parroco della Parrocchia Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale il 01/09/2015.”

Quindi, neanche romano, neanche cittadino Italiano. Al contrario, il fedele scomunicato è cittadino italiano residente a Roma.

La parrocchia si distingue a Roma per il fatto che nel presepe natalizio suo si è stata messa una statuina bambola di Bergoglio inginocchiandosi davanti il Bambino! Una cosa pazzesca!

In riguardo alla scomunica, non è chiaro che è successo, ma per evidenziare lo scandalo, pubblichiamo qui un trascritto del testimonio del fedele punito improvvisamente al momento di comunione.

Sono stato alla messa delle 9 del mattino nella parrocchia di Santa Maria della Grazie al Trionfale, a circa 500 metri a nord delle mura vaticane, quando un prete con la tonaca nera si avvicinava alla linea della comunione dove mi trovavo, e mentre mi inginocchiavo, scosse il pugno contro di me gridando: “Hai scritto questo? Non puoi ricevere la comunione qui, perché rifiuti Papa Francesco! — Ero completamente scioccata e costernata. Urlava come un pazzo che si chinava verso di me, mentre io restavo in ginocchio davanti al sacerdote che distribuiva. Gli dissi: “Accetto il Papa. Sono cattolico.” Lui ha insistito che non ricevessi. Mi alzai e chiesi: Chi sei tu? Mi disse che era il parroco. Gli ho detto che non ha il diritto di negarmi la comunione. Disse che i suoi superiori glielo avevano ordinato. Chiesi quali superiori. Mi disse che aveva fatto una telefonata al Segretario di Stato in Vaticano (che non è il suo immediato superiore, il Vicario di Roma lo è) e che l’Assessore del Segretario di Stato gli aveva detto di rifiutarmi la comunione nella sua parrocchia. Ha detto che mi ha denunciato per distribuire l’opuscolo in mano. Non avevo gli occhiali indossi e quindi non potevo vedere se era qualcosa che avevo scritto o distribuito. Gli ho detto che avrebbe dovuto seguire il diritto canonico, se ha voglia che la sua pena di scomunica abbia forza di legge. Che doveva avvertirmi 3 volte e che doveva emettere la sua decisione per iscritto. Ha rifiutato. Gli ho detto, davanti a tutta la congregazione, che mi appello al Papa! Lui ha rifiutato lo stesso. Ho fatto notare ad alta voce che rifiutava l’autorità della Sede Apostolica se rifiutava il mio appello. Insistette nel rifiutarmi la comunione. Così ho lasciato la fila e l’ho affittata. E ordinò al sacerdote e alla suora che davano la comunione di togliere il sacramento ai fedeli. Me ne andai piangendo che mi era stato negato il Signore sacramentato senza motivo.

Che tipo di misericordia è questa? Scomunicato mediante una telefonata! Senza indagine, senza dialogo, senza osservanza delle norme canoniche per le pene. Ecco la Nuova Chiesa Bergogliana!

Domani, forse, nuove scomuniche per chi non è accordo con qualche detto del Misericordioso Argentino!

Comunque, il rifiutare di comunione con altri membri della Chiesa Cattolica è reato canonico di scisma che è punita nel Codice di Diritto canonico con la scomunica latae sententiae (canone 1364, cfr. canone 751). Sembra che il Don Fois per rigettare l’appello del fedele al Santo Padre e per negargli il Sacramento ha fatto un doppio atto di scisma con la Santa Sede e con il fedele.

L’ironia è che la Parrocchia si impegna nel anno pastorale di 2019 e 2020 ad ascoltare i bisogni della città, secondo il sito della nostra Diocesi! Dire che qualche cosa non va al Trionfale sarebbe eufemismo!

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Che vuole dire, «Essere leale al Papa»?

. . . se non ci sentiamo obbligati a conoscere chi è il vero Papa?

Ormai la voglia politica sostituisce la voglia di verità, e la dittatura di relativismo si esalta ai cieli. Quindi, abbiamo il dovere di distinguere la falsità dalla verità.

Il criterio di la verità è diverso secondo le diverse materie. In un ballottaggio la verità politica consiste nei numeri di voti. Nelle scienze empiriche la verità consiste in ciò che si può osservare e dimostrare in maniera ripetitiva. In tema di Fede la verità consiste nell’insegnamento rivelato da Dio. Ma nella questione di chi è il vero papa e chi non lo è, la verità consiste in Diritto canonico, perché la legge ecclesiastica regola chi possiede un pretesa valida e legittima e chi non la ha.

Come tutti sappiamo, non è la voglia, né la popolarità, né un sondaggio che convalidano un uomo papa. Un uomo diventa papa solamente quando è eletto in un Conclave. Ma per essere più precisi un uomo si fa papa quando ACCETTA la sua elezione canonica in un Conclave legittimo. Un Conclave legittimo è un conclave che segue la legge papale di Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, sui conclavi durante una sede vacante. (Per il testo, va al vaticano.va).

Ovviamente quindi anche se tutti i Cardinali dicono che qualcuno è il papa che non è stato eletto così, non è il papa, perché anche i Cardinali devono osservare il Diritto canonico della Chiesa Cattolica. Infatti, il Canone 359 dice espressamente che i Cardinali non hanno nessun potere di decisione quando la Sede Apostolica è vacante.

Quindi, per conoscere chi è il vero papa, non è sufficiente di riconoscere come tale chi è stato eletto in un Conclave. Ogni cattolico anche ha il dovere di verificare se c’è stata una sede vacante.  Ma ovviamente, quando un papa muore il problema non esiste perché c’è una salma.

