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Che vuole dire, «Essere leale al Papa»?

. . . se non ci sentiamo obbligati a conoscere chi è il vero Papa?

Ormai la voglia politica sostituisce la voglia di verità, e la dittatura di relativismo si esalta ai cieli. Quindi, abbiamo il dovere di distinguere la falsità dalla verità.

Il criterio di la verità è diverso secondo le diverse materie. In un ballottaggio la verità politica consiste nei numeri di voti. Nelle scienze empiriche la verità consiste in ciò che si può osservare e dimostrare in maniera ripetitiva. In tema di Fede la verità consiste nell’insegnamento rivelato da Dio. Ma nella questione di chi è il vero papa e chi non lo è, la verità consiste in Diritto canonico, perché la legge ecclesiastica regola chi possiede un pretesa valida e legittima e chi non la ha.

Come tutti sappiamo, non è la voglia, né la popolarità, né un sondaggio che convalidano un uomo papa. Un uomo diventa papa solamente quando è eletto in un Conclave. Ma per essere più precisi un uomo si fa papa quando ACCETTA la sua elezione canonica in un Conclave legittimo. Un Conclave legittimo è un conclave che segue la legge papale di Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, sui conclavi durante una sede vacante. (Per il testo, va al vaticano.va).

Ovviamente quindi anche se tutti i Cardinali dicono che qualcuno è il papa che non è stato eletto così, non è il papa, perché anche i Cardinali devono osservare il Diritto canonico della Chiesa Cattolica. Infatti, il Canone 359 dice espressamente che i Cardinali non hanno nessun potere di decisione quando la Sede Apostolica è vacante.

Quindi, per conoscere chi è il vero papa, non è sufficiente di riconoscere come tale chi è stato eletto in un Conclave. Ogni cattolico anche ha il dovere di verificare se c’è stata una sede vacante.  Ma ovviamente, quando un papa muore il problema non esiste perché c’è una salma.

Ma quando un Papa rinuncia? Ecco presentarsi il problema.  Infatti Papa Giovanni Paolo II ha previsto espressamente la possibilità di una rinuncia invalidante nella sua legge per i Conclavi, Universi Dominici Gregis al paragrafo 3, e al paragrafo 37 dove si ne fa una menzione indiretta.

Papa Giovanni Paolo II ha previsto anche la possibilità di una rinuncia invalidante quando ha promulgato il nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983, perché in canone 332 §2, si parla in questi termini di una rinuncia papale:

Canon 332 § 2.  Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut   renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.

Che è in italiano significa:

Canone 332 §2. Se succede che il Romano Pontefice rinunci al suo munus, per la validità si richiede che la rinuncia sia fatta liberamente e sia manifestata debitamente, ma non che sia accettata da qualsiasi.

Vediamo che in molte traduzione la parola latina munus venga tradotta come l’ufficio in ragione del fatto che il canone 145 §1 l’ufficio ecclesiastico (officium ecclesiasticum) si definisce come un munus. Questa traduzione, tuttavia, non è fedele, perché uno ufficio ecclesiastico è un dignità legale. Ma il munus petrino è una dignità soprannaturale, un dovere evangelico e un incarico concesso da Gesù stesso, a ragione per cui tutti il Diritto canonico lo definisce un ufficio ecclesiastico a norma di legge.

A questo punto è importante notare che in ogni discussione di diritto canonico, il testo latino è il presupposto del testo giuridico. Quindi, in ragione di questo Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013 ha fatto la sua dichiarazione in consistorio con i Cardinali esprimendosi in lingua latina, dicendo in prima persona (come Joseph Ratzinger):

Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse.

Una rinuncia papale è un atto giuridico speciale

Una rinuncia papale è un atto giuridico speciale. Come il Mons. Arrieta, Segretario per il Consiglio Pontificio per testi legislativi ha affermato l’11 Dicembre 2019 durante il suo incontro con Frà Alexis Bugnolo: una rinuncia papale non è soggetta alla interpretazione di nessuno, cioè nessuno nella Chiesa ha il diritto ad interpretarla. Neanche il papa. Perché se la rinuncia è valida, non è più il papa. E se non è valida, la sua interpretazione non la rende valida. “Deve essere certa in se” secondo il detto del Mons. Arrieta.

