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Mons. Arrieta e Frà Bugnolo parlano sulla Rinuncia di Papa Benedetto

di Frà Alexis Bugnolo

Scrivo questo post per ringraziare pubblicamente il Mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Vescovo titolare di Civitate, nominato da Sua Santità Papa Benedetto XVI segretario del Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi.

L’ho incontrato l’11 Dicembre, 2019 alle 9.45. L’incontro è durato circa 75 minuti. Non ho registrato l’incontro, ma voglio condividere con tutti ciò che ricordo di esso, per la sua grande importanza per la vita della Chiesa cattolica.

Ho iniziato dicendo che ero venuto a discutere l’interpretazione del diritto (interpretatio iuris) o più precisamente il diritto di interpretare atti canonici (ius interpretandi). Il vescovo Arrieta è un esperto in questa materia, avendo prestato servizio come professore di diritto canonico dal 1984 presso la Pontificia Università di Santa Croce, e dal 2003 al 2008 alla Presidenza dell’Istituto di diritto canonico “San Pio X” a Venezia, e come canonista della Penitenzieria Apostolica. Dal febbraio 2007 è stato segretario del Pontificio Consiglio come segretario del Pontificio Consiglio. Questo titolo non significa che egli non è segretario, ma piuttosto, per così dire, vicepresidente del Consiglio.

Voglio sottolineare la dolcezza e il comportamento nobile del Vescovo, che non ha mai usato i ad hominem, non ha mai perso la pazienza e si è mostrato disponibile a discutere le questioni più impolitiche nella Chiesa dal punto di vista del diritto canonico.

Ho iniziato le mie domande con una prefazione, e con il permesso del Vescovo gli ho letto tutto il mio articolo, intitolato ¡Viva Guadalajara!

Durante la lettura, il Vescovo non poteva nascondere il suo divertimento di fronte alla storia fittizia, ma quando mi sono mosso verso i miei commenti su come questa storia si applica non solo ai primi momenti di un papato, ma anche all’ultimo, cioè ad una rinuncia papale, il divertimento sul suo volto è scomparso istantaneamente. – Tuttavia, continuò ad essere educato.

Mi ha confermato i seguenti fatti:

  1. A sua conoscenza, nel febbraio del 2013 non ci sono stati incontri di canonisti che hanno discusso la validità dell’Atto di rinuncia, né se una rinuncia del ministerium ha effettuato una rinuncia al munus.
  2. A sua conoscenza, papa Benedetto XVI non ha mai spiegato a nessun cardinale o canonista in privato se il suo atto ha effettuato una rinuncia al petrine munus o all’ufficio.
  3. A sua conoscenza, nessun atto di interpretazione della rinuncia è mai stato promulgato da papa Benedetto XVI.
  4. Mons. Arrieta ha ammesso che gli sono state poste domande sulla rinuncia, l’11 febbraio 2013, ma nessuna domanda riguardava l’uso del termine ministerium invece che munus.

Mi ha confermato anche questi punti di diritto:

  1. Se qualcuno avesse sentito Papa Benedetto XVI nel febbraio del 2013 spiegare o interpretare ufficialmente il suo Atto di rinuncia come atto di rinuncia al munus, e avesse lasciato una testimonianza giurata del fatto, questo non avrebbe alcun valore giuridico. Cioè non farebbe o altererebbe il significato se non lo fosse.
  2. Un atto di rinuncia papale non è soggetto all’interpretazione di nessuno nella Chiesa. Cioè, nessuno ha il diritto di interpretarlo.
  3. Un atto di rinuncia papale, quindi, deve essere certo di per sé. Se non è certo, non è valido.
  4. Non c’è un canone nel Codice di Diritto Canonico che prevede il termine ministerium di un ufficio ecclesiastico.
  5. Ciò che Arcivescovo Ganswein ha detto all’Università Gregoriana – Mons. Arrieta ha ammesso di non aver letto il testo di Ganswein per intero o nell’originale – è impossibile, perché l’Ufficio Pontificio è teologicamente incapace di essere tenuto da più di un uomo alla volta.
  6. È canonicamente impossibile che due persone trattengano l’ufficio papale contemporaneamente.
  7. La Curia romana partecipa al Ministerium petrinum, ma non al Munus petrinum.
  8. Può esserci un solo papa.
  9. Il Papa è soggetto alla legge divina e non può condividere il suo ufficio.
  10. Il Canone 1331 §2, n. 4 permette ad una persona scomunicata di avere un ministero nella Chiesa, ma che c’è una riforma del Codice Penale nelle opere e che questo è qualcosa che verrà affrontato.
  11. Il Canone 332 §2 richiede una rinuncia verbale, non una rinuncia che è significata dai gesti o dopo le dichiarazioni di fatto.
  12. Il principio teologico e giuridico supremo per l’interpretazione degli atti canonici è l’insegnamento di Gesù Cristo, dove diceva: “Che il tuo sì sia sì, e il tuo no, no, qualsiasi altra cosa viene dal diavolo” (Mt 5,37).

Ora, il vescovo Arrieta non era d’accordo con me in tutto. Mi ha detto chiaramente che egli sostiene le seguenti posizioni:

  1. La rinuncia di papa Benedetto era certa e chiara.
  2. La rinuncia significava chiaramente la rinuncia all’ufficio del papato.
  3. È moralmente impossibile a giudizio del vescovo Arrieta, in base alla sua conoscenza dell’uomo, Ratzinger, che papa Benedetto intendeva ingannare chiunque fingendo di dimettersi da una cosa invece dell’altra.
  4. Il Canone 332 §2, per quanto riguarda i requisiti di libertà e di debita manifestazione, non parla di una rinuncia al munus.
  5. La necessità in una rinuncia papale è una rinuncia all’ufficio papale, non al munus petrino, che è un termine canonico che non riflette adeguatamente la realtà teologica.
  6. Nel Codice di diritto canonico non c’è una chiara distinzione tra munus e ministerium.

Riguardo a questa quarta posizione del Vescovo, devo dire che ho cercato di ottenere una parola a margine per obiettare a tale affermazione palesemente falsa, come se le condizioni di validità di un atto di rinuncia al munus riguardassero solo l’atto di rinuncia e non l’oggetto cui si deve rinunciare. Credo che il Vescovo l’abbia appena detto per disperazione perché è logicamente assurdo in faccia, perché non si può leggere una parte di una frase nel canone che riguarda le condizioni di validità e ignorare ciò che è stato detto al inizio del canone come condizione fondamentale per il verificarsi o il discernimento del verificarsi dell’atto in questione!

Quanto alla quinta posizione, non sono d’accordo, perché Papa Giovanni Paolo II, Vicario di Cristo, promulgando il Codice ha imposto a tutta la Chiesa l’obbligo canonico di comprenderlo secondo il Canone 17, non come difettoso in nulla. Pertanto, un’interpretazione del canone 332 §2 che implica un difetto, non può essere autentica.

Non risponderò qui al n. 6, poiché l’ho devastantemente confutato nel recente Convegno Accademico a Roma, di cui ho pubblicato un estratto proprio su questo argomento, qui.

Ciò che mi ha lasciato insoddisfatto della nostra conversazione è che ho fatto molte domande, ma Mons. Arrieta non poteva darmi delle risposte. Ecco alcune delle mie domande, non testualmente, ma secondo il loro senso, che il Vescovo non ha risposto o non ha potuto rispondere:

  1. Se è chiaro che papa Benedetto si è dimesso dal suo ufficio, può spiegarmi canonicamente come ha fatto se non ha mai menzionato una rinuncia all’ufficio o al Munus petrino?
  2. Se il Canone 41 dà ad ogni sacerdote la discrezionalità e il diritto di valutare l’Atto di rinuncia papale prima di decidere di smettere di nominare Benedetto nel Canone della messa, come Papa, perché è canonicamente sbagliato se egli esercita questa discrezione, giudicare l’atto nullo e continuare a nominare Benedetto?
  3. Se nessuno ha il diritto di interpretare l’Atto papale, come si può spiegare perché quasi tutti nella Gerarchia ritengono che Papa Benedetto abbia operato una rinuncia all’Ufficio papale, se egli ha detto in nessun punto dell’Atto che “io rinuncio” all’ufficio o al munus? Non è la loro posizione un’interpretazione?
  4. Mentre sono disposto a concedere per rispetto a papa Benedetto che egli non intendeva maliziosamente ingannare, non è possibile che fosse in errore sostanziale quando si è dimesso da una cosa e non dall’altra?
  5. La nostra fedeltà a Gesù Cristo, Che si è impegnato ad osservare il diritto canonico, non ci impone di considerare quale possibile che il Papa sia in errore nel pensare di potersi rassegnare parte delle prerogative papali e mantenere il resto? o ha sbagliato nel voler biforcare il papato?
  6. I fatti storici che 1) Papa Benedetto XVI prima della sua elevazione al Papato sapeva dei desideri di molti teologi tedeschi di dividere l’ufficio papale secondo le linee del munus petrino e del ministero petrino, e 2) lo strano modo di rinunciare al ministero, ma non al munus, insieme a 3) la testimonianza di Ganswein suo segretario personale, che dovrebbe conoscere la mente del Santo Padre, non produrre la più solida testimonianza forense che il Papa ha intenzione di biforcare l’Ufficio Papale e dovrebbe essere corretto dalla Chiesa, anche se riteniamo personalmente che egli non aveva tale intenzione a titolo di supposizione e rispetto per la sua persona?

Il Vescovo ha concluso sottolineando che il mio approccio alla lettura dell’Atto di rinuncia è stato per lui strano, che non ha mai considerato questo problema prima, che non ha mai letto questa controversia, ma che gli ho dato “molto a cui pensare”.