Ma quando un Papa rinuncia? Ecco presentarsi il problema.  Infatti Papa Giovanni Paolo II ha previsto espressamente la possibilità di una rinuncia invalidante nella sua legge per i Conclavi, Universi Dominici Gregis al paragrafo 3, e al paragrafo 37 dove si ne fa una menzione indiretta.

Papa Giovanni Paolo II ha previsto anche la possibilità di una rinuncia invalidante quando ha promulgato il nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983, perché in canone 332 §2, si parla in questi termini di una rinuncia papale:

Canon 332 § 2.  Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut   renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.

Che è in italiano significa:

Canone 332 §2. Se succede che il Romano Pontefice rinunci al suo munus, per la validità si richiede che la rinuncia sia fatta liberamente e sia manifestata debitamente, ma non che sia accettata da qualsiasi.

Vediamo che in molte traduzione la parola latina munus venga tradotta come l’ufficio in ragione del fatto che il canone 145 §1 l’ufficio ecclesiastico (officium ecclesiasticum) si definisce come un munus. Questa traduzione, tuttavia, non è fedele, perché uno ufficio ecclesiastico è un dignità legale. Ma il munus petrino è una dignità soprannaturale, un dovere evangelico e un incarico concesso da Gesù stesso, a ragione per cui tutti il Diritto canonico lo definisce un ufficio ecclesiastico a norma di legge.

A questo punto è importante notare che in ogni discussione di diritto canonico, il testo latino è il presupposto del testo giuridico. Quindi, in ragione di questo Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013 ha fatto la sua dichiarazione in consistorio con i Cardinali esprimendosi in lingua latina, dicendo in prima persona (come Joseph Ratzinger):

Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse.

Una rinuncia papale è un atto giuridico speciale

Una rinuncia papale è un atto giuridico speciale. Come il Mons. Arrieta, Segretario per il Consiglio Pontificio per testi legislativi ha affermato l’11 Dicembre 2019 durante il suo incontro con Frà Alexis Bugnolo: una rinuncia papale non è soggetta alla interpretazione di nessuno, cioè nessuno nella Chiesa ha il diritto ad interpretarla. Neanche il papa. Perché se la rinuncia è valida, non è più il papa. E se non è valida, la sua interpretazione non la rende valida. “Deve essere certa in se” secondo il detto del Mons. Arrieta.

Quindi, come si vede dal testo latino della Rinuncia (qui sopra), Papa Benedetto ha rinunciato al ministerium. Quindi, non è legittima per nessuno a dire che ha rinunciato ad altro.  In particolare non si consente di dire che egli ha rinunciato al munus o all’ufficio ecclesiastico. Tale spiegazione è una interpretazione che sostituisce la parola “munus” o “ufficium” alla parola “ministerium”. Quindi, di conseguenza, Papa Benedetto è ancora papa. Non c’è stata mai una sede vacante.

La fretta e la mancanza di prudenza dei Cardinali l’11 di Febbraio quindi è stato storico e straordinario

Secondo il Mons. Arrieta, secondo la sua conoscenza, non c’è stato mai un incontro di canonisti in grado di leggere la dichiarazione papale prima che il Padre Lombardo, portavoce per Papa Benedetto, desse via libera alla Sig.ra Giovanni Chirri di ANSA di diramare un tweet annunciando la rinuncia al papato.

Ovviamente quindi nessuno nella Chiesa è obbligato a seguire il Padre Lombardi o la Sig.ra Chirri o i Cardinali nel loro errore. Infatti mediante la Fede divina siamo tutti obbligati a dare ancora la nostra lealtà a Papa Benedetto.

Papa Giovanni Paolo II ha previsto errori di questo tipo quando ha promulgato il Codice di Diritto in 1983. Perché in quel Codice Egli, come Legislatore supremo nella Chiesa, ha cambiato il canone che riguarda la rinuncia del Romano Pontefice. Poiché tanti teologi per quasi 20 anni hanno messo in discussione la possibilità di scindere il governo papale dall’ufficio papale, in vista di una condivisione della dignità papale due persona: una con l’incarico del munus e l’altra con il dovere del ministerium, Egli ha messo un freno a tale eventualità per l’avvenire aggiungendo le parole suo muneri come oggetto del verbo renuntiare (Nel Codice di 1917 il verbo non ha oggetto).  Inoltre, Papa Giovanni Paolo II ha impedito la possibilità di rinunciare ad altro, tramite il canone 188, che dichiara ogni rinuncia viziata da tale errore sostanziale irritus ipso iure, cioè inesistente proprio dalla legge.

Quindi, anche se Papa Benedetto ha voluto di rinunciare solamente al ministerium e conservare il munus non poteva farlo. Inoltre, Mons. Arrieta ha affermato sempre nell’incontro con Frà Alexis Bugnolo, che sarebbe contrario al diritto divino il fatto che il papato sia condivisa tra due persone.

UN OBBLIGO DIVINO PER TUTTI

Tutti nella Chiesa sono obbligati a seguire il vero Papa. Un uomo eletto in un Conclave indetto durante la vita di un papa eletto canonicamente è ovviamente non il papa. Il Canone 359 espressamente vieta i Cardinali di eleggere un altro papa durante la vita del Papa regnante. Il Papa regnante ovviamente è ancora il Papa regnante fintanto che non rinuncia al munus secondo la norma di Canone 332 §2.