Quindi, come si vede dal testo latino della Rinuncia (qui sopra), Papa Benedetto ha rinunciato al ministerium. Quindi, non è legittima per nessuno a dire che ha rinunciato ad altro.  In particolare non si consente di dire che egli ha rinunciato al munus o all’ufficio ecclesiastico. Tale spiegazione è una interpretazione che sostituisce la parola “munus” o “ufficium” alla parola “ministerium”. Quindi, di conseguenza, Papa Benedetto è ancora papa. Non c’è stata mai una sede vacante.

La fretta e la mancanza di prudenza dei Cardinali l’11 di Febbraio quindi è stato storico e straordinario

Secondo il Mons. Arrieta, secondo la sua conoscenza, non c’è stato mai un incontro di canonisti in grado di leggere la dichiarazione papale prima che il Padre Lombardo, portavoce per Papa Benedetto, desse via libera alla Sig.ra Giovanni Chirri di ANSA di diramare un tweet annunciando la rinuncia al papato.

Ovviamente quindi nessuno nella Chiesa è obbligato a seguire il Padre Lombardi o la Sig.ra Chirri o i Cardinali nel loro errore. Infatti mediante la Fede divina siamo tutti obbligati a dare ancora la nostra lealtà a Papa Benedetto.

Papa Giovanni Paolo II ha previsto errori di questo tipo quando ha promulgato il Codice di Diritto in 1983. Perché in quel Codice Egli, come Legislatore supremo nella Chiesa, ha cambiato il canone che riguarda la rinuncia del Romano Pontefice. Poiché tanti teologi per quasi 20 anni hanno messo in discussione la possibilità di scindere il governo papale dall’ufficio papale, in vista di una condivisione della dignità papale due persona: una con l’incarico del munus e l’altra con il dovere del ministerium, Egli ha messo un freno a tale eventualità per l’avvenire aggiungendo le parole suo muneri come oggetto del verbo renuntiare (Nel Codice di 1917 il verbo non ha oggetto).  Inoltre, Papa Giovanni Paolo II ha impedito la possibilità di rinunciare ad altro, tramite il canone 188, che dichiara ogni rinuncia viziata da tale errore sostanziale irritus ipso iure, cioè inesistente proprio dalla legge.

Quindi, anche se Papa Benedetto ha voluto di rinunciare solamente al ministerium e conservare il munus non poteva farlo. Inoltre, Mons. Arrieta ha affermato sempre nell’incontro con Frà Alexis Bugnolo, che sarebbe contrario al diritto divino il fatto che il papato sia condivisa tra due persone.

UN OBBLIGO DIVINO PER TUTTI

Tutti nella Chiesa sono obbligati a seguire il vero Papa. Un uomo eletto in un Conclave indetto durante la vita di un papa eletto canonicamente è ovviamente non il papa. Il Canone 359 espressamente vieta i Cardinali di eleggere un altro papa durante la vita del Papa regnante. Il Papa regnante ovviamente è ancora il Papa regnante fintanto che non rinuncia al munus secondo la norma di Canone 332 §2.

Se il Clero in fretta ha obbedito a una giornalista o a un portavoce che non erano periti nella materia di Diritto, questa non obbliga in niente.  Se i Cardinali in fretta e senza giusta discrezione hanno presunto la rinuncia come una rinuncia al papato, questa non obbliga in niente. Anche se Papa Benedetto con la sua età pensa di aver rinunciato al potere o all’ufficio del papato, ma non ha fatto una rinuncia al munus, oppure non ancora vuole rinunciare al munus, perché vuole ancora avere la dignità pontificia, questa non obbliga in niente, perché neanche il Papa ha autorità sopra l’ufficio papale. Solo Cristo il suo creatore la può avere. Quindi neanche l’intento di Papa Benedetto espresso nell’Atto (per fare vacante la sede o per convocare un conclave) può sanare l’errore di non rinunciare al munus.