CONCLUSIONE

La somma di quello che mons. Arrieta mi ha detto che mi porta a concludere quanto segue:

  1. L’Atto di rinuncia si presumeva fin dall’inizio come una rinuncia al Papato, senza considerare la discrepanza di rinunciare al ministerium invece che al munus, come se il Codice del 1917 fosse operativo, e non il Codice del 1983.
  2. Non c’è mai stata una riflessione canonica sul valore canonico dell’Atto di rinuncia da parte di chiunque conosciuto al vescovo Arrieta.
  3. Non ci sono argomenti canonici per la validità della rinuncia ad effettuare una perdita dell’Ufficio Pontificio, perché l’interpretazione è semplicemente una presunzione basata su un metodo estrinseco di lettura dell’atto (come ho sottolineato nel mio precedente articolo), che è il metodo di interpretazione più non autentico e più soggetto ad errori.
  4. L’opinione di nessun Cardinale o Vescovo o Sacerdote su questa materia costringe chiunque nella Chiesa ad accettarla, perché nessuno ha il diritto di dire che l’Atto papale ha un significato diverso da quello che dice espressamente.
  5. Così, la rinuncia di Papa Benedetto NON ha avuto effetto sulla perdita dell’Ufficio Pontificio. Egli rimane il Papa, il Successore di San Pietro, il Vicario di Cristo, il Sommo Pontefice e il Romano Pontefice con tutti i diritti e privilegi, tutte le prerogative e i poteri, le grazie e i carismi, PERCHE’ SE NON SI RINUNCIA AL PAPATO PER PAROLE, NON C’E’ UNA RINUNCIA AL PAPATO!*

Infine, voglio ringraziare il Vescovo per la sua pazienza. Più volte nei 75 minuti che abbiamo speso a discutere di questa questione più importante, ha osservato che aveva altri doveri, ma è rimasto comunque quando quello che ho detto era sostanziale e ha presentato una linea di argomentazione che ha ritenuto necessario per rispondere.

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* Per coloro che non hanno familiarità con il linguaggio tecnico, in questa controversia, il termine “papato” qui non si riferisce né al Vaticano, né allo Stato o agli Stati o Territorio Pontificio, né al governo del Vaticano, ma all’Ufficio del Romano Pontefice. E qui uso questo termine in senso linguistico, non nel senso della cosa, ma della cosa come viene chiamata. Per esempio, un marito si riferisce a sua moglie con uno dei suoi nomi propri, primo, medio, ultimo o improprio, come il miele, caro, tesoro, oppure con un pronome da solo o seguito da una frase subordinata, come “colei che fa i piatti”. Se dice che mi sbarazzerò del lavaggio dei piatti, della pulizia del bagno, della preparazione dei pasti e del letto caldo, non ha fatto riferimento né logicamente né verbalmente alla moglie, perché le azioni che compie la moglie o gli effetti di cui è causa non sono lei, sono effetti o azioni sotto il suo potere, e nominando le azione non si indica necessariamente o determinatamente colei che è sua moglie. – Così pure, quando papa Benedetto ha rinunciato al ministero, ma non all’Ufficio Pontificio, non ha rinunciato all’Ufficio, perché non lo ha nominato, si è riferito solo a quello che potrebbe essere interpretato come il ministero che ne deriva. L’incapacità intellettuale o incapacità di riconoscere questa legge comune del linguaggio e del significato umano è al centro della ragione per cui molti pensano che Benedetto si sia dimesso dal pontificato, quando in realtà non ha fatto nulla del genere. Tuttavia, il motivo per cui ha fatto ciò che ha fatto, è oltre al punto (praeter rem), perché qualunque siano le sue motivazioni, l’atto rimane invalido, nullo.

¡Viva Guadalajara!

di Frà Alexis Bugnolo

Nel conclave dell’anno domini 2243, i Cardinali della Chiesa Romana, nel loro ballottaggio finale, eleggono uno spagnolo.

Così, secondo le regole stabilite da Papa Giovanni Paolo II, il 22 febbraio 1996, nel documento Universi Dominici Gregis, n. 87, il Cardinale Diacono, il Segretario del Collegio Cardinalizio e il Maestro di Cerimonie per le Liturgie Pontificie si rivolgono al Cardinale spagnolo e gli chiedono con queste parole solenni se accetterà la sua elezione:  Accettate la vostra elezione canonica a Sommo Pontefice?

Silenzio.

Poi il Cardinale Diacono segnala con gli occhi al Cardinale eletto, chiedendo una risposta.

Il Cardinale Eletto, sorride, poi stende entrambe le mani da una parte e forma il V segno. Con questo dice con voce chiara: ¡Viva Guadalajara!

I cardinali spagnoli della Cappella Sistina, che conoscono la giocosità del cardinale eletto, ridacchiano. Il cardinale di Barcellona si dice: “Che burlone! Ma questo non è il momento di farci ridere”.

Il segretario del Collegio dà uno sguardo severo al cardinale eletto. Non si diverte a questo tipo di leggerezza. Così si rivolge al Cardinale Diacono, che è perplesso, e sussurra: “Chiediamoglielo di nuovo”.

Così l’anziano Cardinale Diacono, si rivolge al Cardinale Eletto, e chiede di nuovo, questa volta in spagnolo: ¿Acepta su elección canónica como Sumo Pontífice?

Silenzio.

Poi, il cardinale eletto, risponde: alzando la mano destra e sinistra come prima, e facendo il segno V con ciascuno, dice: ¡Viva Guadalajara! — Questa volta con un sorriso ancora più grande sul suo volto.

A questo punto, i cardinali rompono il loro silenzio, e mormorii misti di incoscienza e costernazione.

Il Cardinale Diacono, ormai impaziente, dice al Cardinale eletto: “Non è il momento di fare battute. Si prega di rispondere alla domanda con un sì o un no”. Poi, ricomponendosi, ripete la domanda canonica, questa volta in italiano: Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?

E ancora una volta, il cardinale eletto risponde allo stesso modo.

A questo punto, i cardinali della Cappella Sistina scoppiano in piccoli gruppi di conversazione. Tutti cercano di capire cosa vuol dire dire il cardinale eletto. I cardinali spagnoli si avvicinano agli eletti e cercano di ragionare con lui. Ma non dice nulla di più. Tutto quello che fa è continuare a sorridere e alzare la mano destra e sinistra di tanto in tanto con il segno V, per la vittoria.

Così, in accordo con la Legge Pontificia sui Conclavi, UDG, n. 5, il Cardinale di Parigi chiede che il Collegio discuta e decida cosa fare, poiché la Legge Pontificia non dice nulla sul modo in cui il Cardinale Eletto deve accettare l’ufficio, sia con un Sì o No o con qualche altro segno.

Tra i cardinali sorgono due fazioni. Da una parte, una minoranza ritiene che il cardinale eletto, con le parole usate, non ha accettato la sua elezione e deve essere considerato negativo o per errore o per pazzia. Dall’altra parte, la posizione assunta è quella del Cardinale di Città del Messico, che motiva in questo modo: Non c’è modo più certo di indicare che si è accettata la dignità di un principe che rispondere in un modo che richiede ai suoi ascoltatori di accettare la sua autorità. Ora, rispondendo in questo modo, il cardinale eletto non mostra chiaramente la sua intenzione di agire come un principe? E quindi, la sua intenzione di accettare l’elezione? Non si limita a mettere alla prova la nostra lealtà? Io per primo non mancherò nella mia fedeltà al Sommo Pontefice in questo suo primo atto di ufficio!

Questa linea di ragionamento vince sulla maggioranza e i Cardinali votano così considerando il modo di dire scelto dal cardinale eletto quale “Sì, accetto”.

Il Cardinale Diacono, poi si avvicina al Cardinale Eletto e gli chiede con quale nome vuole essere conosciuto. Egli risponde: “Ignazio I”.

E gli anni passano. E non c’è nulla di controverso nel pontificato di Ignazio Ignazio I. Non da ultimo.

Tranne che per questa sola cosa.

Ogni volta che i giornalisti riescono a fargli un’intervista, e gli chiedono del momento della sua elezione a Papa, gli chiedono cosa ha detto, e lui dice: ¡Viva Guadalajara!

A circa 6 anni dal suo regno di papa, un giornalista, di nome Marco Tosatti III, volendo capire meglio questo, pone una domanda molto specifica a papa Ignazio I, durante un viaggio programmatico.

Tosatti III: So che a Vostra Santità è stata posta più volte la stessa domanda. E siamo tutti colpiti dal suo talento per l’umorismo e dalla sua allegria, unica tra i Papi. Ma il giorno della sua elezione, se posso chiederlo ancora una volta, può dirci cosa ha detto, quando il Cardinale Diacono le ha chiesto se accetterà la sua elezione canonica?

Ignazio I: Ho detto: ¡Viva Guadalajara!

Tosatti III: È tutto quello che hai detto?

Ignazio I: Sì.

Tosatti III: Non hai detto: Sì?

Ignazio I: No, non ho mai detto sì o no. Ho semplicemente detto: ¡Viva Guadalajara!

Marco Tosatti III pubblica la sua intervista e le notizie fanno il giro del mondo: Il Papa non ha mai detto di sì.

Pochi giorni dopo, un altro vaticanista italiano, di nome Sandro Magister V, ottiene un’intervista con l’anziano Cardinale Diacono, che conferma la storia: Sì, non ha mai detto di sì. Infatti c’è stata una controversia nel Conclave, e ora che papa Ignazio, Ignazio I, ha abolito il segreto pontificio sulla sua elezione, posso rivelare che abbiamo tenuto un voto in accordo con l’Universi Dominici Gregis, n. 5, e abbiamo stabilito che canonicamente parlando, questa frase, ¡Viva Guadalajara! sarebbe stata intesa come “sì, accetto”.

Anche Sandro Magister V pubblica la sua intervista, che suscita ancora più clamore e le notizie fanno il giro del mondo.

