Canonista: La Migliore Opinione è che i Fedeli Romani possano eleggere il Pontefice Romano

Commento e Critica di Frà Alexis Bugnolo

Nel 2023, quando i fedeli di Roma si riunirono per eleggere il successore di Papa Benedetto XVI, a causa della grave e straordinaria circostanza della defezione dell’intero Collegio Cardinalizio, a causa della loro volontaria cospirazione nel Conclave illegale del 2013, contro il Pontefice regnante che non aveva mai validamente rinunciato al suo munus petrino, il canonista genovese Guido Ferro Canale, che ha un dottorato in diritto canonico, si oppose alla procedura prima del fatto, in un articolo che ho confutato QUI.

Tre settimane dopo, evidentemente ancora risentito per le mie correzioni, ha scritto l’articolo sopra citato, intitolato “Altro sulle Assemblee che eleggono il Papa”, in cui discute la storia della giurisprudenza e delle dispute sulla questione dell’elezione del Pontefice Romano, pubblicato sul sito web di Radio Spada, considerato un sito web di estrema destra pro-sedevacantista qui nel Nord Italia. Tuttavia, mi è stato riferito da fonti attendibili che Guido Ferro Canale è un canonista accreditato presso la Rota Romana, a Roma.

Non ero a conoscenza della sua confutazione, quindi ora la commenterò, poiché inconsapevolmente, due anni fa il canonista Canale ha spiegato come i fedeli di Roma quest’anno, nel 2025, possano effettivamente eleggere il Pontefice Romano nell’ipotetica situazione quasi impossibile in cui tutti i cardinali venissero meno al loro dovere di eleggere legittimamente un Pontefice Romano.

Devo dire che non ho mai incontrato nessuno studioso o avvocato che, nel tentativo di confutarmi, abbia ammesso quasi tutte le argomentazioni che avrei riproposto due anni dopo. Ma la straordinaria produzione letteraria del canonista Canale merita di essere menzionata e lodata, anche se non siamo d’accordo su tutti i punti.

Tuttavia, citare ciò che ha scritto più di due anni fa servirà a zittire i falsi studiosi che sostengono che i fedeli di Roma non possono agire nelle attuali circostanze dell’elezione illegale di un eretico manifesto, le cui condizioni vanno oltre l’ipotesi impossibile concepita da Canale nel febbraio 2023.

L’ipotetica impossibilità che non ci siano cardinali per eleggere un papa

Per “ipotetica impossibilità” intendo il caso possibile in cui non ci siano cardinali viventi o cardinali disposti a eleggere un papa secondo la legge attuale o le leggi in vigore a tal fine. Ciascuna di queste cause dell’ipotetica impossibilità sono cause che nell’ordine giuridico sono considerate equivalenti. Quindi, sia che non ci siano effettivamente cardinali elettori viventi, sia che tutti decidano di violare le regole o di eleggere un eretico, nella giurisprudenza si pone la stessa domanda: cosa si deve fare? Come si può eleggere un cattolico valido, allora?

Il canonista Canale discute questo punto al n. 3 del suo articolo sopra citato, dove scrive:

3. Un corpo elettorale di riserva?

Ci si è chiesti, naturalmente, cosa accadrebbe se dovesse venir meno l’intero Collegio cardinalizio: il dubbio precede di diversi secoli i problemi attuali e, anche se a suo tempo è stato discusso come tranquillo problema di scuola, non vi è unanimità tra gli autori. Per quanto ho appena detto, è chiaro che si tratta di un caso quasi impossibile, perché anche i Cardinali dubbi eleggerebbero validamente (e avrebbero, quindi, il diritto e il dovere di procedere); vale tuttavia la pena di riferire che le opinioni che si contendono il campo sono tre, perché secondo alcuni, venuto meno il Collegio, l’elezione del Papa spetterebbe ai canonici lateranensi, secondo altri si devolverebbe ai Pastori di grado inferiore e quindi al Concilio imperfetto, mentre la terza opinione afferma che, siccome il caso non è mai stato disciplinato, limitatamente ad esso debbono considerarsi tuttora in vigore le norme precedenti, come dire l’elezione “a clero e popolo” (17).

Qui, nella nota 17, egli osserva che non vi è alcun autore che possa citare per la terza opinione. Questo perché si tratta dell’opinione che ho sostenuto, e tralascerò il fatto che avrebbe dovuto citarmi nella mia domanda scolastica (versione inglese, versione italiana), di cui era certamente a conoscenza. Ma il fatto che la citi è almeno il riconoscimento che la mia opinione su questa questione merita di essere presa in considerazione insieme a quella dei più grandi canonisti del passato, il che è certamente il più grande complimento che un canonista vivente mi abbia mai fatto. Grazie, dottore!

Canale spiega poi che nella storia della giurisprudenza ecclesiastica non esiste alcuna legge scritta che possa risolvere le divergenze di opinione in merito. Tuttavia, egli esclude la prima opinione, poiché in nessuna legislazione papale o concilio il diritto di eleggere il Pontefice Romano è stato concesso ai canonici della Cattedrale di Roma, la Basilica Lateranense. Egli esclude anche la seconda opinione, perché tra gli esperti di giurisprudenza ecclesiastica esiste un dibattito irrisolto sul fatto che la carica di Pontefice Romano sia inseparabile o meno dal Vescovo di Roma. Se non lo è, allora la seconda opinione fallirebbe, se ho capito bene Canale nel suo precedente articolo.

Infine, egli parla direttamente della mia opinione, la terza, in questi termini:

Non resta, allora, che rifarsi alla terza opinione, l’unica che possa invocare in proprio favore un sicuro fondamento positivo: la legge anteriore, che si presume non abrogata quando la nuova non regoli un qualche caso.

Grazie, dottore! Non capita tutti i giorni che un frate francescano, che non ha una laurea in diritto canonico, sia onorato con tanto rispetto da un dottore in diritto canonico.

Dopo averlo ammesso, il giurista sostiene molte delle sue opinioni, senza alcun fondamento nel diritto positivo, anche se ha appena elogiato la terza opinione per avere questa qualità. Egli sostiene che i laici possono partecipare, ma sostiene che hanno solo il diritto di veto. In secondo luogo, egli sostiene che il clero debba essere presente e cita come precedente l’elezione di un antipapa da parte di Ludovico di Baviera nel 1328, che a mio avviso non è una buona scelta come precedente. Infine, egli sostiene che per “clero” si debbano considerare solo i membri della diocesi di Roma, senza tenere conto del fatto che al tempo di San Pietro Apostolo esistevano solo due diocesi nel Lazio, Roma e Nepi. Le diocesi suburbicarie non esistevano ancora, né sarebbero state chiamate specificamente suburbicarie fino a più di 1000 anni dopo.