Che facciamo ora?

Dobbiamo insistere con i nostri parroci perché smettano di nominare l’uomo che non ha il munus petrino nel Canone della Messa e ritornare a nominare Papa Benedetto. Ciascun sacerdote doveva fare ricorso al canone 41 che gli da l’autorità di leggere il testo della Rinuncia e dichiarare la Rinuncia un atto nullo.

Dobbiamo batterci poi perché i Cardinali riconoscano il loro errore e ritornino alla lealtà per Papa Benedetto XVI.  Infine dobbiamo insistere perché l’Arcivescovo Cardinale di Buenos Aires ritorni a casa in Argentina.

Questo è il dovere solenne di tutti i Cattolici Romani. Non possiamo fare altro se vogliamo arrivare in Cielo, perché obbedire ad un antipapa è il più grave peccato di disobbedienza possibile nella Chiesa terrena.

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Che Lei sia una luce per te nei momenti bui, quando tutte le altre luci si spengono!

Ecco tua madre!

di Frà Alexis Bugnolo

Queste parole del Nostro Divino Redentore riecheggiano attraverso i secoli. Risuonano dal Golgota, dalle pagine della Sacra Scrittura, nei ricordi di San Giovanni Evangelista, nella predicazione degli Apostoli e dei primi evangelisti. Sono richiamati nelle divine liturgie della Chiesa, sono meditati dalle preghiere dei Santi, spiegati nei loro scritti, blasonati nell’arte e nella musica, nelle chiese e nei dipinti, negli affreschi e nelle statue. Sono diventati la chiamata alle armi dei santi fondatori e sono i motti di monasteri, conventi, sacerdoti e vescovi e cardinali.

Belle parole, parole consolanti, parole di fiducia e parole di speranza. Personalmente penso che, a modo loro, queste parole di Gesù della Croce sono le più belle di tutte le pagine della Bibbia – le più incoraggianti tra tutte le parole che gli uomini hanno mai sentito o sentiranno mai.

Ricordo di aver letto uno studio sulla Sindone di Torino, che spiegava l’esatto modo in cui, secondo questa santa reliquia, il Corpo di Gesù appeso alla Croce, e il modo esatto della Sua morte. Lo studio indicava che quando Gesù, nel momento della morte, gridò e depose il Suo Santissimo Capo, lo fece in modo molto eloquente. Questa posizione finale del Capo di Nostro Signore è registrata nelle macchie di sangue e di sudore della Sacra Sindone.

Ciò che rendeva questa descrizione così toccante era ciò che l’autore osservava di questi fatti nella sua sommatoria – cioè che Nostro Signore Gesù Cristo nel momento finale della sua vita terrena fece una cosa che rimase l’unica cosa che poteva fare: cioè stendere il suo capo in modo molto significativo. In modo tale da consentirgli di guardare dritto verso il lato destro del piede della sua croce.

Mentre mi chiedevo perché fosse così, mi è venuta una meravigliosa e consolante realizzazione. Avete mai notato dipinti della Crocifissione? Oserei dire che la maggior parte di essi raffigurano la Madonna in piedi ai piedi della croce con San Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce. Ma Maria è quasi sempre sotto il braccio destro di Cristo, cioè sul lato destro della croce.

Una conclusione si spinge sulla nostra devozione: che nell’ultimo momento della sua vita, Cristo Nostro Signore ha fatto uno sforzo decisivo per fare in modo che l’ultimo sguardo della sua vita mortale fosse riempito con la visione del volto doloroso e compassionevole di sua Madre Maria.

Non credo che noi cristiani possiamo pensarci così a lungo senza esserne stati molto toccati nel cuore, e addirittura messi in lacrime, soprattutto se avete preso l’abitudine di meditare sulla Passione, come tutti i Santi ci raccomandano di fare, o almeno siete stati risvegliati a questo esercizio santo dal recente e letteralmente stupefacente film di Mel Gibson, “La Passione di Cristo”. Penso, creature deboli che siamo, che questo è particolarmente vero se abbiamo avuto l’esperienza personale di essere al letto di morte di una madre o padre o figlio o figlia. La realtà di quanto sia effimera la nostra esistenza è inevitabile in questi momenti. Ed è naturale e opportuno che scoppiamo in lacrime a queste tragiche separazioni – cosa che non è inopportuna, perché, come ci insegna la nostra Santa Religione, la morte è innaturale – e Gesù stesso ha pianto in quelle occasioni.