Circa due settimane dopo, una vecchia signora del sobborgo di Madrid, Spagna, dove è cresciuto Papa Ignazio I, prende una vola a Roma ed poi entra nella piazza di San Pietro con un cartello grande che dice: “Non è il Papa!” — La Gendarmeria, la polizia vaticana, tenta di prendere il cartello da lei, c’è una rissa e finiscono per colpirla e lei li respinge. Alla fine la portano via sia lei che il cartello.

Ma i pellegrini in piazza fotografano e videoregistrano l’intera caricatura e queste immagini vanno in tutto il mondo su tutte le piattaforme dei social media.

Il giorno dopo su tutti i maggiori quotidiani e siti degli MSM, l’unico argomento è perché hanno picchiato queste povere vecchia donna. E i giornalisti che hanno il permesso di intervistarla nel carcere vaticano ricevono tutti la stessa dichiarazione, preparata dal suo avvocato: “Nel mio sobborgo di Madrid, dove sono cresciuto con Papa Ignazio I, la frase ¡Viva Guadalajara! ha sempre significato: “Stai scherzando. Non sarei più d’accordo su questo che sostenere la squadra di Guadalajara, gridando ¡Viva Guadalajara! ad una partita di calcio con la nostra squadra!””

A questa notizia, i giornalisti si affollano a Madrid, in Spagna, e intervistano tutti coloro che possono trovare chi conosceva il Papa da bambino o da ragazzo. E tutti sono d’accordo sul fatto che quello che ha detto questa vecchia signora è la verità assoluta!

E questi giornalisti riferiscono quello che trovano. E, il giorno dopo, Papa Ignazio I concede un’intervista e dice: Vedete, non c’è niente che io odi più di arroganza e sicofanteria. Così, quando ho visto che non c’erano candidati degni per il Papato, ho deciso di fare quello che potevo per ritardare il più possibile il Conclave, in modo che i più indegni fossero presi dal Signore o non potessero votare, avendo raggiunto gli 80 anni. Così ho escogitato l’inganno che ho usato per ingannare tutti. E ha funzionato. Ma ora che il mio scopo ha raggiunto il suo meta, voglio ammettere che non sono mai stato Papa, perché non ho mai accettato la mia elezione a Sommo Pontefice. Pertanto, ora smetterò di fingere di essere Papa e tornerò a Madrid e mi godrò i miei ultimi anni di vita bevendo cerveza e guardando la squadra di calcio di Madrid. Addio e Adios!

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I limiti della discrezione

Così finisce il caso canonico immaginario che ho creato. Come potete vedere, cose strane possono accadere se la discrezione che noi cattolici tradizionalmente accordiamo ai cardinali va oltre ogni limite. In giustizia, quindi, dobbiamo ammettere che ci sono alcune cose che i Cardinali non possono fare anche se lo vogliono.

Una cosa che non possono fare, anche se lo vogliono, riguarda l’interpretazione dei testi verbali. Come traduttore di testi medievali, capisco bene che ci sono 3 modi per determinare il significato di qualsiasi frase oscura. La prima è intrinseca, la seconda estrinseca e la terza è referenziale.

I metodi intrinseci guardano al significato delle parole usate e alla loro struttura grammaticale. I metodi estrinseci guardano al contesto in cui la frase è usata e impongono una teoria su ciò che l’intento era nella mente dell’autore nell’usare la frase oscura. I metodi di riferimento cercano altre occorrenze della stessa frase oscura negli scritti dello stesso autore, dei suoi contemporanei o degli autori che ha letto o citato.

E come traduttore, ho imparato a fatica che il metodo peggiore dell’interpretazione è il metodo estrinseco. Il metodo intrinseco può essere usato ma richiede grande discrezione e una buona conoscenza dell’autore che si sta leggendo. Il metodo referenziale è il più certo, ma bisogna tener conto del fatto che ogni autore può usare frasi standard in modo leggermente diverso.

¡Viva Guadalajara!

Come si può vedere dal caso fittizio che ho costruito, può sorgere un grave errore quando chi dovrebbe interpretare il significato delle cose dette dal Papa usa il metodo estrinseco, adottando il contesto della frase e qualche teoria di quale fosse l’intento di chi lo diceva, e da questi due dati estrapolando il significato della frase.

Questo non è stato uno studio inutile. E anche se si può trovare questa storia divertente, questa non è stato il mio intento. Perché anche se riguarda ciò che potrebbe accadere nel primo momento in cui un uomo diventa Papa, un problema simile di interpretazione può sorgere nell’ultimo momento in cui un uomo è il Papa, cioè in un atto di rinuncia.

Perché, quando un uomo rinuncia al papato, il Canone 332 §2 richiede che dica qualcosa che significhi: In qualità di Romano Pontefice, rinuncio al munus che ho ricevuto nella Successione Apostolica da San Pietro, il giorno in cui ho accettato la mia elezione a Sommo Pontefice dal Collegio Cardinalizio.

Le parole non devono essere quelle che ho appena scritto, ma devono significare essenzialmente la stessa cosa.

Se l’uomo che è Romano Pontefice dice, però, “Io dichiaro che rinuncio al ministero che mi è stato affidato per mano dei Cardinali, il giorno in cui sono stato eletto”, allora sorge un problema. Perché non si trova nel Codice di Diritto Canonico, né nella Tradizione Canonica, né nella mente di Papa Giovanni Paolo II, il Legislatore in questo caso, una chiara equazione o predicazione di munus da ministerium. Quindi, sostenere che la rinuncia al ministero di papa Benedetto XVI significa una rinuncia al munus è un’interpretazione, infondata in diritto. Inoltre, i Cardinali, i Vescovi e il Clero che hanno questa interpretazione non hanno alcuna autorità nella legge ecclesiastica per interpretare l’Atto Papale in questo modo.

Dobbiamo essere adulti e ammettere questo problema di interpretazione.

E coloro che hanno commesso questo errore devono farsi adulti e smettere di insistere che li seguiamo in esso.

Dopotutto, l’estremismo religioso non consiste nel rifiutare un errore di interpretazione. L’estremismo religioso consiste nell’insistere, come l’ISIS, che accettiamo i loro errori di interpretazione, o altrimenti !

CREDITI: l’immagine in evidenza è della Cattedrale di Madrid è tratta dall’articolo di Wikipedia sulla facciata della Cattedrale di Madrid e viene utilizzata sotto la licenza wiki commons ivi descritta.

Che Lei sia una luce per te nei momenti bui, quando tutte le altre luci si spengono!

Ecco tua madre!

di Frà Alexis Bugnolo

Queste parole del Nostro Divino Redentore riecheggiano attraverso i secoli. Risuonano dal Golgota, dalle pagine della Sacra Scrittura, nei ricordi di San Giovanni Evangelista, nella predicazione degli Apostoli e dei primi evangelisti. Sono richiamati nelle divine liturgie della Chiesa, sono meditati dalle preghiere dei Santi, spiegati nei loro scritti, blasonati nell’arte e nella musica, nelle chiese e nei dipinti, negli affreschi e nelle statue. Sono diventati la chiamata alle armi dei santi fondatori e sono i motti di monasteri, conventi, sacerdoti e vescovi e cardinali.

Belle parole, parole consolanti, parole di fiducia e parole di speranza. Personalmente penso che, a modo loro, queste parole di Gesù della Croce sono le più belle di tutte le pagine della Bibbia – le più incoraggianti tra tutte le parole che gli uomini hanno mai sentito o sentiranno mai.

Ricordo di aver letto uno studio sulla Sindone di Torino, che spiegava l’esatto modo in cui, secondo questa santa reliquia, il Corpo di Gesù appeso alla Croce, e il modo esatto della Sua morte. Lo studio indicava che quando Gesù, nel momento della morte, gridò e depose il Suo Santissimo Capo, lo fece in modo molto eloquente. Questa posizione finale del Capo di Nostro Signore è registrata nelle macchie di sangue e di sudore della Sacra Sindone.

Ciò che rendeva questa descrizione così toccante era ciò che l’autore osservava di questi fatti nella sua sommatoria – cioè che Nostro Signore Gesù Cristo nel momento finale della sua vita terrena fece una cosa che rimase l’unica cosa che poteva fare: cioè stendere il suo capo in modo molto significativo. In modo tale da consentirgli di guardare dritto verso il lato destro del piede della sua croce.

Mentre mi chiedevo perché fosse così, mi è venuta una meravigliosa e consolante realizzazione. Avete mai notato dipinti della Crocifissione? Oserei dire che la maggior parte di essi raffigurano la Madonna in piedi ai piedi della croce con San Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce. Ma Maria è quasi sempre sotto il braccio destro di Cristo, cioè sul lato destro della croce.

Una conclusione si spinge sulla nostra devozione: che nell’ultimo momento della sua vita, Cristo Nostro Signore ha fatto uno sforzo decisivo per fare in modo che l’ultimo sguardo della sua vita mortale fosse riempito con la visione del volto doloroso e compassionevole di sua Madre Maria.

Non credo che noi cristiani possiamo pensarci così a lungo senza esserne stati molto toccati nel cuore, e addirittura messi in lacrime, soprattutto se avete preso l’abitudine di meditare sulla Passione, come tutti i Santi ci raccomandano di fare, o almeno siete stati risvegliati a questo esercizio santo dal recente e letteralmente stupefacente film di Mel Gibson, “La Passione di Cristo”. Penso, creature deboli che siamo, che questo è particolarmente vero se abbiamo avuto l’esperienza personale di essere al letto di morte di una madre o padre o figlio o figlia. La realtà di quanto sia effimera la nostra esistenza è inevitabile in questi momenti. Ed è naturale e opportuno che scoppiamo in lacrime a queste tragiche separazioni – cosa che non è inopportuna, perché, come ci insegna la nostra Santa Religione, la morte è innaturale – e Gesù stesso ha pianto in quelle occasioni.