Ciò che Canale fa, e che ovviamente trovo molto discutibile, è negare specificamente il “diritto apostolico” come categoria di diritto, nella nota 18, dove scrive:

[18] Non si tratta comunque, beninteso, di un preteso ius apostolicum, categoria già di per sé inutile perché tutto ciò che gli Apostoli hanno disposto rientra o nel diritto divino oppure in quello umano: appunto perché siamo nel campo della semplice legge umana, la disciplina che si può supporre ancora in vigore per questo solo caso è quella immediatamente anteriore alla riserva dell’elezione

Qui, Canale si riferisce, credo, alla bolla di papa Niccolò II, In Nomine Domini, che fu la prima legge papale scritta sull’elezione del Pontefice Romano che limitava l’elezione ai cardinali, oppure alla decisione dell’apostolo San Pietro di concedere questo diritto alla Chiesa di Roma. — Poiché papa Giovanni Paolo II nella sua legge, Universi Dominici Gregis, abroga esplicitamente tutte le precedenti leggi papali, ritengo che l’argomento più forte sia che «la disciplina precedente» sia quella del diritto apostolico, che nessun Papa può abrogare in linea di principio, e non quella di Niccolò II, anche se la differenza è minima, poiché al n. 3 di quella bolla lo stesso papa Niccolò II, In Nomine Domini, parla di circostanze straordinarie e implicitamente utilizza lo stesso argomento di Canale del ricorso a una fonte di diritto superiore, cosa che fecero i cardinali San Pietro Damiano e Umberto insieme all’arcidiacono San Ildebrando di Sovana, nell’elezione del 1058, in Toscana, a Siena, quando elessero Gerardo, vescovo di Firenze, come Niccolò II, alla presenza di un piccolo numero di ecclesiastici e laici di Roma.

Critica

Non credo sia necessario confutare la negazione finale di Canale, poiché è evidente a qualsiasi lettore che vi sia un difetto sostanziale nel ricondurre lo ius apostolicum al diritto divino, dato che in questo caso le circostanze storiche hanno tutto a che fare con le precise determinazioni del diritto in questo caso straordinario e quasi impossibile.

In primo luogo, perché specificando la legge precedente come Diritto Apostolico, si fonda l’argomentazione sulla decisione storica ispirata dall’Apostolo San Pietro, confermata dall’Apostolo San Paolo, di concedere l’elezione all’intera Chiesa Romana, una Chiesa che nell’anno della morte del Principe degli Apostoli comprendeva quasi tutto il Lazio, ad eccezione della Diocesi di Nepi (che non ha mai fatto parte di una diocesi suburbicaria). — Pertanto, è chiaro che il diritto di voto spetta a tutti i membri di quella Chiesa, non solo al clero, poiché non vi sono restrizioni scritte di questo tipo nei documenti storici. Inoltre, il diritto di voto non spetta solo al clero della diocesi di Roma, ma almeno a tutti i suburbicani che facevano parte di Roma alla morte dell’Apostolo, se non a tutto il resto del Lazio. Inoltre, esso spetta a tutto il clero cattolico di Roma, non solo a quello di rito romano, ma a tutti i riti, semplicemente perché ai tempi dell’Apostolo non esisteva tale distinzione di giurisdizioni.

Conclusione

Pertanto, il progetto “Salva Roma” è pienamente giustificato e i suoi principi di diritto sono stati inconsapevolmente approvati da uno dei più famosi esperti italiani di diritto canonico, due anni fa, prima ancora che egli potesse immaginare che l’elezione invalida di un eretico manifesto potesse rendere ancora più impossibile l’ipotetico impossibile. Infatti, a causa della natura eretica dell’elezione, vi è una necessità ancora maggiore di ricoprire la carica, come riferisce Papa Paolo IV nella sua Costituzione “Cum ex apostolatus officio”, dove afferma che i cattolici hanno il diritto di ricoprire immediatamente le cariche detenute da qualsiasi eretico (cfr. § 5). Infatti, anche se tutto il clero del Lazio aderisse all’eretico Prevost, proprio per quella colpa perderebbe anche la deferenza dovuta da secoli alla sua posizione preminente nell’elezione del Pontefice Romano. — Anche se, di fatto, avendo ricevuto le migliaia di lettere che ho già inviato e non avendo sollevato obiezioni alle mie argomentazioni e alla mia proposta di un’elezione per diritto apostolico, se il clero della Chiesa di Roma rimarrà in silenzio dopo il 24 settembre, avrà tacitamente ammesso che l’elezione può essere indetta e che un cattolico può essere eletto. E questo, in giurisprudenza, equivale a votare e ad essere presenti. Ed è proprio per questo che ho scritto al clero, affinché potesse discolparsi nel modo più semplice possibile.

Nota: ciò che io chiamo elezione per “diritto apostolico”, Canale lo chiama elezione per “diritto positivo”, ma entrambi ci riferiamo alla stessa cosa, un’elezione.

Il Conclave illegale ha dato vita alla Chiesa dell’Anticristo

LA COLPA, LE MALEDIZIONI DEI SANTI, E LE PENE IMPOSTE DAI CANONI

Una Lectio Divina di Frà Alexis Bugnolo

Nel Medioevo, i santi denunciavano gli antipapi, che erano dottrinalmente cattolici, come anticristi. A noi moderni questo può sembrare eccessivo, poiché l’unico crimine di questi antipapi era quello di rivendicare il papato con il sostegno del potere secolare in modo contrario alle regole.

Tuttavia, il Conclave illegale del maggio 2025 ha dato vita a un orrore ben più grande: la cospirazione dell’intero Collegio Cardinalizio, compresi i non elettori, nella formazione di una Chiesa falsa, la Chiesa che merita il nome di Anticristo, perché l’elezione non solo ha violato le regole procedurali, ma ha anche violato il requisito che il papa eletto fosse cattolico.

Non commettete errori e non ingannatevi più: aderendo a un uomo che è stato eletto in modo invalido e che è un eretico manifesto e formale nell’accettazione delle eresie di Bergoglio, che consistono nel rifiuto assoluto della Tradizione Apostolica come criterio essenziale per la fede e il ministero pastorale, il Collegio dei Cardinali ha costituito formalmente una Chiesa Falsa, Scismatica ed Eretica, che finora è riuscita, con il consenso di tutti i media “cattolici” conservatori e liberali, a ingannare oltre il 90% del mondo cattolico facendogli credere che Prevost sia il Pontefice Romano, quando la verità è che egli è un ‘ impostore senza Dio ‘ nel pieno senso delle parole.

La traiettoria di una cospirazione che, in linea di principio, rifiuta la Tradizione Apostolica, è al 100% diabolica e satanica: poiché propone un cristianesimo senza alcun contatto storico o fisico con il vero Gesù Cristo storico, e trasforma la “fede” in “finzione” e la “salvezza” in ‘benessere’ o “utilità”.