Se il Clero in fretta ha obbedito a una giornalista o a un portavoce che non erano periti nella materia di Diritto, questa non obbliga in niente.  Se i Cardinali in fretta e senza giusta discrezione hanno presunto la rinuncia come una rinuncia al papato, questa non obbliga in niente. Anche se Papa Benedetto con la sua età pensa di aver rinunciato al potere o all’ufficio del papato, ma non ha fatto una rinuncia al munus, oppure non ancora vuole rinunciare al munus, perché vuole ancora avere la dignità pontificia, questa non obbliga in niente, perché neanche il Papa ha autorità sopra l’ufficio papale. Solo Cristo il suo creatore la può avere. Quindi neanche l’intento di Papa Benedetto espresso nell’Atto (per fare vacante la sede o per convocare un conclave) può sanare l’errore di non rinunciare al munus.

Che facciamo ora?

Dobbiamo insistere con i nostri parroci perché smettano di nominare l’uomo che non ha il munus petrino nel Canone della Messa e ritornare a nominare Papa Benedetto. Ciascun sacerdote doveva fare ricorso al canone 41 che gli da l’autorità di leggere il testo della Rinuncia e dichiarare la Rinuncia un atto nullo.

Dobbiamo batterci poi perché i Cardinali riconoscano il loro errore e ritornino alla lealtà per Papa Benedetto XVI.  Infine dobbiamo insistere perché l’Arcivescovo Cardinale di Buenos Aires ritorni a casa in Argentina.

Questo è il dovere solenne di tutti i Cattolici Romani. Non possiamo fare altro se vogliamo arrivare in Cielo, perché obbedire ad un antipapa è il più grave peccato di disobbedienza possibile nella Chiesa terrena.

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La Lega di preghiera per Papa Benedetto XVI

Ci sono molte iniziative di preghiera in giro, che sono di origine puramente umana. Ma quando preghiamo, dovremmo farlo per motivi soprannaturali e soprattutto quando richiesto dal Cielo.

Una delle più importanti iniziative di preghiera nella storia cattolica è la Richiesta di pregare molto per il Santo Padre. Questa richiesta viene da niente meno che dai Santi ragazzi di Fatima, che ci hanno esortato non solo a pregare molto per i peccatori, ma anche a pregare molto per il Santo Padre.

Questa richiesta di preghiera per il Santo Padre viene da Suor Lucia e da Giacinta, che, mostrando le gravi difficoltà della Chiesa, ha parlato della necessità di pregare per il Santo Padre per due motivi:  Perché possa compiere la Consacrazione in Russia richiesta da Nostro Signore; e perché sopporti la persecuzione che un giorno subirà da coloro che lo circondano.

Per quanto riguarda la prima ragione, Lucia fa questa dichiarazione nelle sue Memorie, p. 414, in riguardo alla richiesta della Madonna al Papa per consacrare la Russia al Suo Cuore Immacolato:

“Il Santo Padre! Pregate molto per il Santo Padre! Lo farà, ma sarà tardi. Tuttavia, il Cuore Immacolato di Maria salverà la Russia, che gli è stata affidata””.

Il Monastero vaticano, Mater Ecclesiae, residenza di Papa Benedetto XVI

Le due visioni di Giacinta

Per quanto riguarda la seconda ragione, Giacinta invita a pregare per il Santo Padre, dopo aver visto DUE gli eventi che si stanno svolgendo nella Chiesa (Fonte), che parla di quello che Suor Lucia ha scritto nella sua terza Memoria:

Inoltre, nella sua terza memoria, ci racconta di due episodi in cui Giacinta ha visto visioni di un futuro Papa, e anche questi riguardano il segreto.

Un giorno, mentre erano vicino al pozzo a casa di Lucia, Giacinta le chiese se aveva visto il Santo Padre. Quando Lucia rispose: “No”, disse Giacinta: “Non so com’era, ma ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, inginocchiato da un tavolo, con la testa sepolta nelle mani, e stava piangendo. Fuori dalla casa, c’erano molte persone. Alcune di loro lanciavano pietre; altre lo maledicevano e lo maledicevano con un cattivo linguaggio. Povero Santo Padre, dobbiamo pregare molto per lui”.

Suor Lucia ce lo dice allora: “Un’altra volta, andammo alla grotta chiamata Lapa do Cabeço. Appena arrivati, ci siamo prostrati a terra, dicendo le preghiere che l’Angelo ci aveva insegnato. Dopo qualche tempo, Giacinta si alzò e mi chiamò: “Non vedi tutte quelle strade, strade e campi pieni di gente che piange di fame e non ha niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa che prega davanti al Cuore Immacolato di Maria? E così tante persone che pregano con lui? Qualche giorno dopo, mi ha chiesto: “Posso dire che ho visto il Santo Padre e tutte quelle persone? No, non vedi che questo fa parte del segreto? Se lo fai, lo scopriranno subito”. ”

Lasciaci Rispondere!

Molti autori ritengono che questa PRIMA visione di Giacinta sia una rivelazione profetica di ciò che Papa Benedetto XVI sta soffrendo dal febbraio 2013, perché in nessun momento della storia del Papato moderno il Papa ha un Papa che risiedeva in una piccola casa, ed è stato quasi universalmente deriso da quelli della Chiesa. L’immagine di una casa rivestita di pietre da coloro che la circondano, sembra anche implicare che i peggiori nemici del Santo Padre sono quelli del Vaticano che lo circonda dove attualmente vive: nel Monastero di Nostra Signora Madre della Chiesa, nel cuore dei Giardini Vaticani.

E senza dubbio, nella visione seconda, quel numero grandissimo di persone senza da mangiare sono i Cattolici di oggi che sono deprivati di pastori fedeli e soffrano sotto pastori che non tramandano la dottrina retta o la moralità retta.