Naturalmente, essendo Dio Onnipotente, Gesù non aveva bisogno di consolazioni nell’Ora della Morte. Anzi, molti autori santi pensano che, per bere proprio la feccia dell’amarezza della sua passione, si sia costretto a guardare alle sofferenze dolorose di sua Madre in quell’ultimo momento della sua vita, per offrire il merito di un Cuore del Figlio strappato alla vista della sofferenza di una Madre, come l’ultima e definitiva oblazione al Padre per la nostra salvezza.

Sì, credo che in quell’ultimo momento, Cristo ha ricevuto la compassione di sua Madre, ha ricevuto il suo sacrificio di se stesso, e l’ha guardata nella sua morte come per dire: “Guarda! Da quando vado ora al Padre, ricevo e prendo da Te tutto ciò che hai portato per il mio bene con me qui e per tutta la tua vita fino ad oggi, e per tutta la tua vita fino a quando ti chiamo quindi a stare con me! La porto con Me al Padre, per offrirla a Lui per sempre in unione con il Mio stesso sacrificio”.

Penso che troppi di noi dimenticano che gli ultimi momenti della Passione di Cristo sono stati molto mariani. Lo stesso Spirito Santo ce lo insegna, quando gli Evangelisti citano il fatto che Cristo non ha detto: “È consumato”, fino a quando prima ha detto: “Donna, ecco il Tuo figlio; figlio, ecco la Tua Madre!

Queste parole meravigliose sono, per così dire, la “Ite Missa Est” del Golgota. Con loro, Cristo sommo sacerdote completa e termina il suo sacrificio, e depone non solo il suo capo, ma ora tutta la sua vita umana, accettando la morte e permettendo che la sua anima e il suo corpo siano divisi nel Santo Sacrificio della Croce.

Ora come la Passione di Nostro Signore è il Mistero più centrale della nostra Religione divina, così i momenti finali e le parole di Nostro Signore dalla Croce dovrebbero essere qualcosa di molto centrale nella nostra vita interiore di preghiera e meditazione. Infatti, se Nostro Signore si è adoperato a tal punto da assicurare e rendere possibile il nostro ricordo di Lui promulgando la Santa Messa e ordinando gli Apostoli con le proprie forze come Sommi Sacerdoti, dicendo: “Fate questo in memoria di Me”, quanto deve volere che ci ricordiamo di ciò che ha fatto per noi, e soprattutto del momento culminante di quell’Evento salvifico!

Naturalmente ci sono molte grazie, soprattutto di consolazione e di incoraggiamento per chi fa da mediatore della Sacra Scrittura e soprattutto per chi medita sulla vita di Gesù e di Maria. E questa è una consolazione squisita che pochi trovano o godono in questa vita, calpestata e calpestata come siamo dalla confusione della vita quotidiana e dalla pletora dei moderni mezzi di comunicazione di massa. Che triste e tragico, che tanti, per esempio, rendono un rito quotidiano leggere le notizie, ma non pensano di passare un po’ di tempo da soli, con le porte della loro stanza chiusa, o in qualche luogo solitario, meditando su tutto quello che Gesù e Maria hanno fatto e detto e sofferto per noi.

Una delle grandi verità che possiamo estrarre da queste ultime parole di Nostro Signore, per mezzo della meditazione, è quella che ci insegnerà qualcosa della portata di quanta fiducia dobbiamo avere nella Santissima Vergine Maria.

Se consideriamo che “prima della fondazione del mondo” Dio aveva considerato e meditato dall’eternità tutti i dettagli della creazione – non come un architetto che elabora progetti e cambia questo o quello, perfezionando il progetto giorno dopo giorno, giorno dopo giorno, fino e spesso anche durante la costruzione, ma come l’Infinito Eterno, Intelligenza onnipotente e sapientissima, piena di Carità e Verità, che concepisce nelle profondità del Suo Cuore Divino le manifestazioni più meravigliose e stupefacenti della Sua Divinità – dobbiamo certamente fermarci e riflettere ancora una volta, e sempre di più, queste parole di Nostro Signore: “Ecco tua Madre!” Perché in essi sono nascosti grandi tesori di grazia.

Se ricordiamo il motivo per cui Dio si è fatto uomo, che è stato per salvare le nostre anime tristi dalla perdizione eterna dell’inferno, a cui tutti noi avremmo volontariamente vagato alla fine della nostra vita, nati come siamo, privi della grazia santificante, della fede, della speranza e della carità per Dio, possiamo gustare in mente qualcosa, per quanto piccolo, della sapidità del rimedio di queste parole: “Ecco tua Madre!” “Tuo” qui significa “tu ed io”, “ognuno di noi”, “tutti noi”, “credenti e coloro che ancora non hanno creduto”: “tutti noi che abbiamo bisogno di salvezza e redenzione”, quanta grazia abbiamo già ricevuto.

E poiché questo è il motivo per cui Cristo è venuto e ha sofferto e morto: questa proclamazione finale del Re dei secoli deve avere a che fare con la rivelazione dei mezzi ultimi di salvezza.

Credo che Nostro Signore ci dia il suo stesso infallibile commento su questo brano dello stesso Vangelo di San Giovanni, mentre parla con Nicodemo sotto il velo della notte. “A meno che non siate nati dall’acqua e dallo Spirito Santo…..”. Dice. È Nostro Signore stesso che usa la metafora della nascita per giustificazione. Ne consegue che essendo neonati in grazia, abbiamo bisogno di una Madre.

Questa conclusione è ineluttabile, se consideriamo che Colui che usa questa metafora è lo stesso che ha creato tutti gli esseri viventi, e che ci ha fatto uomini e donne, stabilendo alcuni di noi padre o madri per altri di noi: che insomma ha preordinato la famiglia umana all’interno della necessità originaria e individuale del nostro essere corporeo.

Dobbiamo chiederci, allora, “A cosa pensava Nostro Signore quando, al momento del coronamento di tutto ciò che avrebbe meritato per noi, ha pronunciato quelle parole meravigliose? Nella sua mente umana, tutti i santi ci dicono che Egli sapeva tutto sulla creazione, passato, presente e futuro; prevedeva tutti noi e tutti i nostri peccati e le nostre buone azioni, anticipando tutti i nostri pensieri e sentimenti e tutti i movimenti e le inclinazioni del nostro cuore. Ma altrettanto importante, come il Nostro Divino Maestro e Maestro, in quell’ultimo momento, Egli considerava tutte le pie domande di tutti i Suoi fedeli che lo supplicavano in preghiera per spiegare loro qualcosa di più sul significato della Sua vita, sofferenza e morte, specialmente in quest’ultimo momento.

E così, queste parole “Ecco tua Madre” sono senza dubbio la risposta di Cristo a tutte le nostre domande sul significato, il significato e l’importanza della Sua Passione.

“Abbi fiducia, ho vinto il mondo”, dice Nostro Signore agli Apostoli nell’Ultima Cena. Queste parole trovano il loro compimento storico, senza dubbio, nella Passione e nella Morte, e indicano il significato di queste parole che Egli dice a San Giovanni: “Ecco tua Madre! Ci indicano che tutto ciò che Cristo avrebbe fatto sarebbe stato veramente vittorioso, e quindi che il suo ricordo dovrebbe essere per noi fonte di fiducia.

E possiamo trarre molta fiducia da queste parole di Nostro Signore a San Giovanni. Sì, Cristo è morto ed è risorto, eppure, sebbene sia salito in cielo, per sedersi alla destra del Padre, e con Lui, alla fine della sua vita terrena, sua Madre, per intercedere per noi davanti al Volto di Dio Padre, non meno vero è che Egli ha dato a noi la sua Beata Madre, per essere nostra Madre! La nostra dolce Madre!

Se non consideriamo la grandezza della santità di Maria, l’immacolatezza della sua purezza, l’inviolabilità della sua verginità, l’eccellenza della sua fede, la grandezza della sua carità, la forza e la fermezza della sua speranza, e ogni altra virtù che è sua al di là della misura degli uomini e degli angeli, e se non consideriamo che questa meravigliosa, splendida e bellissima delle donne è ora Nostra Madre! Io dico: chi non può essere incoraggiato, chi non può essere commosso, chi non può essere scaldato nel cuore, mosso ad una dolce delizia, mosso per raggiungere in spirito a Lei, per abbracciarla e baciarla e avvolgere nel suo abbraccio sia il corpo che l’anima, abbracciandola con anima e corpo allo stesso modo – per seppellirsi, per così dire, nel suo seno materno, come fa un bambino piccolo, quando vede la sua Madre dopo una lunga assenza, corre velocemente e immediatamente fino a Lei, saltando nelle sue braccia e abbracciandola con ogni affetto!

Ma se consideriamo ancora di più, che questa Donna, non è solo Nostra Madre, ma la Madre stessa di Dio, la Sposa dello Spirito Santo, la Figlia eletta dal Padre, la Regina degli Angeli e degli uomini, la Mediatrice di Grazia, la Corredentrice dell’Universo, dico io, che non può essere stimolata alla fiducia, visto che in Lei sono i tesori e i mezzi per ottenere ogni cosa buona, ogni medicina dell’anima e del corpo.

Ma la cosa più consolante e incoraggiante della Vergine Santissima, essendo Nostra Madre, è che Lei è sempre in ascolto, osservando e vegliando su di noi, ed è molto capace e potente e disposta a concederci i nostri pii desideri e preghiere, se non chiediamo con grande fiducia.

Forse avete visto bambini piccoli che sono fratelli e sorelle in lotta tra loro per l’affetto o l’intercessione della madre. Se uno riceve un favore speciale, gli altri non esitano a chiedere, a chiedere, a mendicare, a insistere, a chiedere come e perché l’hanno ottenuto da lei. Quanto sono zelanti! Come sono innocenti! E come semplice! Non dovremmo essere simili, quando sentiamo parlare di ciò che la Madonna ha fatto per alcuni dei suoi figli!

Sì, sono sicuro che avete sentito almeno una volta come la Madonna ha aiutato qualche santo: ma è più incoraggiante, credo, considerare come Ella ha aiutato alcuni peccatori, ancor più di alcuni santi.