Ora che sono trascorsi 100 giorni, Dio inizierà a ritirare la grazia da tutti gli atti del clero che si unisce a questa realtà anticristica. E se non credete alla gravità della situazione, leggete la maledizione scritta da due santi – Sant’Ildebrando e San Pietro Damiano – che consigliarono a Papa Niccolò II, nel Sinodo di Roma del 1059, di decretare una maledizione (nella sua Bolla, In Nomine Domini) su tutti coloro che avrebbero violato le regole dell’elezione papale, anche se l’uomo che promuovevano NON era un eretico. Quindi potete stare certi che le maledizioni, per essersi uniti a un falso E eretico antipapa “scelto”, sono MOLTO, MOLTO, MOLTO peggiori:

§4. Per cui, se qualcuno è stato eletto, o addirittura ordinato, o intronizzato, contro questo nostro decreto promulgato con sentenza sinodale, sia per sedizione, e/o presunzione, o qualsiasi inganno, sia condannato dall’Autorità Divina e da quella dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, con un anatema perpetuo insieme ai suoi promotori, sostenitori e seguaci, come separato dalle soglie della Santa Chiesa, proprio come l’Anticristo, invasore e distruttore dell’intera cristianità, e non gli sia concessa alcuna udienza al riguardo, ma sia deposto da ogni grado ecclesiastico a quello che aveva prima, senza alcuna obiezione, e chiunque gli aderisca e/o mostri qualsiasi tipo di riverenza nei confronti del Pontefice, o osi difenderlo in qualsiasi cosa, sia abbandonato con uguale sentenza, e se qualcuno si dimostra violatore di questa sentenza del Nostro Santo Decreto, e ha cercato di confondere la Chiesa Romana con la sua presunzione, e di sollevare disordini contro questo Statuto, sia dannato con anatema perpetuo e scomunica, e sia considerato tra “gli empi”, che “non risorgeranno nel giudizio” (Salmo 1,5), conosca l’ira dell’Onnipotente contro di lui e quella dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, la cui Chiesa ha osato ingannare, conosca una follia devastante in questa vita e nella futura; «La sua dimora diventi deserta, e nessuno abiti nelle sue tende» (cfr. Salmo 69,26): «I suoi figli siano orfani e sua moglie vedova» (Salmo 108,9), «sia completamente sconvolto» (cfr. Salmo 108,10) fino alla follia, e «i suoi figli vaghino mendicanti e siano scacciati dalle loro dimore» (Salmo 108,10). «Che l’usuraio devasti tutti i suoi beni e che lo straniero distrugga tutte le sue fatiche» (Salmo 108:11); «Che tutto il mondo combatta contro di lui» (cfr. Sapienza 5:21) e che tutti gli altri elementi siano contro di lui, e che i meriti di tutti i Santi, in pace, lo confondano e in questa vita mostrino aperta vendetta su di lui.

(Fonte: traduzione di Frà Bugnolo della versione papale
della Bolla di Niccolò II, In Nomine Domini)

Nota bene: questa maledizione non si estende solo all’antipapa e ai cardinali che hanno votato per lui, ma a tutti coloro che affermano che egli è il papa, difendono come legittima la sua elezione illegittima o negano le sue eresie. E più tempo passa dall’elezione, meno giustificazioni morali avranno tutti coloro che non hanno agito con la dovuta diligenza, che è ciò che la ragione più elementare richiede in tutte le elezioni, specialmente in una in cui l’80% dei cardinali elettori ha aderito alle eresie, alle bestemmie e alle perversioni di Bergoglio.

Oltre alle suddette maledizioni, che dimostrano quanto sia depravato e immorale ciò che hanno fatto i cardinali, nel Codice di Diritto Canonico sono previste anche le pene più severe: immediate e senza necessità di alcun giudizio: la scomunica di Prevost e di tutti i cardinali, in accordo con il canone 1364, e la perdita di ogni diritto di celebrare i sacramenti, sacramentali, o di esercitare qualsiasi munus, ministerium o ufficio nella Chiesa, come da canone 1331 §1. Anche quei vescovi e quel clero che si rifiutano di indagare sulla validità del Conclave, così come quelli che, pur avendo sentito la denuncia di invalidità, si rifiutano di indagare, condividono queste punizioni perché complici del crimine di scisma. Pertanto, tutte le ordinazioni di vescovi, sacerdoti e diaconi diventeranno illecite, così come tutte le conferenze dei sacramenti della penitenza e del matrimonio, tutte le sentenze dei tribunali in cui i giudici hanno aderito allo scisma e tutte le nomine di vescovi e pastori da parte del prevosto e dei vescovi in comunione con lui.

Il principio della “supplet Ecclesia” — secondo cui in caso di errore comune di diritto o di fatto la Chiesa garantisce la liceità dei sacramenti — non può essere invocato da coloro che hanno la responsabilità morale di riconoscere la discrepanza tra lo svolgimento del Conclave e la norma di diritto, e quindi l’invalidità dell’elezione da parte dei 133 cardinali elettori, senza contare che l’uomo scelto è un eretico manifesto: tale responsabilità morale ricade innanzitutto su tutti i cardinali, tutto il personale dello Stato della Città del Vaticano e tutti i vescovi e i superiori maggiori. Questi non possono appellarsi alla “supplet ecclesiae”, perché quando si sa che i risultati del Conclave sono discutibili dal punto di vista giuridico o che l’eletto è un eretico manifesto, MA si continua a riconoscerlo come Vicario di Cristo, non si ha alcuna scusa nel diritto canonico per essere legalmente complici dei crimini di eresia e scisma, mentre la “supplet ecclesia” si applica solo all’ignoranza in buona fede, non per malafede.

Con il Battesimo, ognuno di noi ha il dovere solenne e gravissimo di conformare i propri pensieri e le proprie azioni alla verità, tutta la verità e nient’altro che la verità. Qualsiasi atto morale compiuto per nascondere la verità a coloro che hanno il diritto di conoscerla, specialmente in questioni così importanti come chi sia il papa, è quindi uno dei più orribili tradimenti delle promesse battesimali e induce chi lo compie a unirsi moralmente e spiritualmente al Padre della Menzogna.

Sulla perdita di diritto e di competenza

In quest’articolo si spiega come il clero, i religiosi e i laici della Chiesa di Roma recuperano il loro diritto di eleggere il Pontefice Romano a cagione del misfatto dei Cardinali nel Conclave ricente (Cfr. Papa Niccolò II, In Nomine Domini, n. 3, per conferma)

di Frà Alexis Bugnolo

Viviamo in una moderna democrazia liberale, quindi molti di noi godiamo del diritto di voto. E non siamo obbligati a votare. Quindi, se non abbiamo fiducia in nessun candidato, possiamo astenerci dal voto. E poiché una situazione del genere è comune per i cattolici fedeli, dato che molti candidati sostengono programmi contrari alla fede cristiana, siamo abituati ad astenerci spesso dal voto. — Quando lo facciamo, tuttavia, rinunciamo all’uso del nostro diritto di voto ed lo perdiamo de facto.

Qui, si deve distinguere tra la perdita del diritto, in senso proprio, cioè quando uno non ha più il diritto per legge, e la perdita del diritto per uso improprio, quando uno non usa il diritto correttamente o non lo usa affatto. In questo articolo, quando parlo di perdita del diritto, mi riferisco a quest’ultima specie, quella che nel diritto comune è chiamata “decadenza del diritto” o “forfeiture of right”: la perdita, da parte di un soggetto, della possibilità di esercitare un diritto a causa del mancato compimento di un’azione.

La rinuncia o la perdita del diritto è quindi un evento molto comune nei moderni Stati nazionali, quindi di solito non ci pensiamo. Ciò è ancora più vero nell’elezione del Pontefice Romano. Ma quest’anno è molto importante prestare attenzione a questa de facto perdita di diritto.

Decadenza di diritto in Elezione Papali del passato

Secondo le norme attuali, Papa Giovanni Paolo II nella sua legge sui Conclavi, Universi Dominici Gregis, (di seguito UDG) limita al n. 33 il diritto di voto a un massimo di 120 cardinali, e solo ai cardinali che avevano meno di 80 anni il giorno della morte o delle dimissioni valide del papa precedente.

E poiché il diritto di eleggere il Pontefice Romano era riservato esclusivamente ai cardinali, fin dal 1059 ci sono state molte occasioni in cui i cardinali de facto hanno perso il loro diritto di voto.