Ma, la seconda visione di Giacinta sembra essere l’indicazione del Cielo su come rispondere alla Prima visione: cioè unendoci al Cuore Immacolato di Maria in preghiera con il Santo PADRE!

Facciamo questo invito di Giacinta il nostro motivo principale per la preghiera, essendo che la Chiesa Cattolica ha grandissimo bisogno che Papa Benedetto ritorna al suo Ministero petrino!

Cerchiamo di essere “così tante persone” che pregano con il Santo Padre “davanti al Cuore Immacolato di Maria”!

Scegliete il tipo di preghiera che volete, ma PREGA, PREGA, PREGA!

QUESTA INIZIATIVA E’ LA LEGA DI PREGHIERA per il Santo Padre. Spargi la parola e recluta altri per offrire:

    1. Preghiere quotidiane.
    2. Comuni e confessioni degne.
    3. Atti di penitenza e sacrifici.
    4. Il digiuno e l’astinenza.
    5. Elemosina per i poveri.
    6. La Recita del Rosario della Beata Vergine Maria.
    7. Atti di Consacrazione al Cuore Immacolato di Nostra Signora,  personale o in gruppo, parrocchie, diocesi, ecc.

Mons. Arrieta e Frà Bugnolo parlano sulla Rinuncia di Papa Benedetto

di Frà Alexis Bugnolo

Scrivo questo post per ringraziare pubblicamente il Mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Vescovo titolare di Civitate, nominato da Sua Santità Papa Benedetto XVI segretario del Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi.

L’ho incontrato l’11 Dicembre, 2019 alle 9.45. L’incontro è durato circa 75 minuti. Non ho registrato l’incontro, ma voglio condividere con tutti ciò che ricordo di esso, per la sua grande importanza per la vita della Chiesa cattolica.

Ho iniziato dicendo che ero venuto a discutere l’interpretazione del diritto (interpretatio iuris) o più precisamente il diritto di interpretare atti canonici (ius interpretandi). Il vescovo Arrieta è un esperto in questa materia, avendo prestato servizio come professore di diritto canonico dal 1984 presso la Pontificia Università di Santa Croce, e dal 2003 al 2008 alla Presidenza dell’Istituto di diritto canonico “San Pio X” a Venezia, e come canonista della Penitenzieria Apostolica. Dal febbraio 2007 è stato al Pontificio Consiglio come Segretario del Pontificio Consiglio. Questo titolo non significa che egli è segretario, ma piuttosto, per così dire, vicepresidente del Consiglio.

Voglio sottolineare la dolcezza e il comportamento nobile del Vescovo, che non ha mai usato i ad hominem, non ha mai perso la pazienza e si è mostrato disponibile a discutere le questioni più impolitiche nella Chiesa dal punto di vista del diritto canonico.

Ho iniziato le mie domande con una prefazione, e con il permesso del Vescovo gli ho letto tutto il mio articolo, intitolato ¡Viva Guadalajara!

Durante la lettura, il Vescovo non poteva nascondere il suo divertimento di fronte alla storia fittizia, ma quando mi sono mosso verso i miei commenti su come questa storia si applica non solo ai primi momenti di un papato, ma anche all’ultimo, cioè ad una rinuncia papale, il divertimento sul suo volto è scomparso istantaneamente. – Tuttavia, continuò ad essere educato.

Mi ha confermato i seguenti fatti:

  1. A sua conoscenza, nel febbraio del 2013 non ci sono stati incontri di canonisti che hanno discusso la validità dell’Atto di rinuncia, né se una rinuncia del ministerium ha effettuato una rinuncia al munus.
  2. A sua conoscenza, papa Benedetto XVI non ha mai spiegato a nessun cardinale o canonista in privato se il suo atto ha effettuato una rinuncia al munus petrino o all’ufficio papale.
  3. A sua conoscenza, nessun atto di interpretazione della rinuncia è mai stato promulgato da papa Benedetto XVI.
  4. Mons. Arrieta ha ammesso che gli sono state poste domande sulla rinuncia, l’11 febbraio 2013, ma nessuna domanda riguardava l’uso del termine ministerium invece che munus.

Mi ha confermato anche questi punti di diritto:

  1. Se qualcuno avesse sentito Papa Benedetto XVI nel febbraio del 2013 spiegare o interpretare ufficialmente il suo Atto di rinuncia come atto di rinuncia al munus, e avesse lasciato una testimonianza giurata del fatto, questo non avrebbe alcun valore giuridico. Cioè non farebbe o altererebbe il significato se non lo fosse.
  2. Un atto di rinuncia papale non è soggetto all’interpretazione di nessuno nella Chiesa. Cioè, nessuno ha il diritto di interpretarlo.
  3. Un atto di rinuncia papale, quindi, deve essere certo di per sé. Se non è certo, non è valido.
  4. Non c’è un canone nel Codice di Diritto Canonico che prevede il termine ministerium di un ufficio ecclesiastico.
  5. Ciò che Arcivescovo Ganswein ha detto all’Università Gregoriana – Mons. Arrieta ha ammesso di non aver letto il testo di Ganswein per intero o nell’originale – è impossibile, perché l’Ufficio Pontificio è teologicamente incapace di essere tenuto da più di un uomo alla volta.
  6. È canonicamente impossibile che due persone trattengano l’ufficio papale contemporaneamente.
  7. La Curia romana partecipa al Ministerium petrinum, ma non al Munus petrinum.
  8. Può esserci un solo papa.
  9. Il Papa è soggetto alla legge divina e non può condividere il suo ufficio.
  10. Il Canone 1331 §2, n. 4 permette ad una persona scomunicata di avere un ministero nella Chiesa, ma che c’è una riforma del Codice Penale nelle opere e che questo è qualcosa che verrà affrontato.
  11. Il Canone 332 §2 richiede una rinuncia verbale, non una rinuncia che è significata dai gesti o dopo le dichiarazioni di fatto.
  12. Il principio teologico e giuridico supremo per l’interpretazione degli atti canonici è l’insegnamento di Gesù Cristo, dove diceva: “Che il tuo sì sia sì, e il tuo no, no, qualsiasi altra cosa viene dal diavolo” (Mt 5,37).