Una storia così meravigliosa è quella che la Madonna ha fatto a un povero mulattiere in Spagna circa 400 anni fa. Era un uomo molto povero e non ha imparato per niente. Non credo che fosse nemmeno in grado di leggere o scrivere. Tutto quello che poteva fare per vivere, era condurre il suo mulo lungo i sentieri di montagna vicino al suo villaggio, trasportando merci attraverso il passo di montagna per vari mercanti della zona. Si alzava molto presto la mattina, faceva i bagagli per il viaggio, caricava la tana e saliva a piedi sulla montagna, arrivando a fine giornata dall’altra parte, dove, dopo aver scaricato lo stesso animale e riposato in una casa di amici, mangiava e dormiva e si alzava il giorno dopo, per fare la stessa cosa, al ritorno.

E così ha vissuto la sua vita e ha graffiato fuori un magro che viveva per la moglie, il figlio, il padre e la madre che viveva con lui nel capannone delle sue due stanze.

Ma un giorno, il mulo scivolava mentre si insinuava lungo il sentiero di montagna. E per salvarlo e il suo carico questo povero mulo driver corse velocemente dall’altra parte e fece di tutto per sostenere l’animale in modo che non scivolasse e cadesse. Ma sebbene lo avesse fatto con successo in molte occasioni, questa volta fallì, e l’animale e tutto il suo carico gli cadde addosso, sbattendolo a terra.

Gridava, oh come gridava nel dolore angosciante!

Molto presto gli altri contadini che guidavano i propri animali lungo il percorso, sono venuti a correre ad aiutarlo e sono riusciti a far salire il suo animale. Fu allora che scoprì che non riusciva a stare in piedi – si era ferito gravemente alla gamba. Gli abitanti del villaggio lo portarono con una barella a casa sua e a letto.

Con il passare dei giorni, non c’è niente di meglio. E quando il sacerdote del luogo venne a fargli visita, gli assicurò che non sarebbe andata meglio, e che l’unica speranza era quella di organizzarsi per essere portato all’Ospedale Universitario di Salamanca.

Fu un viaggio lungo e costoso, ma i suoi migliori amici e parenti gli fecero questo favore.

Inutile dire che, al suo arrivo, la cancrena si era sistemata e non c’era nulla che i medici potessero fare, ma gli tagliarono la gamba a metà coscia.

Per un autista di mulo, questo era un po’ meglio della morte, perché significava che non poteva lavorare nel suo mestiere: e nessun lavoro significava nessuna retribuzione, e nessuna retribuzione significava che lui, pur essendo l’unico vincitore del pane in casa, non poteva più mantenere la sua famiglia.

I suoi amici e parenti lo portavano a casa e lo lasciavano a casa nel suo letto. E per aggiungere tutte le sue sofferenze, non appena lasciarono la sua casa, la moglie e i genitori gli si rivoltarono contro con gli insulti più amari e disgustosi, dicendo: “Che cosa sei buono per noi ora! È tutta colpa tua! Tutti moriremo di fame per colpa tua! Sei tornato a casa pensando che ci prenderemo cura di te”.

E con ciò questo povero uomo si tirò su la coperta, pregò disperatamente la Madonna, e si addormentò, colmo del più amaro rimorso e dolore, privo di ogni speranza e vinto dai dolori del dolore e del tradimento non meno doloroso delle ferite chirurgiche della gamba.

Ma questo, grazie a Dio, non è dove finisce la storia di questo povero uomo, ma piuttosto dove inizia una storia più consolante. Per quella notte, mentre dormiva, sognava.

E in quel sogno, ha visto la Madonna.

E questo è ciò che sognava: si vedeva malato a letto, e nella sua stanza faceva un passo alla Vergine, coperta da un luminoso manto blu, e lo guardava con una così tenera compassione, come se Lei fosse venuta da lui, su un richiamo di malattia. E mentre egli si rallegrava nel cuore per vedere la sua bellezza, Lei gli aprì la bocca e gli disse, incoraggiandolo mentre gli toccava le gambe: “Siate guariti!

Al mattino, l’uomo si svegliò e, non avendo ancora aperto gli occhi, perché era ancora buio, gli ricordò il sogno che gli aveva dato tanta fiducia. E si dice in cuor suo con la semplicità di un bambino: “O, come sei buona con me, Beata Vergine! Ti ho pregato, quando non avevo altra speranza, di aiutarmi! E tu, nella tua gentile carità, mi hai dato un sogno così consolante per alleviare tutti i miei dolori quando ho subito una tragedia come questa! E così si è riposato, finché non è sorto il sole, e sua moglie si è alzata ed è uscita.

Dopo che lei se ne andò, lui cercò di mettersi a suo agio a letto. Improvvisamente si è sentito così strano. I medici gli avevano detto che, sebbene gli avessero tagliato la gamba, gli sarebbe sembrato che fosse ancora lì per un po’ di tempo. E così fu: sotto le sue coperte riusciva ancora a sentire la gamba!

Ma mentre guardava giù per il letto, quello che vedeva era tutto sbagliato. Non ne vide uno, ma due punti sporgenti dove il suo piede dovrebbe essere.

Due?, pensò a se stesso: Sì, riesco ancora a sentire la mia gamba, come i medici hanno detto che dovrei in occasione, perché è un trucco dei nervi, ma non dovrei ancora vedere due piedi!

A quel punto il ricordo del suo sogno gli è tornato in mente e ha strappato le coperte del letto per trovare DUE gambe perfettamente sane!

Saltò dal letto e cominciò a urlare di gioia: Un miracolo! Un miracolo!

Ben presto l’intero villaggio fu raccolto intorno alla sua casa e si diffuse in lungo e in largo la notizia di ciò che la Beata Vergine fece per lui.

E per la nostra fiducia, è successo che questa storia è arrivata alle orecchie del Re di Spagna, che ha inviato una commissione di investigatori reali per registrare e intervistare tutti i fatti e le testimonianze. Andarono persino all’Università di Salamanca e intervistarono tutti coloro che avevano assistito all’amputazione della gamba del contadino. Hanno anche dissotterrato la bara in cui è stata sepolta. E l’hanno trovata vuota, ma per gli involucri macchiati di sangue che una volta la legavano velocemente!

Oggi, alla vista della camera da letto del povero, sorge una magnifica Basilica per commemorare questo miracolo di fiducia.

Abbiamo dunque grande fiducia nella Vergine Maria, che è nella verità e lo è stata fatta per sempre, Madre Nostra! Che Lei fa e vuole concederci le cose di cui noi o i nostri cari, o qualche povera anima, abbiamo veramente bisogno.

Non abbiamo bisogno di essere santi per ricevere i suoi favori. Basta chiedere con umiltà, sincerità!

Per questo, preghiamo e supplichiamo ogni giorno con fiducia illimitata! E per non offrire preghiere come questa:

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato.

Animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, Vergine delle Vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro.

Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi.

Amen.

CREDITI: L’immagine della Madonna, conosciuta come la Theotokos di Gerusalemme, si trova nella chiesa del suo dominio a  https://medium.com/@ierosolhmitissa/the-true-story-of-the-uncreated-and-miraculous-holy-icon-of-the-most-holy-theotokos-b25e9cfebca5 Gerusalemme. Si veda  Il titolo di questo post è un adattamento di una linea di J. R. R. R. Tolkein’s, Two Towers.

Ora tutta la Chiesa Romana sa che Benedetto è il papa

di Frà Alexis Bugnolo

A mezzogiorno di oggi, 15 novembre 2019, la Chiesa di Roma è stata informata che Papa Benedetto XVI è ancora il Romano Pontefice, il Successore di San Pietro in ragione di non fare la sua rinuncia alla norma del Canone 332 §2.

Lo posso testimoniare personalmente, in tribunale, perché ho condiviso personalmente con quasi tutto il clero romano, in inglese o in italiano, la mia Quaestio scolastica dimostrando definitivamente, con 39 argomenti, che papa Benedetto non ha mai rinunciato al munus petrinum, come richiesto dal diritto canonico, dal diritto naturale, dal diritto morale, dal diritto evangelico e dal diritto divino. L’ho fatto in versione cartacea e/o via e-mail dal mio account personale.

Ho condiviso personalmente le informazioni con Sua Santità per la prima volta nel febbraio di quest’anno, nella versione inglese, e di nuovo in aprile. Poi, nel mese di ottobre, l’ho condiviso con lui di nuovo nella versione italiana. L’ho condiviso con tutti i Cardinali di Santa Romana Chiesa, che Egli ha elevato a tale dignità e che risiedono a Roma. L’ho condiviso con tutti gli uomini che sono cardinali o si pensano essere tali, che dirigono le Congregazioni della Curia romana. L’ho condiviso con il Cardinale Governatore e con il Capo della Guardia Svizzera, con i Cardinali Mueller, Brandmueller, Sarah e Burke.

L’ho condiviso con quasi tutto il clero della Chiesa romana: con il Cardinale Vicario nominato da Sua Santità e con l’uomo che esercita quel ministero su richiesta di Bergoglio. L’ho condiviso con tutti i Vescovi ausiliari di Roma, avendo personalmente consegnato a mano una copia stampata per ciascuno al Vicariato. L’ho condivisa con tutto il clero della Città, sacerdoti o monsignori, che hanno un indirizzo di posta elettronica pubblicata sul DiocesidiRoma.it (più di 650 sacerdoti in toto).

Lo condividerei con tutti i sacerdoti e diaconi che non hanno un indirizzo e-mail (che costerebbero circa 1000 euro per le spese di spedizione e stampa) ma non ho i soldi.

CHIEDO ORA L’INTERA CHIESA DI PREGARE LO SPIRITO SANTO affinché il clero della Chiesa di Roma riconosca il loro Dovere di aderire al vero Vicario di Cristo e insista affinché i CANONI DELLA CHIESA siano sostenuti e quindi depongano l’usurpatore che ogni giorno stupra la SANTA MADRE CHIESA con eresie e apostasie e scisma!