Ciò può accadere perché erano troppo malati per votare o per recarsi sul luogo dell’elezione. Oppure perché la notizia della morte del Papa è arrivata contemporaneamente alla notizia dell’elezione del suo successore. In molti altri casi, guerre, carestie e pestilenze hanno impedito ai cardinali di arrivare in tempo per l’elezione.

Questi sono esempi in cui si può essere costretti a rinunciare al proprio diritto a causa di un ostacolo insormontabile: in giurisprudenza questo si chiama ” forza maggiore “. Potreste aver visto questo termine in un contratto di assicurazione, dove sono elencate le condizioni in cui la polizza non paga, come guerre, terremoti, tornado, uragani, terrorismo e “atti di Dio”, come la caduta di un meteorite.

Ma cosa si deve fare quando tutti coloro che hanno il diritto de facto perdano il loro diritto?

Ciò può avvenire volontariamente, per forza maggiore o come conseguenza della decisione di non agire correttamente.

Ho già menzionato le prime due cause, ma che dire della terza? Ad esempio, se tutti votassero per un candidato non autorizzato a presentarsi alle elezioni, nella maggior parte delle nazioni, pur esercitando apparentemente il proprio diritto, lo perderebbero di fatto. Escludere un candidato dalle elezioni è una tattica comune degli Stati massonici per tenere sotto controllo il popolo.

Ma anche votando in modo improprio o illegale si può perdere il proprio diritto: ad esempio, votando in modo errato o nel seggio sbagliato.

Un esempio di elezione papale in cui si è verificata la decadenza del diritto

Nell’elezione del Pontefice Romano, abbiamo molti casi in cui i cardinali hanno perso il loro diritto partecipando a elezioni illegali. Un esempio di ciò è stato, alla morte di Papa Stefano IX nel’1058, dopo che egli aveva promulgato un decreto secondo cui nessuna elezione del suo successore poteva aver luogo fino al ritorno di Sant’Ildebrando dalla corte imperiale in Germania. Tuttavia, i cardinali e la nobiltà romana, non volendo che fosse eletto un candidato riformista, procedettero all’elezione di Giovanni, vescovo suburbicano di Velletri, utilizzando le truppe per prendere il controllo della città di Roma e pacificare qualsiasi opposizione alle loro azioni.

Tale decadenza di diritto è normalmente quasi permanente, perché se non solo si partecipa a un’elezione illegale, ma si aderisce al candidato eletto, ovviamente si rifiuterà di partecipare a un’elezione legale, perdendo così il diritto di voto in un’elezione legale.

Papa Niccolò II, eletto dai cardinali alla corte del vicario imperiale a Firenze, in seguito alla rivendicazione di Giovanni di essere papa Benedetto X, aveva quindi forti motivi per chiarire una volta per tutte cosa significasse la perdita del diritto in un’elezione papale. E lo fece nella bolla In Nomine Domini, del 15 febbraio 1059, al n. 3 di quella legge. Potete leggerla in latino QUI, in formato PDF.

Applicazione di questi principi al Conclave del 7-8 maggio 2025

Questa breve considerazione sugli aspetti teorici della perdita de facto dei diritti è molto pertinente al modo in cui i cattolici dovrebbero affrontare il Conclave del 7-8 maggio 2025, perché la maggior parte dei cattolici, che non hanno alcuna comprensione o conoscenza della storia delle elezioni papali, subiscono semplicemente un cortocircuito intellettuale quando si trovano di fronte a possibili prove che il Conclave non ha avuto un risultato valido, semplicemente perché non sanno cosa fare in una circostanza del genere. È come se li sorprendeste portando un buco nero nel loro salotto. La reazione spesso non è molto diversa.

Ma ora forse potete capire: tenendo un Conclave in modo illegale, sostenendo di avere una dispensa che secondo la Legge Papale, UDG, n. 4, non potevano utilizzare, hanno contato 133 voti in modo irregolare, cosicché nessuno avrebbe potuto essere validamente eletto. Hanno anche votato per un uomo che era pubblicamente noto per essersi allontanato dalla fede cattolica prima della sua elezione, in violazione della legge papale di Papa Paolo IV, Cum ex apostolatus Officio, n. 6, che dichiara l’elezione di tutti questi uomini nulla, invalida e irrita, cioè da considerarsi come mai avvenuta, indipendentemente dal numero di cardinali, vescovi o capi di Stato che riconoscono l’“eletto” come Papa. Questi cardinali, quindi, hanno perso de facto il loro diritto di voto nel misfatto, perché a meno che non riconoscano il loro errore.

E poiché, per quanto ne so, finora nessun cardinale elettore si è espresso contro questa elezione irregolare, la Chiesa si trova di fronte alla mancanza di un papa valido e rimane in sede vacante, che apparentemente durerebbe decenni, se non ci fosse un rimedio legale.

Ecco perché l’autorevole insegnamento di Papa Niccolò II su cosa fare in un caso del genere ha un valore così importante per la Chiesa oggi. Applicando il principio secondo cui «la necessità non conosce legge», come egli insegna in n. 3 della sua bolla papale, In Nomine Domini, e il principio secondo cui la restrizione dell’elezione del Pontefice Romano al clero cardinale della diocesi di Roma è solo prudenziale, la stessa soluzione si applica ora, con la loro perdita di fatto del diritto, come sarebbe necessario se tutti i cardinali elettori fossero apostatati o morti, vale a dire che il diritto di voto tornerebbe all’elettorato originario a cui San Pietro Apostolo ha conferito tale diritto: l’intera Chiesa di Roma, clero, religiosi e laici.

I cattolici che non comprendono come la perdita del diritto influisca sulle elezioni continueranno tuttavia ad aspettare per sempre che i cardinali si pentano o che Prevost muoia o abdichi. E per rimediare a questa ignoranza, che li condannerà, ho scritto oggi questo articolo sulla perdita del diritto.

Nel 1058, quando i cardinali che elessero Benedetto X agirono come fecero, il partito cattolico dei cardinali non attese per procedere a un’elezione legittima. Non si sedettero a dialogare o negoziare, e certamente non pensarono che, solo perché Benedetto X era stato eletto per primo, la sua elezione fosse valida. Né invitarono il gruppo di cardinali che aveva eletto l’antipapa all’elezione legale a Firenze. Né hanno considerato che la loro assenza potesse in alcun modo causare l’invalidità della loro stessa elezione di Nicola II.

La validità di un’elezione non deriva dalla dignità di coloro che votano, ma dal loro rispetto delle regole di voto. I cardinali elettori nel maggio del 2025 hanno perso il loro diritto de facto tramite un misfatto, ed è solo una questione di cortesia che il clero cattolico e i fedeli di Roma li informino del loro errore e ritardino sperando nel loro pentimento. Se i fedeli cattolici di Roma vogliono imitare San Ildebrando e San Pietro Damiani, tuttavia, dovrebbero procedere immediatamente a un’elezione da parte dell’elettorato originale. Ciò è particolarmente vero perché, aderendo a qualcuno che non è né potrà mai essere Papa, i cardinali sono coinvolti sia in un atto di scisma che in una cospirazione di eresia, entrambi i quali causano loro la scomunica latae sententiae.