Ora, il vescovo Arrieta non era d’accordo con me in tutto. Mi ha detto chiaramente che egli sostiene le seguenti posizioni:

  1. La rinuncia di papa Benedetto era certa e chiara.
  2. La rinuncia significava chiaramente la rinuncia all’ufficio del papato.
  3. È moralmente impossibile a giudizio del vescovo Arrieta, in base alla sua conoscenza dell’uomo, Ratzinger, che papa Benedetto intendeva ingannare chiunque fingendo di dimettersi da una cosa invece dell’altra.
  4. Il Canone 332 §2, per quanto riguarda i requisiti di libertà e di debita manifestazione, non parla di una rinuncia al munus.
  5. La necessità in una rinuncia papale è una rinuncia all’ufficio papale, non al munus petrino, che è un termine canonico che non riflette adeguatamente la realtà teologica.
  6. Nel Codice di diritto canonico non c’è una chiara distinzione tra munus e ministerium.

Riguardo a questa quarta posizione del Vescovo, devo dire che ho cercato di ottenere una parola a margine per obiettare a tale affermazione palesemente falsa, come se le condizioni di validità di un atto di rinuncia al munus riguardassero solo l’atto di rinuncia e non l’oggetto cui si deve rinunciare. Credo che il Vescovo l’abbia appena detto per disperazione perché è logicamente assurdo in faccia, perché non si può leggere una parte di una frase nel canone che riguarda le condizioni di validità e ignorare ciò che è stato detto al inizio del canone come condizione fondamentale per il verificarsi o il discernimento del verificarsi dell’atto in questione!

Quanto alla quinta posizione, non sono d’accordo, perché Papa Giovanni Paolo II, Vicario di Cristo, promulgando il Codice ha imposto a tutta la Chiesa l’obbligo canonico di comprenderlo secondo il Canone 17, non come difettoso in nulla. Pertanto, un’interpretazione del canone 332 §2 che implica un difetto, non può essere autentica.

Non risponderò qui al n. 6, poiché l’ho devastantemente confutato nel recente Convegno Accademico a Roma, di cui ho pubblicato un estratto proprio su questo argomento, qui.

Ciò che mi ha lasciato insoddisfatto della nostra conversazione è che ho fatto molte domande, ma Mons. Arrieta non poteva darmi delle risposte. Ecco alcune delle mie domande, non testualmente, ma secondo il loro senso, che il Vescovo non ha risposto o non ha potuto rispondere:

  1. Se è chiaro che papa Benedetto si è dimesso dal suo ufficio, può spiegarmi canonicamente come ha fatto se non ha mai menzionato una rinuncia all’ufficio o al Munus petrino?
  2. Se il Canone 41 dà ad ogni sacerdote la discrezionalità e il diritto di valutare l’Atto di rinuncia papale prima di decidere di smettere di nominare Benedetto nel Canone della messa, come Papa, perché è canonicamente sbagliato se egli esercita questa discrezione, giudicare l’atto nullo e continuare a nominare Benedetto?
  3. Se nessuno ha il diritto di interpretare l’Atto papale, come si può spiegare perché quasi tutti nella Gerarchia ritengono che Papa Benedetto abbia operato una rinuncia all’Ufficio papale, se egli ha detto in nessun punto dell’Atto che “io rinuncio” all’ufficio o al munus? Non è la loro posizione un’interpretazione?
  4. Mentre sono disposto a concedere per rispetto a papa Benedetto che egli non intendeva maliziosamente ingannare, non è possibile che fosse in errore sostanziale quando si è dimesso da una cosa e non dall’altra?
  5. La nostra fedeltà a Gesù Cristo, Che si è impegnato ad osservare il diritto canonico, non ci impone di considerare quale possibile che il Papa sia in errore nel pensare di potersi rassegnare parte delle prerogative papali e mantenere il resto? o ha sbagliato nel voler biforcare il papato?
  6. I fatti storici che 1) Papa Benedetto XVI prima della sua elevazione al Papato sapeva dei desideri di molti teologi tedeschi di dividere l’ufficio papale secondo le linee del munus petrino e del ministero petrino, e 2) lo strano modo di rinunciare al ministero, ma non al munus, insieme a 3) la testimonianza di Ganswein suo segretario personale, che dovrebbe conoscere la mente del Santo Padre, non produrre la più solida testimonianza forense che il Papa ha intenzione di biforcare l’Ufficio Papale e dovrebbe essere corretto dalla Chiesa, anche se riteniamo personalmente che egli non aveva tale intenzione a titolo di supposizione e rispetto per la sua persona?

Il Vescovo ha concluso sottolineando che il mio approccio alla lettura dell’Atto di rinuncia è stato per lui strano, che non ha mai considerato questo problema prima, che non ha mai letto questa controversia, ma che gli ho dato “molto a cui pensare”.