CREDITS: L’immagine in evidenza è di Frà Alexis Bugnolo che la rilascia al dominio pubblico per l’uso dei blogger. In essa si vede la Cattedrale di Roma, l’Arcibasilica del Santissimo Salvatore, la Chiesa di San Giovanni in Laterno, con il Vicariato, la Cura della Diocesi di Roma, al fianco. Foto fatto 06.12.2019.

08.12.19: Rosario di Riparazione per l’idolatria in Vaticano

Domenica 8 Dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, alle ore 18.00 abbiamo indetto una preghiera comunitaria in riparazione dell’idolatria in Vaticano e sempre più ramificata in tutto il mondo. Si reciterà il Santo Rosario contemplando i misteri Gloriosi (chi se la sente reciti il rosario completo).

Si pregherà nelle proprie case, nelle chiese, ovunque si voglia; l’importante è l’unione spirituale e l’intenzione. Molti sacerdoti e laici stanno aderendo alla nostra iniziativa. Aderisci anche tu per scongiurare i castighi derivati dall’idolatria, il peccato più grave contro Dio Padre.

Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» [Luca 4,8]

Abbiamo bisogno del tuo aiuto, coinvolgi più persone possibili!

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo,
Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra
di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.

Dio ci benedica.

CREDITS: Testo di Gloria.TV, ripubblicato con massima condivisione. Video di Youtube.com. L’immagine in evidenza da https://www.amicidilazzaro.it/index.php/la-vera-devozione-a-maria-benedetto-xvi/ senza informazione per diritto intellettuale. Tutti usati secondo il fair use.

La Rinuncia è invalida per 6 ragioni

di Frà Alexis Bugnolo

Mentre i cattolici iniziano lo sforzo di far sapere al clero che sono stati defraudati della loro fedeltà al Vicario di Cristo il 28 febbraio 2013, è importante avere una breve sintesi dei problemi canonici nella dichiarazione di Papa Benedetto XVI dell’11 febbraio 2013, Non solum propter. (Testo ufficiale qui al sito web del Vaticano)

Ecco un breve riassunto.

6 errori canonici nell’atto di rinuncia

  1. Nell’Atto, il Romano Pontefice rinuncia “al ministero affidato a lui attraverso le mani dei Cardinali” il giorno della sua elezione. Ma il canone 332 §2, nel testo ufficiale latino di quel canone, richiede che la rinuncia sia al “munus” petrino, cioè al’Ufficio Papale (cfr. canoni 331, 333, 334, 749). Pertanto, l’atto NON è una rinuncia al papato. Così, per quanto riguarda il canone 332 §2, l’atto è un ACTUS NULLUS. E se si dice o si pensa che sia un atto di rinuncia al papato, allora l’affermazione o la stima è falsa in ragione del Canone 188, che dichiara IRRITA qualsiasi rinuncia all’ufficio viziata da errore sostanziale, cioè da un errore che tocca la sostanza dell’atto (che, in questo caso, è costituita dall’essenza dell’atto come atto di rinuncia al munus, non del ministerium).*
  2. Nell’Atto, il Romano Pontefice non nomina l’ufficio con alcun termine canonico proprio, e quindi l’atto è anche un ACTUS INVALIDUS in ragione del requisito del canone 332 §2, che l’atto sia debitamente manifestato (rite manifestetur), poiché ciò che non viene nominato non è manifesto.
  3. Nell’Atto, la libertà del Romano Pontefice riguarda ciò che fa, non ciò che non fa, il che, non essendo egli non lo fa, che sia libero di farlo o meno, non è espresso. Pertanto, l’atto è un ACTUS INVALIDUS in ragione del requisito del canone 332 §2, che l’atto di rinuncia al munus sia eseguito liberamente (libere fiat).
  4. Nel fare una dichiarazione di rinuncia, invece di rinunciare, l’atto è anche un ACTUS NULLUS, perché il diritto canonico non considera le dichiarazioni come atti canonici. Sono solo annunci. (cfr. la sezione penale sugli annunci riguardanti persone che hanno subito scomunicazioni latae sententiae ipso iure).
  5. Nel fare quella che sembra essere una rinuncia al papato, senza nominare l’ufficio papale come richiesto dal Canone 332 §2, l’uomo che fa la dichiarazione, in quanto è l’uomo che ha ricevuto l’ufficio e che sta cercando di separarsi dall’ufficio, aveva bisogno di ottenere dall’uomo che è il Papa, una deroga esplicita ai termini del canone 332 §2, in virtù del canone 38, e poiché egli non ha fatto, poiché nell’atto non viene menzionata alcuna concessione di deroga a tale requisito, allora in ragione del canone 38, l’atto, essendo contrario alla legge del canone 332 §2 e gravemente lesivo del diritto dei fedeli di sapere chi sia il vero papa e quando sia canonicamente dimesso, è un ACTUS SINE EFFECTU, cioè un atto che manca di ogni effetto.
  6. Infine, rinunciando al “ministero”, il Romano Pontefice pone un atto giuridico che non è previsto dal Codice di Diritto Canonico, poiché in esso nessun canone parla di rinuncia al ministero. Pertanto, l’atto è un ACTUS NULLUS a norma di legge. Pertanto, secondo il canone 41, nessuno che abbia un ufficio nella Chiesa ha il dovere di riconoscerlo.

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* Non includo l’errore sostanziale come uno degli errori canonici dell’Atto, perché l’atto non è mai stato un atto di rinuncia all’ufficio papale. L’argomento che l’errore sostanziale vizia l’atto, tecnicamente, ha più a che fare con le percezioni errate o false affermazioni fatte sul valore canonico dell’atto, che con l’atto stesso. Parlare di errore sostanziale è quindi necessario quando si discute con qualcuno che opera sotto la falsa premessa che il Papa ha rinunciato al papato, ma alla fine si deve parlare della realtà di ciò che il Papa ha effettivamente detto in quel giorno, e distinguere quella realtà dall’idea sbagliata che è stata pubblicata in tutto il mondo.

P.S.: Si noti che nel titolo di questo post uso la parola “invalida” nel senso comune di un atto che non incide su ciò che si pensa che abbia effetti, ma propriamente parlando il termine dovrebbe essere “viziata” o “erronea”, perché come si può vedere dalla lista di 6 errori canonici, 3 riguardano la nullità, 2 riguardano l’invalidità, e 1 riguarda l’essere senza effetto.

CREDITS: L’immagine in evidenza si trova sul web senza informazioni di proprietà intellettuale. Si presume fair use.

Come DiocesidiRoma.it tace sulla Rinuncia

Mirabile visu!

Sai che la Diocesi di Roma mediante il suo sito ufficiale sull’internet non sa della Rinuncia di Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013?

No, suona incredibile!

Ma è vero! Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013 ha dichiarato che rinuncia al ministero. Ma, cosa dice DiocesidiRoma.it nella sua biografia del Papa?

nel 2005 la Sua elezione al Pontificato: 19 aprile l’inizio solenne del Suo ministero di Pastore Universale della Chiesa: 24 aprile rinuncia il 28 febbraio 2013.*

Eccolo! La parola sola: rinuncia.

Ma, rinuncia a cosa?

Evidentemente, DiocesidiRoma.it non sa!

Non lo sa?

Perché non lo sa?

Perché se dice, “rinuncia al ministero”, qualcuno potrebbe chiedere, “Ma il canone 332 §2 non richiede una rinuncia al munus?”

Inoltre, quel sito dice che Egli ha rinunciato il 28 Febbraio, quando tutti sa bene che non ha rinunciato niente quel giorno. L’11 Febbraio ha dichiarato che rinuncia al ministero dal 20,00 ore il 28 Febbraio. Ma tutti canoniste sano bene che una rinuncia è un rinunciare, non un dichiarare che si sta per rinunciare.

Cosa fanno al DiocesidiRoma.it?

Non lo so. Chiedi alla Curia presso il Laterano.

+ + +

Se Lei vuole sapere della Rinuncia, si trova tutto al PPBXVI.org, il sito che sa della Rinuncia, perché tutti hanno il diritto di sapere!

Inoltre, il DiocesidiRoma.it insulta Papa Benedetto XVI, che è chiamato “Papa Benedetto” da tutta la Chiesa per più che 6 anni. Ma il DiocesidiRoma.it chiama lui, “Joseph Ratzinger”.

Che vergogna!

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CREDITS: L’immagine in evidenza si sua secondo il Creative Commons License 2.0 Generic Use, che si trova al wikipedia per l’immagine https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pope_Benedict_XVI_1.jpg. Il foto è di Peter Nguyen. Il brano di testo da DiocesidiRoma.it è citato secondo la regola di fair use in referenced citations, il quale brano si trova alla pagina http://www.diocesidiroma.it/s-s-p-e-joseph-ratzinger/.

 

 

Gli Adulteri non possono ricevere la Comunione

Recentemente qualche vescovo in Italia ha annunciato che gli adulteri possano ricevere il Santissimo Sacramento dell’Altare senza pentimento e confessione del loro peccato.

Questa dottrina non viene da Cristo, nè dagli Apostoli, nè dalle Sacre Scritture, nè dalla Tradizione cattolica – neanche dal vero Romano Pontefice, come è stato dimostrato (qui).

Quindi per proteggere il gregge di Cristo ripubblichiamo brani del Libello di Condanna contro gli errori contenuti nel documento Amoris Laetitia, e esortiamo tutti i fedeli di Cristo di rifiutare questo documento e di rimproverare fortemente ogni vescovo, sacerdote, diacono, religioso o laico che sostiene gli errori contenuti in esso.