Papa Benedetto XVI li conosceva bene

Nella sua Declaratio dell’11 febbraio 2013, Papa Benedetto XVI ha affermato che il suo successore dovrà essere eletto da coloro «che sono competenti». Ha usato lo stesso linguaggio del Canone 349, dove i Cardinali sono indicati come i competenti per eleggere il Pontefice Romano. Ma la competenza viene completamente distrutta quando il tenente usa i propri diritti ministeriali per violare ogni fiducia che Dio e la Chiesa ripongono in lui per eleggere validamente un cattolico come Papa. Visto che i Cardinali hanno violato questa fiducia due volte negli ultimi 12 anni, il commento di Papa Benedetto XVI è davvero attuale. “Competenza” si riferisce alla capacità di un’abilità che, a causa della sua qualità superiore, rende chi la possiede ricercato prima di tutti gli altri: questo è il senso del latino cum- e peto-, cercare completamente. Ovviamente, quando tutti i Cardinali elettori agiscono in modo illegale da far decadere i propri diritti di eleggere il Pontefice Romano, non soddisfano più i requisiti del canone 349.

Infatti, come i Santi Cardinali Pietro Damiano ed Ildebrando sono agiti nel 1058, in risposta all’elezione illegale di Benedetto X, perpetrato dai Cardinali, chierici e Laici della Chiesa di Roma, così oggi, a causa dell’intera defezione dei Cardinali Elettori dai loro doveri, il Clero, i Religiosi e i Laici della Chiesa di Roma recuperano il loro diritto, per ordinanza apostolica e per la salvezza della Chiesa, di eleggere un Papa cattolico.

Qui i principi giuridici sono gli stessi, ma si muovono in direzioni opposte.

Per maggiori informazioni, vedi:

https://www.chiesaromana.info/index.php/2025/05/23/appello-a-tutti-i-cattolici-della-chiesa-romana/

https://www.chiesaromana.info/index.php/2025/05/27/cattolici-conoscete-i-vostri-diritti/

Un cattolico deve presumere che Papa Leone XIV sia un Papa validamente eletto?

Un cattolico deve presumere che Papa Leone XIV sia un Papa validamente eletto?

di Frà Alexis Bugnolo

No, per due ragioni:

In primo luogo, perché, che un uomo sia il Papa non è una presunzione di fatto, ma una conclusione di diritto.

Per esempio, non è il Papa colui i Cardinali dicono essere il Papa, ma è il Papa colui è stato validamente eletto dai Cardinali secondo la norma della Legge Pontificia di Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis.

Dire la prima, cioè che « colui che i Cardinali dicono essere il Papa, è il Papa », confonde il mezzo con cui conosciamo un fatto canonico con la causa della legittimità di un fatto canonico. Sono due cose diverse. – Sì, in circostanze normali sappiamo chi è stato eletto dai Cardinali, dai Cardinali stessi. Questo è il mezzo normale per conoscere il fatto canonico dell’elezione. Ma il fatto canonico dell’elezione non è la validità canonica dell’elezione. Il fatto canonico è la testimonianza che l’evento ha avuto luogo. Punto. – Ma la legittimità dell’elezione è molto più importante. Così come la verità di qualsiasi affermazione è più importante del fatto che l’affermazione sia stata fatta.

Altrimenti, se qualcuno si presentasse alla vostra porta, bussasse e, quando voi aprite, sostenesse di essere il proprietario della vostra casa, il solo fatto di averla rivendicata lo renderebbe tale. Ora, come questo principio vale a prescindere da chi si presenti alla porta di casa, sia che si tratti di una persona qualunque, dell’impiegato del comune, del sovrintendente dell’ufficio del catasto, del sindaco, del governatore, eccetera, così vale anche per l’elezione papale. – Pertanto, la verità della pretesa si basa sulla conformità dei fatti con le prescrizioni della legge che regola la proprietà. La verità della pretesa non si basa sulla dignità di chi la rivendica!

Quindi, il cattolico che sa leggere la Legge papale e che conosce i fatti storici, può valutare la validità della pretesa dei Cardinali. Se è in grado di farlo, commetterebbe il peccato mortale di accidia se presumesse che l’affermazione sia vera, dopo aver sentito un’affermazione contraria, basata sulla discrepanza di fatto dimostrata del comportamento con i requisiti della legge.

Quindi sì, un cattolico ignorante può presumere che se i Cardinali dicono che il X è il Papa, allora il X è il Papa. Ma un cattolico alfabetizzato nell’era dei social media, che ha accesso a quasi tutte le informazioni, non può presumere, dopo il primo momento in cui si imbatte in qualsiasi notizia che metta in dubbio la validità dell’elezione, che il X sia il Papa.

Ed ecco la difficoltà della maggior parte dei cattolici: Credono di dover aspettare una prova certa che i Cardinali non sono degni di fiducia. Cioè, si rifiutano di leggere la legge o di confrontare i requisiti della legge con i fatti accaduti, PERCHÉ aspettano piuttosto la testimonianza di qualche Cardinale che contesti le affermazioni di altri Cardinali. E deducono dall’unanimità dei Cardinali la validità dell’elezione, a prescindere da ciò che dice la legge.

Posso capire questo approccio, perché essendo per metà siciliano, so come molti si comportano con la criminalità organizzata: semplicemente non ne ammettono l’esistenza, in modo da poter continuare la loro giornata senza preoccupazioni. Potrebbero compatire le vittime della mafia, ma in realtà non gliene importa nulla, finché uno dei loro cari non ne diventa vittima.

Quindi, la prossima volta che qualcuno, specialmente un sacerdote, vi dice di stare zitti o di stare buoni o che siete dei peccatori o dei cattivi cattolici per non aver dato per scontato che lui sia un Papa e/o per aver condiviso la verità sull’elezione in modo che altri possano essere liberati dall’inganno, chiedete al vostro interlocutore se sta predicando per presunzione personale, per ignavia o perché ha fatto le sue indagini.

Di nuovo, no, in secondo luogo, perché se si ha la responsabilità di agire sulla base delle affermazioni di un altro, si è responsabile se si agisce sulla base della sola presunzione.

Ogni cattolico che abbia mai ricoperto una posizione di responsabilità lo capisce. Perché il solo fatto di avere un’autorità non vi esime dalla responsabilità. Anzi, la aumenta. Ecco perché in tutte le questioni ufficiali dello Stato, ogni funzionario governativo è tenuto ad agire solo se vengono comunicate azioni o documenti verificabili e controllati.

Lo stesso vale per ogni cattolico. Infatti, se dobbiamo accettare il magistero di qualcuno che sostiene di essere il Vicario di Gesù Cristo, saremmo gravemente negligenti e responsabili del danno a tutti coloro che ci circondano, se propagassimo i suoi insegnamenti presumendo che la sua elezione sia valida e rimanendo nella nostra presunzione, anche quando altri cattolici hanno condiviso con noi informazioni sulla possibile invalidità della sua pretesa al papato.

Ricordate, qui non si tratta di una controversia sul fatto che la gelateria locale usi la panna o il latte per fare i suoi prodotti. Qui, si tratta della vostra salvezza eterna e di quella di tutti coloro che vi circondano e che ascoltano i vostri consigli e suggerimenti, siano essi genitori, amici, colleghi o parenti. Ed ancora di più se siete un sacerdote, un pastore, un confessore, un direttore spirituale o un superiore ecclesiastico.