CONCLUSIONE

La somma di quello che mons. Arrieta mi ha detto che mi porta a concludere quanto segue:

  1. L’Atto di rinuncia si presumeva fin dall’inizio come una rinuncia al Papato, senza considerare la discrepanza di rinunciare al ministerium invece che al munus, come se il Codice del 1917 fosse operativo, e non il Codice del 1983.
  2. Non c’è mai stata una riflessione canonica sul valore canonico dell’Atto di rinuncia da parte di chiunque conosciuto al vescovo Arrieta.
  3. Non ci sono argomenti canonici per la validità della rinuncia ad effettuare una perdita dell’Ufficio Pontificio, perché l’interpretazione è semplicemente una presunzione basata su un metodo estrinseco di lettura dell’atto (come ho sottolineato nel mio precedente articolo), che è il metodo di interpretazione più non autentico e più soggetto ad errori.
  4. L’opinione di nessun Cardinale o Vescovo o Sacerdote su questa materia costringe chiunque nella Chiesa ad accettarla, perché nessuno ha il diritto di dire che l’Atto papale ha un significato diverso da quello che dice espressamente.
  5. Così, la rinuncia di Papa Benedetto NON ha avuto effetto sulla perdita dell’Ufficio Pontificio. Egli rimane il Papa, il Successore di San Pietro, il Vicario di Cristo, il Sommo Pontefice e il Romano Pontefice con tutti i diritti e privilegi, tutte le prerogative e i poteri, le grazie e i carismi, PERCHE’ SE NON SI RINUNCIA AL PAPATO PER PAROLE, NON C’E’ UNA RINUNCIA AL PAPATO!*

Infine, voglio ringraziare il Vescovo per la sua pazienza. Più volte nei 75 minuti che abbiamo speso a discutere di questa questione più importante, ha osservato che aveva altri doveri, ma è rimasto comunque quando quello che ho detto era sostanziale e ha presentato una linea di argomentazione che ha ritenuto necessario per rispondere.

(Per maggiori informazioni vi raccomando la lettura della mia Quaestio Scholastica sulla controversia)

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* Per coloro che non hanno familiarità con il linguaggio tecnico, in questa controversia, il termine “papato” qui non si riferisce né al Vaticano, né allo Stato o agli Stati o Territorio Pontificio, né al governo del Vaticano, ma all’Ufficio del Romano Pontefice. E qui uso questo termine in senso linguistico, non nel senso della cosa, ma della cosa come viene chiamata. Per esempio, un marito si riferisce a sua moglie con uno dei suoi nomi propri, primo, medio, ultimo o improprio, come dolcezza, carissima ecc., oppure con un pronome da solo o seguito da una frase subordinata, come “colei che fa i piatti”. Se dice che mi sbarazzerò del lavaggio dei piatti, della pulizia del bagno, della preparazione dei pasti e del letto caldo, non ha fatto riferimento né logicamente né verbalmente alla moglie, perché le azioni che compie la moglie o gli effetti di cui è causa non sono lei, sono effetti o azioni sotto il suo potere, e nominando le azione non si indica necessariamente o determinatamente colei che è sua moglie. – Così pure, quando papa Benedetto ha rinunciato al ministero, ma non all’Ufficio Pontificio, non ha rinunciato all’Ufficio, perché non lo ha nominato, si è riferito solo a quello che potrebbe essere interpretato come il ministero che ne deriva. L’incapacità intellettuale o incapacità di riconoscere questa legge comune del linguaggio e del significato umano è al centro della ragione per cui molti pensano che Benedetto si sia dimesso dal pontificato, quando in realtà non ha fatto nulla del genere. Tuttavia, il motivo per cui ha fatto ciò che ha fatto, è oltre al punto (praeter rem), perché qualunque siano le sue motivazioni, l’atto rimane invalido, nullo.

¡Viva Guadalajara!

di Frà Alexis Bugnolo

Nel conclave dell’anno domini 2243, i Cardinali della Chiesa Romana, nel loro ballottaggio finale, eleggono uno spagnolo.

Così, secondo le regole stabilite da Papa Giovanni Paolo II, il 22 febbraio 1996, nel documento Universi Dominici Gregis, n. 87, il Cardinale Diacono, il Segretario del Collegio Cardinalizio e il Maestro di Cerimonie per le Liturgie Pontificie si rivolgono al Cardinale spagnolo e gli chiedono con queste parole solenni se accetterà la sua elezione:  Accettate la vostra elezione canonica a Sommo Pontefice?

Silenzio.

Poi il Cardinale Diacono segnala con gli occhi al Cardinale eletto, chiedendo una risposta.

Il Cardinale Eletto, sorride, poi stende entrambe le mani da una parte e forma il V segno. Con questo dice con voce chiara: ¡Viva Guadalajara!

I cardinali spagnoli della Cappella Sistina, che conoscono la giocosità del cardinale eletto, ridacchiano. Il cardinale di Barcellona si dice: “Che burlone! Ma questo non è il momento di farci ridere”.

Il segretario del Collegio dà uno sguardo severo al cardinale eletto. Non si diverte a questo tipo di leggerezza. Così si rivolge al Cardinale Diacono, che è perplesso, e sussurra: “Chiediamoglielo di nuovo”.

Così l’anziano Cardinale Diacono, si rivolge al Cardinale Eletto, e chiede di nuovo, questa volta in spagnolo: ¿Acepta su elección canónica como Sumo Pontífice?

Silenzio.