Questo Libello è stato pubblicato dall’Associazione Veri Catholici (vericatholici.wordpress.com) il 25 Luglio 2016, in seguito alla loro Conferenza contro Amoris Laetitia svolta a Roma, e ha ricevuto il consenso tacito di tutta la gerarchia cattolica in quanto nessuno vescovo ha parlato contro il Libello in 3 anni (a ragione del fatto che il suo contenuto è fedele all’insegnamento della Chiesa perenne).

Libellus di condanna degli errori contenuti nel , presupposta dalla , o alla base del documento ‘ Amoris Laetitia ‘

brani….

Contro Modernismo

Con Papa San Pio X, condanniamo la nozione che i dogmi della Fede evolvano o che la Chiesa arrivi a una conoscenza più chiara della verità tramite gli sforzi degli uomini che cercano di accomodare gli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli ai desideri, ai costumi e alle consuetudini o alla cultura dell’epoca in cui vivono.

Contro la falsa Pastoralità

Condanniamo la nozione che la verità della Fede Cattolica sul Matrimonio si possa correttamente insegnare e applicare pastoralmente senza nominare la parola, “adulterio”, la quale è assente del documento intero, come il Dott.ssa Anna M. Silva ha osservato.

Condanniamo la nozione che per un Cattolico la legge morale o i precetti morali dell’Antico Nuovo  Testamento sono un ideale da raggiungere e non obblighi da osservare per forza come il minimo indispensabile della vita Cristiana, poiché il Nostro Signore e Salvatore ha comandato a tutti, “Se Mi amiate, osservate i Miei comandamenti”, non “Se Mi amiate, ascoltate i Miei consigli”.

Condanniamo la nozione che ai peccatori pubblici non si possa più dire categoricamente di “trovarsi nello stato di peccato mortale”, “peccatori”, “peccaminosi”, “viventi vite di peccato”, o “dipendenti dal peccato”.

Condanniamo l’uso del linguaggio prolisso per nascondere o portare a dimenticare le verità immutabili della Fede insegnata da Cristo e i suoi Apostoli e tramandate da secoli immemori all’interno della Chiesa.

Condanniamo l’uso delle asserzioni della verità cattolica per disarmare i fedeli riguardo a quelle parti del documento che sono piene di errori, bestemmie e eresie.

Condanniamo come falsa etica pastorale, che il Clero non debba predicare o insegnare a tutti e a ciascun fedele che l’adulterio è mortalmente peccaminoso.

Condanniamo come falsa etica pastorale che il Clero debba rimanere zitto o almeno non disapprovare pubblicamente e abitualmente l’adulterio o il divorzio.

Condanniamo come crudele e insensibile la nozione che è lecito moralmente accontentare peccatori pubblici abituali con l’integrazione nella vita della parrocchia, quando hanno rifiutato di pentirsi e di lasciare la loro vita di peccato, e non a scontentarli abitualmente con la pratica perenne apostolica di rifiutargli il sacramento e la società umana, purché rimangono tali.

Condanniamo come falsa e ingiuriosa verso la buona morale e la formazione retta della coscienza la nozione che peccatori abituali mortali non si devono far sentire scomunicati quando hanno abitualmente rifiutato il pentimento.

Condanniamo l’ipocrisia del pastore che avrebbe scritto, “Ovviamente, se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare” (AL 297), mentre nel frattempo costruisce un documento per discolpare i peccatori e fare sembrare colpevoli i pastori delle anime che applicano verso di loro la disciplina ecclesiale apostolica e tradizionale.

Condanniamo come falsa etica pastorale, la preferenza per una disciplina sacramentale che causa confusione rispetto ad un’altra che è chiara e bianco e nero.

Condanniamo come un inganno la promulgazione di una Esortazione che asserisce esplicitamente di non imporre nuove regole mentre dà ordini dalla Sede Apostolica alle conferenze episcopali del mondo di riferire come il documento si rende effettivo nei loro paesi.

Condanniamo come falsa ed erronea la pratica pastorale che propone tutte le domande per l’auto-riflessione ai peccatori pubblici eccetto quelle che riguardano la necessità assoluta della osservanza dei precetti divini e morali come condizione di salvezza eterna e quelle domande che riguardano il necessario pericolo immediato di dannazione eterna a cagione della loro mancanza oggettiva di conformità con quei precetti.

Contro la Moralità falsa

Condanniamo con il Concilio di Trento la nozione che ciò che Dio ha comandato è troppo difficile da osservare, o che Egli non ha dato, non da, o non darà la grazia sufficiente per osservare tutti e ciascuno dei Suoi precetti.

Condanniamo la nozione che una catechesi che merita il nome ‘retta e cattolica’, possa prescindere dal parlare della necessità assoluta dell’osservanza dei comandamenti di Dio come la pre-condizione per il dono della salvezza eterna.

Condanniamo come falsa ed eretica l’asserzione che “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”, poiché è de fide che il peccato mortale depriva l’anima della grazia santificante, come insegna l’Apostolo San Giovanni.

Condanniamo come falsa l’asserzione che anche se “Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere i valori insiti nella norma morale”, può essere autorizzato, consigliato o permesso di trasgredirla.

Condanniamo come falsa la nozione che qualcuno può evitare ogni peccato nel non prendere una decisione, quando la sua pratica morale oggettiva non è in conformità con le richieste oggettive di Dio, della moralità o della legge naturale, poiché ogni omissione deliberata nell’osservanza di questa legge in materia grave è peccato mortale.

Condanniamo come inganno e raggiro l’uso di una citazione dal Dottore Angelico quando parlava di quelli con la grazia abituale, in riferimento a quelli che sono in peccato mortale.

Condanniamo come falsa e blasfema la nozione che Dio stesso potrebbe ispirare un’anima a fare un passo avanti verso una migliore disposizione al pentimento e a motivo di questo assolverla della obbligazione morale di pentirsi in quel momento o di considerare quella opera morta come meritoria di giustificazione.

Condanniamo come un inganno la citazione del Dottore Angelico riguardo alla difficoltà di intendere l’applicazione di principi morali in casi particolari, come egli parlasse del fallimento di principi stessi o della loro inapplicabilità a tali casi.

Condanniamo la nozione che la legge naturale, inscritta da Dio in ogni cosa, non è un codice a priori di obblighi morali vincolanti universalmente tutti gli esseri umani.

Condanniamo come falsa e blasfema l’asserzione che il processo di disporsi meglio alla grazia di conversione è un processo di santificazione, perché tale errore fa rivivere l’errore dei Farisei che consideravano le opere della Legge come meritorie o effettive da se stesse della grazia di giustificazione o di santificazione.

Condanniamo come falsa, una contraddizione in termini e eretica la nozione che un’anima nello stato di peccato mortale possa crescere in grazia, mediante qualsiasi mezzo, mentre rimane in tale stato.

Condanniamo come falsa ed eretica l’asserzione che il vocabolo, “peccato mortale”, non si usi più verso i peccatori pubblici che violano un precetto grave divino rivelato da Dio.

Condanniamo come falsa la citazione degli scritti di Papa Giovanni Paolo II allo scopo di rifiutare la sua condanna della cosi detta “legge di gradualità” nella morale.

Condanniamo come falsa la nozione che gli obblighi di una coscienza falsa acquistino priorità rispetto agli obblighi oggettivi della legge morale o sacramentale.

Contro gli errori opposti alla Ecclesiologia Cattolica

Condanniamo la nozione che qualcuno possa partecipare spiritualmente nella vita della Chiesa ma non completamente, poiché tutte le cose spirituali sono semplici e non sono capaci di divisioni.

Condanniamo similarmente la nozione che coloro che si trovano in peccato mortale partecipano alla vita della Chiesa.

Condanniamo la nozione che quelli in peccato mortale hanno un mezzo per partecipare alla vita della Chiesa che è proprio di quelli che rimangono nel peccato mortale, invece di pentirsi del loro peccato e ritornare alla vita di grazia e dei Sacramenti.

Condanniamo come falsa ed eretica la nozione che quelli in peccato abituale morale, sia pubblico o privato, debbano essere integrati nella vita della Chiesa in qualsiasi altra maniera che tramite il pentimento e la confessione.

Condanniamo come una bestemmia e eretica la nozione che la Sposa Immacolata di Cristo, la Santa Madre Chiesa, debba sporcarsi con i peccati dei suoi figli o accomodare Se Stessa o i suo modi di praticare la carità pastorale con i valori mondani e le abitudini corrotte del mondo.

Condanniamo come falsa e erronea la nozione che nel ministero pastorale la carità si deve predicare prima della fede e del pentimento, poiché per l’uomo peccaminoso è solo dal timore di Dio che cresce l’amore per Dio.

Contro l’abuso coltivato dei Sacramenti

Condanniamo la nozione che sotto qualsiasi pretesto di circostanze o di coscienza un individuo possa esentarsi o essere esentato dal suo confessore dall’obbligo di ricevere i Sacramenti con pentimento e fede, o nello stato di grazia.

Condanniamo la nozione che è lecito moralmente, e non meritorio di dannazione eterna e perpetua, per un individuo ricevere i Sacramenti in stato di peccato mortale, o per un confessore di concedere a un peccatore di ricevere in tale modo i Sacramenti dei viventi in tale stato.

Condanniamo la nozione che a un individuo che ha ammesso la commissione di un atto che è in se stesso gravemente immorale, e non essendo pentito, si può consentire di ricevere un Sacramento, sotto qualsiasi pretesto, da colui che conosce ciò nel foro esterno.

Condanniamo la nozione, che un peccatore abituale mortale può, mediante il suo abito cattivo di peccato arrivare a essere tanto incolpevole dei suoi atti di peccato da potersi accostare ai Sacramenti senza pieno pentimento, perfetta contrizione e fede cattolica, o essere autorizzato lecitamente a farlo da qualsiasi autorità sulla terra.

Condanniamo come bestemmia e eresia l’asserzione che la confessione è o possa essere “una camera di tortura”, poiché tale affermazione non è degna della bocca di un cristiano ma di quella di un demonio.