Pertanto, è profondamente irresponsabile e gravemente imprudente per chiunque si trovi in tale posizione accordare a un uomo che pretende di essere il Romano Pontefice la presunzione di esserlo, non appena chiunque dica che c’è un problema nella sua elezione. Tutti i cattolici di tutte le epoche precedenti alla nostra lo hanno capito, ed è per questo che nella storia sono stati nominati più di 40 antipapi. Come si sono guadagnati l’appellativo di “antipapa”, se non per il fatto che alcuni cattolici hanno contestato la validità della sua pretesa di potere?

Coloro che si rifiutano di ascoltare tali contestazioni e che hanno la responsabilità su altri, si dimostrano incompetenti nell’esercizio delle loro funzioni.

E questa verità si riflette nel Canone 41, secondo il quale chiunque sia tenuto a eseguire un ordine amministrativo, senza aver verificato che chi lo emette ne abbia l’autorità e che l’atto stesso sia legittimo, agisce in modo invalido, cioè pone un atto che non ha l’autorità di compiere, usurpando i diritti di chi legittimamente potrebbe autorizzare l’atto e frodando tutti quei sudditi che hanno il diritto di non essere ingannati in una questione che riguarda la pretesa di un superiore di chiedere qualcosa a loro.

Pertanto, soprattutto i sacerdoti hanno il dovere di indagare su tutte le ragionevoli affermazioni di irregolarità o invalidità dell’elezione papale, altrimenti peccano gravemente nell’esercizio del loro ministero. Lo stesso vale per tutti coloro che sono stati incaricati o che hanno intrapreso di propria volontà la diffusione di informazioni sulla Chiesa cattolica, se censurano qualsiasi discussione o rapporto sulle irregolarità di un’elezione papale.

Ed in tutti questi casi non si tratta di un piccolo peccato, ma di un peccato mortale, perché diffondere l’informazione che qualcuno è il Papa quando non lo è significa fuorviare spiritualmente o scandalizzare i fedeli, e quindi è un peccato mortale moltiplicato per il numero di persone che potrebbero sentirlo dire.

Pertanto, se qualcuno vi dice di non indagare o di non ascoltare queste notizie di problemi nell’elezione papale, ricordategli che sta peccando gravemente contro la giustizia e sta cercando di violare i vostri diritti e doveri in base al Canone 41.

E così a tali persone, un genitore, per esempio, può rispondere in privato o in pubblico,

« Padre, come genitore che crede e si attiene alla fede cattolica, ho il grave dovere, secondo il Canone 41, di verificare la pretesa di Prevost di essere il Papa, prima di potergli offrire qualsiasi obbedienza, riverenza o rispetto come Papa; e il Suo tentativo di dissuadermi da questo grave dovere, è un grave peccato contro la carità e la giustizia che un pastore delle anime deve avere per me e la mia famiglia. Inoltre, poiché vi sono prove oggettive che la elezione di lui è stata invalidata dalla presenza di 133 Cardinali Elettori in spregio alla Legge Papale sui Conclavi, e che egli ha parlato contro la Fede Cattolica prima della sua elezione, devo ritenere che sia più probabile che la sua elezione sia invalida, a causa dell’autorità dei Papi Giovanni Paolo II e Paolo IV, il cui testo delle loro costituzioni è chiaro su questi punti, e che non può essere rovesciato dalle interpretazioni di nessuno, se non di un vero Papa ».

E se un sacerdote persiste, aggiungere:

“E se Lei continua ad abusare della sua posizione di sacerdote nei miei confronti, La denuncerò per abuso spirituale”.

La pretesa dei Cardinali di avere una dispensa, era una completa e totale menzogna

La pretesa dei Cardinali riuniti il 30 aprile 2025 di avere una dispensa per non osservare il precetto formale contenuto nel paragrafo n. 33 della Legge Pontificia sui Conclavi, era una completa e totale menzogna, come si evince dal paragrafo n. 4 della stessa Legge Pontificia che vieta espressamente qualsiasi dispensa da qualsiasi parte della Legge Pontificia. Universi Dominic Gregis, di Papa Giovanni Paulo II:

4. Sede Apostolica vacante, leges a Romanis Pontificibus latas non licet ullo modo corrigi vel immutari, neque quidquam detrahi iis sive addi vel dispensari circa partes earum, maxime eas, quae ad ordinandum negotium electionis Summi Pontificis pertinent. Si quid contra hoc praescriptum fieri vel attentari contigerit, id suprema Nostra auctoritate nullum et irritum declaramus.

Che, in una precisa traduzione italiana, reciterebbe:

4. Con la Sede Apostolica vacante, non è lecito che le leggi emanate dai Romani Pontefici siano in alcun modo corrette e/o modificate, né che si tolga o si aggiunga qualcosa da esse e/o si dispensi dalle loro parti, soprattutto da quelle che riguardano l’ordinamento dello svolgimento dell’elezione del Romano Pontefice. Se si dovesse fare e/o tentare di fare qualcosa contro questa prescrizione, Noi, con la Nostra Suprema Autorità, la dichiariamo nulla e irrita.

Pertanto, poiché la loro pretesa di avere una dispensa implica che essere dispensati da una parte della Legge papale, il n. 4 dichiara la loro pretesa nulla e irrita. E così, permettendo a 133 Cardinali Elettori di entrare in Conclave, era impossibile che il risultato non fosse reso nullo e irritus dal paragrafo n. 76 della Legge Pontificia. Pertanto, Prevosto non è il Papa, e non è necessario che la sua elezione sia dichiarata nulla, in quanto è già tale, perché secondo n. 76, nessun diritto o dignità o ufficio gli è stato conferito accettando la sua elezione illegittima.

76. Quodsi electio aliter celebrata fuerit, quam haec Constitutio statuit, aut non servatis condicionibus pariter hic praescriptis, electio eo ipso est nulla et invalida absque ulla declaratione, ideoque electo nullum ius tribuit.

Che in Italiano, reciterebbe:

76. Perciò se l’elezione fosse celebrata altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate anche le condizioni qui prescritte, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta.

Inoltre, la pretesa dei cardinali non si basa su alcuna decisione promulgata da Papa Francesco e arriva dopo 6 mesi in cui ognuno di loro avrebbe potuto chiedere a Papa Francesco una deroga alla regola del 120. È quindi assurdo ritenere che la loro pretesa abbia più autorità, dopo la sua morte, del testo scritto della legge che hanno giurato di sostenere, che proibisce di dispensare da qualsiasi parte di essa. Si tratta di un’azione oltraggiosamente illegale, che non può essere scusata o tollerata.

Infatti, poiché le dispense sono esplicitamente vietate dalla UDG n. 4, Papa Francesco nel concedere una dispensa avrebbe dovuto promulgare anche una deroga, dal momento che anche il canone 86 proibisce le dispense di questo tipo e il canone 335 proibisce qualsiasi innovazione del diritto durante una sedevacante. Quindi Papa Francesco avrebbe dovuto modificare la legge prima della sua morte, cosa che ovviamente non ha fatto e non poteva fare con un commento verbale. È così che funzionano le leggi della Chiesa, altrimenti nessuna legge sarebbe certa nella Chiesa. Ma è così che i senza legge vogliono che le leggi funzionino. La Chiesa di Roma, tuttavia, non è una senza legge, poiché è stata fondata dagli Apostoli della verità, che si sono opposti allo spirito dell’uomo senza legge (cf. 2 Tessalonicesi 2,3 : ὁ ἄνθρωπος τῆς ἀνομίας).