Poi, il cardinale eletto, risponde: alzando la mano destra e sinistra come prima, e facendo il segno V con ciascuno, dice: ¡Viva Guadalajara! — Questa volta con un sorriso ancora più grande sul suo volto.

A questo punto, i cardinali rompono il loro silenzio, e mormorii misti di incoscienza e costernazione.

Il Cardinale Diacono, ormai impaziente, dice al Cardinale eletto: “Non è il momento di fare battute. Si prega di rispondere alla domanda con un sì o un no”. Poi, ricomponendosi, ripete la domanda canonica, questa volta in italiano: Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?

E ancora una volta, il cardinale eletto risponde allo stesso modo.

A questo punto, i cardinali della Cappella Sistina scoppiano in piccoli gruppi di conversazione. Tutti cercano di capire cosa vuol dire dire il cardinale eletto. I cardinali spagnoli si avvicinano agli eletti e cercano di ragionare con lui. Ma non dice nulla di più. Tutto quello che fa è continuare a sorridere e alzare la mano destra e sinistra di tanto in tanto con il segno V, per la vittoria.

Così, in accordo con la Legge Pontificia sui Conclavi, UDG, n. 5, il Cardinale di Parigi chiede che il Collegio discuta e decida cosa fare, poiché la Legge Pontificia non dice nulla sul modo in cui il Cardinale Eletto deve accettare l’ufficio, sia con un Sì o No o con qualche altro segno.

Tra i cardinali sorgono due fazioni. Da una parte, una minoranza ritiene che il cardinale eletto, con le parole usate, non ha accettato la sua elezione e deve essere considerato negativo o per errore o per pazzia. Dall’altra parte, la posizione assunta è quella del Cardinale di Città del Messico, che motiva in questo modo: Non c’è modo più certo di indicare che si è accettata la dignità di un principe che rispondere in un modo che richiede ai suoi ascoltatori di accettare la sua autorità. Ora, rispondendo in questo modo, il cardinale eletto non mostra chiaramente la sua intenzione di agire come un principe? E quindi, la sua intenzione di accettare l’elezione? Non si limita a mettere alla prova la nostra lealtà? Io per primo non mancherò nella mia fedeltà al Sommo Pontefice in questo suo primo atto di ufficio!

Questa linea di ragionamento vince sulla maggioranza e i Cardinali votano così considerando il modo di dire scelto dal cardinale eletto quale “Sì, accetto”.

Il Cardinale Diacono, poi si avvicina al Cardinale Eletto e gli chiede con quale nome vuole essere conosciuto. Egli risponde: “Ignazio I”.

E gli anni passano. E non c’è nulla di controverso nel pontificato di Ignazio Ignazio I. Non da ultimo.

Tranne che per questa sola cosa.

Ogni volta che i giornalisti riescono a fargli un’intervista, e gli chiedono del momento della sua elezione a Papa, gli chiedono cosa ha detto, e lui dice: ¡Viva Guadalajara!

A circa 6 anni dal suo regno di papa, un giornalista, di nome Marco Tosatti III, volendo capire meglio questo, pone una domanda molto specifica a papa Ignazio I, durante un viaggio programmatico.

Tosatti III: So che a Vostra Santità è stata posta più volte la stessa domanda. E siamo tutti colpiti dal suo talento per l’umorismo e dalla sua allegria, unica tra i Papi. Ma il giorno della sua elezione, se posso chiederlo ancora una volta, può dirci cosa ha detto, quando il Cardinale Diacono le ha chiesto se accetterà la sua elezione canonica?

Ignazio I: Ho detto: ¡Viva Guadalajara!

Tosatti III: È tutto quello che hai detto?

Ignazio I: Sì.

Tosatti III: Non hai detto: Sì?

Ignazio I: No, non ho mai detto sì o no. Ho semplicemente detto: ¡Viva Guadalajara!

Marco Tosatti III pubblica la sua intervista e le notizie fanno il giro del mondo: Il Papa non ha mai detto di sì.

Pochi giorni dopo, un altro vaticanista italiano, di nome Sandro Magister V, ottiene un’intervista con l’anziano Cardinale Diacono, che conferma la storia: Sì, non ha mai detto di sì. Infatti c’è stata una controversia nel Conclave, e ora che papa Ignazio, Ignazio I, ha abolito il segreto pontificio sulla sua elezione, posso rivelare che abbiamo tenuto un voto in accordo con l’Universi Dominici Gregis, n. 5, e abbiamo stabilito che canonicamente parlando, questa frase, ¡Viva Guadalajara! sarebbe stata intesa come “sì, accetto”.

Anche Sandro Magister V pubblica la sua intervista, che suscita ancora più clamore e le notizie fanno il giro del mondo.

Circa due settimane dopo, una vecchia signora del sobborgo di Madrid, Spagna, dove è cresciuto Papa Ignazio I, prende una vola a Roma ed poi entra nella piazza di San Pietro con un cartello grande che dice: “Non è il Papa!” — La Gendarmeria, la polizia vaticana, tenta di prendere il cartello da lei, c’è una rissa e finiscono per colpirla e lei li respinge. Alla fine la portano via sia lei che il cartello.

Ma i pellegrini in piazza fotografano e videoregistrano l’intera caricatura e queste immagini vanno in tutto il mondo su tutte le piattaforme dei social media.