Condanniamo l’asserzione che la disciplina sacramentale perenne e ricevuta di negare i Sacramenti ai peccatori abituali pubblici è crudele, non adatta alle sensibilità moderne, o bisognosa di una riforma.

Condanniamo come una bestemmia, eretica e un depravato giudizio, l’asserzione che quelli che mantengono la disciplina sacramentale tradizionale sono Farisei o rigoristi.

Condanniamo ogni insinuazione o sforzo per superare le vigenti forme di esclusione che sono state parte della disciplina sacramentale della Chiesa da tempi immemori.

Contro gli errori verso il Sacramento del Matrimonio

Condanniamo, con il Concilio di Trento, come falsa e eretica la nozione che lo stato di verginità scelta per amore di Dio e l’osservanza e la partecipazione della perfezione evangelica non è in se stessa superiore allo stato di santo Matrimonio, conferito con il dovuto rito nella Chiesa.

Condanniamo la nozione che il matrimonio naturale o sacramentale è un ideale da raggiungere e/o non una istituzione divina gli obblighi che vincolano ogni uomo e donna che vogliano creare una famiglia o unirsi come coppia.

Condanniamo la nozione che la ricezione del Sacramento del Matrimonio non è un obbligo grave morale per tutti i Cattolici che vogliano avere figli o usare i poteri di procreazione che Iddio gli ha dato, e che il Sacramento è meramente un arricchimento del loro benessere personale.

Condanniamo la nozione che i due fini del matrimonio, quello procreativo e l’unitivo, sono eguali o che il secondo non è subordinato al primo.

Condanniamo la nozione che la decisione dei Cattolici che si sposano civilmente e non nella Chiesa «… molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti», come se la preferenza per i valori mondani non costituisse un pregiudizio o una resistenza ad accettare l’insegnamento di Cristo riguardo al Sacramento.

Condanniamo la nozione che qualsiasi uso deliberato dei poteri procreativi del corpo umano, fuori matrimonio, è lecito moralmente per qualsiasi persona in qualsiasi occasione.

Rigettiamo come una bestemmia e una eresia la nozione che le unioni adulterine o impure possano in qualsiasi maniera riflettere l’amore del Dio che è infinitamente puro e che si deve adorare in spirito e in verità.

Rigettiamo come falso e come uso sacrilego delle Scritture l’implicazione che Gesù parlò alla donna samaritana con lo scopo di santificare l’unione adulterina in cui si trovava.

Condanniamo la nozione che l’individuo vivente in adulterio ha un obbligo morale maggiore di rimanere nell’unione adultera a ragione dei figli, che di separarsi da essa a ragione del precetto di Cristo contro di essa.

Condanniamo la nozione che la famiglia o il matrimonio si possano costituire veramente da qualsiasi altro che l’unione di un uomo e di una donna.

Condanniamo la nozione che i Cattolici o qualsiasi persona umana debbano rispettare o accettare qualsiasi altra nozione di matrimonio e della famiglia, che quella costituita da un uomo e da una donna.

Condanniamo come ingannevole e malizioso l’uso di citazioni di documenti magisteriali che riguardano il Sacramento di Matrimonio per difendere unioni adulterine o illecite.

Condanniamo la nozione falsa che la validità di un matrimonio può legittimamente essere giudicata dall’individuo senza ricorso all’autorità ecclesiastica, come se la giurisdizione del tribunale appartenesse con qualche diritto al giudizio privato, formato veramente o falsamente.

Condanniamo come blasfema ed eretica la nozione che il Vangelo di Fede e Pentimento, che Cristo ha predicato dai primi giorni del suo Ministero pubblico, non è una soluzione facile per ogni difficoltà morale in cui peccatori abituali si trovano.

CREDITS: I brani citati dal Libello si trovano sul sito di Veri Catholici citati qui sopra, con permesso. L’immagine in evidenza, L’Allegoria del Concilio di Trento, di Andreas Brugger, è nel dominio pubblico come si nota a https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Hohenems_St_Karl_Fresko_Tridentinum.jpg)

Giovanni Paolo II lottava con la Mafia di San Gallo

Mons. Ivo Fürer, il vescovo emerito di Sankt Gallen, nella Svizzera, recentemente ha raccontato la storia della Conferenza Episcopale di Europa tra gli anni 1971 e 1996, nel suo libro intitolato: Die Entwicklung Europas fordert die Kirchen heraus: Die Tätigkeit des Rates der Europäischen Bischofskonferenzen (CCEE) von seiner Gründung 1971 bis 1996, disponibile in rete in forma di PDF (qui).

Il Monsignore sa bene la storia, perché è stato segretario della Conferenza dal 1975 fino al 1993.

Nel suo libro egli dettaglia le sforze fatte da Papa Giovanni Paolo II per diminuire il potere del gruppo di Sankt Gallen. Per esempio, nel 1993, il Vicario di Cristo ha cambiato le regole di elezione per la presidenza della conferenza per fare impossibile che il Cardinale Martini sia eletto di nuovo.

Il Papa voleva che l’esempio di martirio e di fede dei vescovi di Europa orientale sia alla guida della Conferenza. Egli sosteneva che la Conferenza faceva poco niente a promuovere la Fede Cattolica in Europa.

Dopo la manovra di Papa Giovanni Paolo per escludere Cardinale Martini dalla Conferenza, il Cardinale si fece capo del gruppo di Sankt Gallen, i membri di cui in 2006 hanno rinominato il gruppo: la Mafia di San Gallo.

Jorge Mario Bergoglio da 2005 fino a 2013 era riconosciuto come il successore di Martini quale capo del gruppo. — Il Mons. Ivo Fürer diceva, in suo riguardo, che non poteva nascondere la sua felicità di vedere il Bergoglio vince nel Conclave di 2013.

Non fa sorpresa quindi, che il Bergoglio fa tutto per distruggere l’eredità del Papa polacco.

CREDITS: L’immagine in evidenza si trova sulla pagina, Giovanni Paolo II di Wikipedia italiana, come nel dominio pubblico.

Lo Scisma di Anacleto II E Cosa Possiamo Imparare da Esso

Un esempio storico per i nostri giorni

di Frà Alexis Bugnolo

La Chiesa in materia di fede e morali è infallibile. Ma questa verità non significa che i membri della Chiesa non possano cadere in errore in riguardo ai fatti di storia.

Questa è vera specialmente in nostra epoca mediatica in cui le notizie che sentiamo sono spese espresse in un modo per fare capire qualche altro che la realtà degli eventi storici. Questa modificazione delle notizie si chiama il “controllo del narrativo”, un trucco dei marxisti e di quelli che vogliano dominare la gente tramite la bugia e la non verità.

In riguardo alla Rinuncia di Papa Benedetto, anche se ogni indagine e critica dell’atto mette in evidenza la sua non conformità ai requisiti del canone 332 §2, si sente continuamente l’appello al fatto che, se tutti lo credono valido deve essere valido! Tutta la Chiesa non possa essere in errore in riguardo a chi sia il papa!

Ma la storia dello scisma di Anacleto II confuta queste repliche. Perché una volta, per 8 anni, la Chiesa di Roma seguiva un antipapa senza la conoscenza che era antipapa.

Si parla degli anni di 1130-1138 in cui tutti due, Gregorio Papareschi e Pietro Pierleoni, lottavano per il papato.

La storia è ben conosciuta (qui per Papa Innocenzo II e qui per l’antipapa Anacleto II*): il 14 Febbraio 1130, il Cardinale Gregorio Papareschi, Deacono di SantAngelo fu eletto papa con il nome di Innocenzo II. In seguito, la maggioranza dei Cardinali dichiarando l’elezione invalida hanno scelto Pietro Pierleoni, il Cardinale prete di Santa Maria in Trastevere.

Lo scisma era unico per la storia della Chiesa di quel tempo, come descrive il Pier Fausto Palombo nella sua, Le doppie elezioni del 1130 e del 1159 e il giudizio di Alessandro III e della sua età sullo scisma precedente**:

… uno scisma anomalo, in quanto sorge spontaneo dal seno stesso della curia, senza sollecitazioni esterne, e si allarga là dove trova il terreno favorevole per contrasti, locali o ideologici, …

Il popolo romano non sapeva della legittimità dell’elezione di Papa Innocenzo per quasi 4 anni, e lo scisma durava in toto 8 anni. La Chiesa Cattolica era divisa in due campi, ma al fine Papa Innocenzo II, eletto secondo la norma di un provvedimento speciale di Papa Onorio II, poco conosciuto fuori la sua corte al tempo della sua morte, prevalse.

Questo scisma in seguito è stato citato sempre dai canonisti come esempio di diritto per dimostrare che colui che è eletto legittimamente non è colui che la maggioranza pensa di essere eletto legittimamente, è piuttosto colui che è stato eletto secondo la norma vigente al tempo dell’elezione.

Quindi, la regola di verità in tali casi è sempre la norma della legge, non la detenzione di potere di uno con pretese al papato nè il parere della maggioranza dei Cardinali nè l’opinione comune del popolo romano.

Inoltre, lo scisma in senso retto e cattolico è sempre il peccato di colui che non è il papa secondo la norma della legge, non dei seguaci di colui che è il papa secondo la norma della legge.

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* Anche se la conferenza su Anacleto II, svolta curiosamente il 10-12 Aprile di 2013 provava a fare sembrare che Pierleoni era il vero papa.

** Atti del Convegno di Studi su Alessandro III nel VIII Centenario della morte, (Civita Castellana, 30 ottobre 1981), Viterbo, Centro di studi sulla civiltà comunale, 1985, pp. 181-241, citato in Le “immagine” e lo scisma di Innocenzo II e Anacleto II in Aquitania (1130-1138), del Dott Giorgio Milanesi, Università degli Studi di Parma. Disponibile in rete in formato PDF.

CREDITS: L’immagine di Beato Innocenzo II in evidenza si trova in dominio pubblico secondo le informazioni pubblicate in rete.