Lettera aperta al clero della Chiesa di Roma, denunciando Prevost come antipapa

Poiché molti ecclesiastici che prestano servizio a Roma sono così poco preparati da giudicare le cose solo sulla base delle apparenze e di ciò che affermano la televisione e i giornali, ristampiamo questa lettera inviata ai sacerdoti di Roma in cui si spiegano le serie e gravi ragioni per cui il Cardinale Prevost non è il nostro Vescovo e perché la sua pretesa di essere il Papa è priva di ogni ragionamento giuridico, di fatto e di diritto.

In particolare, desideriamo denunciare la profonda ipocrisia di colui che oserebbe parlare al clero di Roma come un Padre, quando è un assoldato dei globalisti che non è entrato nella Chiesa di Roma dalla porta, ma ha scavalcato il muro dell’ovile, violando le leggi di Dio e della Chiesa nel rivendicare il papato.

Insiste sull’unità, ma rifiuta l’unità della Chiesa professando un credo eretico e bestemmiando lo Spirito Santo, trasformandolo in una sorta di demiurgo al servizio del Grande Oriente.

+ + +

Cari Reverendi Padri della Chiesa Romana,

Vi scrivo per esprimere le mie preoccupazioni, in conformità con il diritto concessomi dal canone 212 del Codex Iuris Canonicis pubblicato da Papa Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983, riguardo ad una questione che sta versando tutti i cattolici in una gravissima preoccupazione, in particolare quelli della Chiesa di Roma: si tratta delle gravi irregolarità relative all’elezione del Cardinale Robert Francis Prevost a Vescovo di Roma.

Come forse saprete, il 30 aprile 2025 la Sala Stampa Vaticana ha pubblicato una dichiarazione dei Cardinali in merito alla loro pretesa di avere una dispensa al fine di violare il precetto formale di cui al n. 33 della Legge Pontificia sui Conclavi, Universi Dominici Gregis, promulgata da Papa Giovanni Paolo II, il 22 febbraio 1996, che recita così:

“Maximus autem Cardinalium electorum numerus centum viginti ne excedat”.

Questo precetto è una delle disposizioni giuridiche essenziali di quella legge pontificia, perché sancisce il pensiero del legislatore, Papa Giovanni Paolo II, il quale ha deciso in essa che il numero di 120 Cardinali elettori che partecipano ad un Conclave sia ben sufficiente (Vedi il 7° paragrafo dell’introduzione alla stessa legge papale).

Nel suddetto comunicato stampa del 30 aprile, tuttavia, i Cardinali hanno avanzato la pretesa di avere il diritto di interpretare l’atto di Papa Francesco, inerente la nomina dei Cardinali, come equivalente alla concessione di una dispensa da questo precetto. Nella loro pretesa non citano alcun documento o dichiarazione verbale del defunto Romano Pontefice per giustificare o documentare la loro affermazione.

Per questo motivo, sembra giuridicamente improbabile che la loro pretesa sia valida, dal momento che, secondo il canone 16, il diritto di interpretazione in grado di dispensare da una legge appartiene solo ai superiori e ai soggetti ai quali è stato concesso in un atto giuridico. Inoltre, il canone 86 proibisce le dispense contro le disposizioni giuridiche essenziali delle leggi papali; ancora, il canone 335 proibisce qualsiasi innovazione del diritto durante la sede vacante. Inoltre, le concessioni verbali espressi da uno superiore, che non vengono promulgate, non possono avere forza di legge dopo la sua morte, altrimenti l’intero sistema giuridico della Chiesa diventerebbe dubbio dopo la morte di qualsiasi superiore. Ed in effetti, il diritto di un Cardinale di votare in Conclave non è concesso dall’atto di nomina, né dal Codice di Diritto Canonico, ma solo dalla legge particolare sui Conclavi e comunque solo sotto la restrizione di 120.

Allo stesso modo, la motivazione avanzata dai Cardinali nella loro dichiarazione del 30 aprile non invoca la loro autorità nel n. 5 della Legge Pontificia riguardo alle interpretazioni di passi dubbi o controversi: da ciò ben si comprende come abbiano tacitamente ammesso che la loro pretesa non ha alcun fondamento nei diritti concessi loro in quel paragrafo della Universi Dominici Gregis.

Inoltre, la loro affermazione inerente al diritto di voto concesso a certi cardinali nel n. 36, usato come argomento contro la restrizione sopra menzionata nel n. 33 della stessa legge, risulta incoerente, poiché secondo le norme universali della giurisprudenza le definizioni e le restrizioni iniziali di una legge hanno la precedenza nella lettura del significato autentico di una legge in tutti i paragrafi successivi ad esse. Pertanto, non è autentico appellarsi al n. 36 avverso al n. 33, tanto più che nel n. 36 l’affermazione del diritto è posta esplicitamente sotto la restrizione del n. 33.

Di conseguenza, risulta che Papa Giovanni Paolo II, nel penultimo paragrafo della promulgazione di questa legge papale sui conclavi – dove dichiara irrita qualsiasi cosa fatta, consapevolmente o inconsapevolmente, da qualsiasi persona di qualsiasi dignità ecclesiastica – ha di fatto reso irrita la pretesa avanzata dai Cardinali nella loro dichiarazione del 30 aprile.

Per tutte queste ragioni, ritengo che il recente Conclave, tenutosi con 133 Cardinali elettori in ciascuna delle sessioni di scrutinio, abbia oggettivamente violato l’obbligo di cui al n. 68 della stessa Legge Pontificia, perché in ciascuna sessione di scrutinio sono state contati 133 voti anzichè 120; così facendo si è attribuito loro un valore giuridico contrario alla regola del n. 68 nell’atto stesso della votazione, azione che è giuridicamente irritus in sé e che ha causato la nullità dell’elezione del Cardinale Prevost come da censura di cui al n. 76 della stessa Legge, decretata da Papa Giovanni Paolo II, e nell’atto dell’elezione sul quale i Cardinali non hanno alcuna autorità di usare i diritti loro concessi dal n. 5 della medesima legge, come la stessa espressamente afferma.

Quindi, poiché Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che è il Capo della Chiesa e Legislatore Divino, ha dichiarato a San Pietro e ai suoi successori: “Tutto ciò che legherai in terra, sarà legato in cielo, ecc.”, appare teologicamente e giuridicamente impossibile che il conclave abbia avuto un risultato giuridico valido e che il Cardinale Prevost abbia una qualche valida pretesa all’ufficio di Romano Pontefice, per non parlare del fatto che non abbia mai potuto ricevere la grazia di tale munus dalle mani di Nostro Signore Gesù Cristo.

Inoltre, poiché il Cardinale Prevost prima dell’apertura del Conclave era noto per aver pubblicamente parlato in modo contrario ad almeno 5 verità il cui obbligo di credere è sempre stato sostenuto dalla Chiesa, risulta che, anche se altrimenti regolare, la sua elezione sia resa nulla, inanis e irrita dalla censura contenuta nel n. 6 della Bolla di Paolo IV, Cum ex apostolatus officio, del 15 febbraio 1559, e confermata da Papa Pio V nel suo Motu Proprio, “Inter multiplices curas”, del 12 gennaio 1567, in questa particolare censura mai abrogata, obrogata, subrogata o derogata.