Il giorno dopo su tutti i maggiori quotidiani e siti degli MSM, l’unico argomento è perché hanno picchiato queste povere vecchia donna. E i giornalisti che hanno il permesso di intervistarla nel carcere vaticano ricevono tutti la stessa dichiarazione, preparata dal suo avvocato: “Nel mio sobborgo di Madrid, dove sono cresciuto con Papa Ignazio I, la frase ¡Viva Guadalajara! ha sempre significato: “Stai scherzando. Non sarei più d’accordo su questo che sostenere la squadra di Guadalajara, gridando ¡Viva Guadalajara! ad una partita di calcio con la nostra squadra!””

A questa notizia, i giornalisti si affollano a Madrid, in Spagna, e intervistano tutti coloro che possono trovare chi conosceva il Papa da bambino o da ragazzo. E tutti sono d’accordo sul fatto che quello che ha detto questa vecchia signora è la verità assoluta!

E questi giornalisti riferiscono quello che trovano. E, il giorno dopo, Papa Ignazio I concede un’intervista e dice: Vedete, non c’è niente che io odi più di arroganza e sicofanteria. Così, quando ho visto che non c’erano candidati degni per il Papato, ho deciso di fare quello che potevo per ritardare il più possibile il Conclave, in modo che i più indegni fossero presi dal Signore o non potessero votare, avendo raggiunto gli 80 anni. Così ho escogitato l’inganno che ho usato per ingannare tutti. E ha funzionato. Ma ora che il mio scopo ha raggiunto il suo meta, voglio ammettere che non sono mai stato Papa, perché non ho mai accettato la mia elezione a Sommo Pontefice. Pertanto, ora smetterò di fingere di essere Papa e tornerò a Madrid e mi godrò i miei ultimi anni di vita bevendo cerveza e guardando la squadra di calcio di Madrid. Addio e Adios!

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I limiti della discrezione

Così finisce il caso canonico immaginario che ho creato. Come potete vedere, cose strane possono accadere se la discrezione che noi cattolici tradizionalmente accordiamo ai cardinali va oltre ogni limite. In giustizia, quindi, dobbiamo ammettere che ci sono alcune cose che i Cardinali non possono fare anche se lo vogliono.

Una cosa che non possono fare, anche se lo vogliono, riguarda l’interpretazione dei testi verbali. Come traduttore di testi medievali, capisco bene che ci sono 3 modi per determinare il significato di qualsiasi frase oscura. La prima è intrinseca, la seconda estrinseca e la terza è referenziale.

I metodi intrinseci guardano al significato delle parole usate e alla loro struttura grammaticale. I metodi estrinseci guardano al contesto in cui la frase è usata e impongono una teoria su ciò che l’intento era nella mente dell’autore nell’usare la frase oscura. I metodi di riferimento cercano altre occorrenze della stessa frase oscura negli scritti dello stesso autore, dei suoi contemporanei o degli autori che ha letto o citato.

E come traduttore, ho imparato a fatica che il metodo peggiore dell’interpretazione è il metodo estrinseco. Il metodo intrinseco può essere usato ma richiede grande discrezione e una buona conoscenza dell’autore che si sta leggendo. Il metodo referenziale è il più certo, ma bisogna tener conto del fatto che ogni autore può usare frasi standard in modo leggermente diverso.

¡Viva Guadalajara!

Come si può vedere dal caso fittizio che ho costruito, può sorgere un grave errore quando chi dovrebbe interpretare il significato delle cose dette dal Papa usa il metodo estrinseco, adottando il contesto della frase e qualche teoria di quale fosse l’intento di chi lo diceva, e da questi due dati estrapolando il significato della frase.

Questo non è stato uno studio inutile. E anche se si può trovare questa storia divertente, questa non è stato il mio intento. Perché anche se riguarda ciò che potrebbe accadere nel primo momento in cui un uomo diventa Papa, un problema simile di interpretazione può sorgere nell’ultimo momento in cui un uomo è il Papa, cioè in un atto di rinuncia.

Perché, quando un uomo rinuncia al papato, il Canone 332 §2 richiede che dica qualcosa che significhi: In qualità di Romano Pontefice, rinuncio al munus che ho ricevuto nella Successione Apostolica da San Pietro, il giorno in cui ho accettato la mia elezione a Sommo Pontefice dal Collegio Cardinalizio.

Le parole non devono essere quelle che ho appena scritto, ma devono significare essenzialmente la stessa cosa.

Se l’uomo che è Romano Pontefice dice, però, “Io dichiaro che rinuncio al ministero che mi è stato affidato per mano dei Cardinali, il giorno in cui sono stato eletto”, allora sorge un problema. Perché non si trova nel Codice di Diritto Canonico, né nella Tradizione Canonica, né nella mente di Papa Giovanni Paolo II, il Legislatore in questo caso, una chiara equazione o predicazione di munus da ministerium. Quindi, sostenere che la rinuncia al ministero di papa Benedetto XVI significa una rinuncia al munus è un’interpretazione, infondata in diritto. Inoltre, i Cardinali, i Vescovi e il Clero che hanno questa interpretazione non hanno alcuna autorità nella legge ecclesiastica per interpretare l’Atto Papale in questo modo.

Dobbiamo essere adulti e ammettere questo problema di interpretazione.

E coloro che hanno commesso questo errore devono farsi adulti e smettere di insistere che li seguiamo in esso.

Dopotutto, l’estremismo religioso non consiste nel rifiutare un errore di interpretazione. L’estremismo religioso consiste nell’insistere, come l’ISIS, che accettiamo i loro errori di interpretazione, o altrimenti !

CREDITI: l’immagine in evidenza è della Cattedrale di Madrid è tratta dall’articolo di Wikipedia sulla facciata della Cattedrale di Madrid e viene utilizzata sotto la licenza wiki commons ivi descritta.