Queste 5 verità che il Cardinale Prevost ha negato sono le seguenti: che lo Stato ha l’autorità da Dio di imporre legittimamente e lecitamente la pena capitale ai criminali, che l’osservanza del Secondo e del Sesto Comandamento del Decalogo sono fondamenti della disciplina sacramentale, che gli Apostoli avevano l’autorità di vincolare per sempre la Chiesa ad attenersi alla stessa disciplina per escludere i peccatori pubblici dalle benedizioni e dalla ricezione dei Sacramenti dei viventi, che con la sua ordinazione un sacerdote cattolico è tenuto esclusivamente ad agire come ministro di Gesù Cristo e a benedire cose e persone solo nel Nome dell’unico Dio vero e vivente, come ambasciatori di Dio sulla Terra; per non parlare del fatto che la Chiesa cattolica è obbligata a credere le stesse cose in ogni epoca, luogo e diocesi. Tutte questioni che il cardinale Prevost ha pubblicamente negato, contestando l’ammissibilità della pena capitale ed accettando i documenti eretici Fiducia supplicans e Amoris laeticia (già denunciati come tali dai cardinali Mueller e Sarah), permettendo ad ogni diocesi di agire diversamente secondo a tempi, luoghi e culture.

Pertanto, Vi scrivo, in qualità di membri del clero della Chiesa romana, cioè delle Diocesi di Roma e delle sue sedi suburbicarie, per esprimere ai vostri superiori ecclesiastici la preoccupazione dovuta all’azione sconsiderata dei Cardinali, che ha messo la Chiesa in una grave crisi giuridica, in ragione della loro pretesa di dare alla stessa Chiesa, come Papa, un uomo che, per le irregolarità della sua elezione e per il dissenso dalla de Fide Catholica, non ha alcuna pretesa all’Ufficio Papale.

Come rimedio, non sembra esserci altra linea d’azione onesta, se non l’abdicazione del Cardinale Prevost e la sua rinuncia alla pretesa dell’ufficio papale, nonchè il rientro dei Cardinali in Conclave seguito, in rispetto della legge papale, dall’elezione di un altro soggetto, tenendo presente la censura di Papa Paolo IV. Altrimenti, data la mera competenza ministeriale dei Cardinali, in assenza di un privilegio, ex canone 349, il diritto di eleggere il Romano Pontefice tornerebbe all’elettorato istituzionale originario, quale intero corpo dei fedeli della Chiesa a Roma e delle sue diocesi suburbicarie secondo la norma della Legge Apostolica e del diritto naturale (cfr. Niccolo II, In Nomine Domini, n. 3, 13 Aprile 1059). Infatti, qualora i Cardinali rifiutassero di riconoscere l’invalidità delle loro azioni del 7 e 8 maggio 2025, tale ostinazione nell’errore vizierebbe totalmente, nella presente istanza, la loro competenza ad eleggere il Romano Pontefice.

Per quanto riguarda la regola dei 120 Cardinali elettori, questi ultimi possono facilmente rispettarla qualora 13 di loro si astengano volontariamente dal voto in ogni sessione di scrutinio, rinunciando al loro diritto o accettando di essere scelti a sorte prima di ogni suindicato scrutinio, lasciando la Cappella Sistina. Tale soluzione non violerebbe il diritto pontificio e sarebbe altresì in accordo con l’antico principio giuridico, citato da Graziano, secondo cui i privilegi devono cedere alle norme generali (cfr. Generale praescriptum beneficio speciali anteferendum est (Codice Teodosiano: DEM AAA. VICTORIO P(RO)C(ONSULI) ASIAE).

Per quanto riguarda il clero della Chiesa di Roma, ritengo che l’argomentazione sopra esposta sollevi sufficienti dubbi giuridici sulla validità dell’elezione del Cardinale Prevost; conseguentemente ogni Arcivescovo, Vescovo o Sacerdote ha sufficienti motivi per ricorrere al diritto, concesso ex canone 41, di omettere momentaneamente il nome di “Leone” nel Canone della Messa, per evitare che, facendo il contrario, si acconsenta a un atto di malaffare da parte del Collegio Cardinalizio.

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Sappiamo che i fatti, le leggi e la giusta comprensione di entrambi saranno sgraditi a quegli uomini che da tempo hanno abbandonato ogni intenzione spirituale di servire l’unico Dio vero e vivente, e che invece si sono abbandonati alle perversità della prevaricazione, della dissimulazione, della finzione e della vanità. Ma condividiamo questa lettera per il bene degli uomini di Dio onesti, santi e retti che costituiscono il clero della nostra Chiesa e che sono isolati da ogni parte da questa marmaglia eretica di empi. Assicuriamo a questi santi sacerdoti le nostre preghiere e ci schieriamo con loro, che ci pascono veramente nella comunione con Cristo, una comunione che si fonda sul diritto, sulla verità e sulla giustizia, e non sulla molteplicità delle parole o sui riti della finzione.

Aggiornomento:

Per scaricare questa lettera, vedi qui la stessa in formato PDF (scarica QUI):

Cari Reverendi Padri della Chiesa Cattolica

Cattolici! Conosciate i vostri diritti!

Quali diritti ha il singolo cattolico dopo un’elezione papale, in cui sono state violate le leggi o il candidato non aveva la capacità di essere eletto?

La posizione corretta, cattolica e perenne sulla validità delle elezioni papali si evince dalla storia del papato, e cioè che un’elezione papale non si presume MAI valida, se le regole sono state infrante o se il candidato non era eleggibile: ed è stata dichiarata non valida, NON APPENA l’uno o l’altro fatto è stato conosciuto da chi lo sapeva.

Si tratta di buon senso, e non c’è nemmeno bisogno di conoscere il latino per capirlo. La Chiesa cattolica non è un gulag ideologico marxista, dove nessuno è in grado di pensare senza il permesso di un tribunale. Ma le logge massoniche esigono che la gente lo creda, perché è uno strumento necessario per controllare il pensiero.

La realtà storica delle elezioni papali contestate è questa: i laici cattolici hanno votato con i piedi e lo Spirito Santo li ha condotti al vero Papa. È l’unico tipo di controversia nella Chiesa che non viene risolta in un tribunale o in una corte, ma nella congregazione dei cattolici intorno al vero Papa. E la Chiesa non ha mai insegnato che è necessario un permesso per sollecitare l’elezione di un Papa cattolico, o per aderire al Papa cattolico contro un antipapa.

In questa materia, tutti i fedeli sono liberi di agire sulla base della propria coscienza, e non hanno altro giudice che Dio, ed è così che la Chiesa rimane libera; quindi…

  1. Non appena vi accorgete che il modo in cui è avvenuta l’elezione ha violato la legge papale sulle elezioni, o che il candidato eletto non è cattolico, siete assolutamente liberi di dire che non è il Papa e di non obbedirgli.
  2. Siete anche liberi di interrompere la comunione con chiunque dica il contrario, anche se questo non è sempre un obbligo morale.
  3. E soprattutto, non appena sapete che un uomo non è il Papa, dopo un’elezione irregolare, siete assolutamente liberi di sollecitare un’elezione corretta e di aderire al Papa cattolico correttamente eletto, non appena sarà eletto.
  4. Infine, nemmeno il vostro confessore o direttore spirituale ha il diritto di intervenire in questa decisione, e nemmeno i vostri superiori diretti o intermedi.

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