Naturalmente, essendo Dio Onnipotente, Gesù non aveva bisogno di consolazioni nell’Ora della Morte. Anzi, molti autori santi pensano che, per bere proprio la feccia dell’amarezza della sua passione, si sia costretto a guardare alle sofferenze dolorose di sua Madre in quell’ultimo momento della sua vita, per offrire il merito di un Cuore del Figlio strappato alla vista della sofferenza di una Madre, come l’ultima e definitiva oblazione al Padre per la nostra salvezza.

Sì, credo che in quell’ultimo momento, Cristo ha ricevuto la compassione di sua Madre, ha ricevuto il suo sacrificio di se stesso, e l’ha guardata nella sua morte come per dire: “Guarda! Da quando vado ora al Padre, ricevo e prendo da Te tutto ciò che hai portato per il mio bene con me qui e per tutta la tua vita fino ad oggi, e per tutta la tua vita fino a quando ti chiamo quindi a stare con me! La porto con Me al Padre, per offrirla a Lui per sempre in unione con il Mio stesso sacrificio”.

Penso che troppi di noi dimenticano che gli ultimi momenti della Passione di Cristo sono stati molto mariani. Lo stesso Spirito Santo ce lo insegna, quando gli Evangelisti citano il fatto che Cristo non ha detto: “È consumato”, fino a quando prima ha detto: “Donna, ecco il Tuo figlio; figlio, ecco la Tua Madre!

Queste parole meravigliose sono, per così dire, la “Ite Missa Est” del Golgota. Con loro, Cristo sommo sacerdote completa e termina il suo sacrificio, e depone non solo il suo capo, ma ora tutta la sua vita umana, accettando la morte e permettendo che la sua anima e il suo corpo siano divisi nel Santo Sacrificio della Croce.

Ora come la Passione di Nostro Signore è il Mistero più centrale della nostra Religione divina, così i momenti finali e le parole di Nostro Signore dalla Croce dovrebbero essere qualcosa di molto centrale nella nostra vita interiore di preghiera e meditazione. Infatti, se Nostro Signore si è adoperato a tal punto da assicurare e rendere possibile il nostro ricordo di Lui promulgando la Santa Messa e ordinando gli Apostoli con le proprie forze come Sommi Sacerdoti, dicendo: “Fate questo in memoria di Me”, quanto deve volere che ci ricordiamo di ciò che ha fatto per noi, e soprattutto del momento culminante di quell’Evento salvifico!

Naturalmente ci sono molte grazie, soprattutto di consolazione e di incoraggiamento per chi fa da mediatore della Sacra Scrittura e soprattutto per chi medita sulla vita di Gesù e di Maria. E questa è una consolazione squisita che pochi trovano o godono in questa vita, calpestata e calpestata come siamo dalla confusione della vita quotidiana e dalla pletora dei moderni mezzi di comunicazione di massa. Che triste e tragico, che tanti, per esempio, rendono un rito quotidiano leggere le notizie, ma non pensano di passare un po’ di tempo da soli, con le porte della loro stanza chiusa, o in qualche luogo solitario, meditando su tutto quello che Gesù e Maria hanno fatto e detto e sofferto per noi.

Una delle grandi verità che possiamo estrarre da queste ultime parole di Nostro Signore, per mezzo della meditazione, è quella che ci insegnerà qualcosa della portata di quanta fiducia dobbiamo avere nella Santissima Vergine Maria.

Se consideriamo che “prima della fondazione del mondo” Dio aveva considerato e meditato dall’eternità tutti i dettagli della creazione – non come un architetto che elabora progetti e cambia questo o quello, perfezionando il progetto giorno dopo giorno, giorno dopo giorno, fino e spesso anche durante la costruzione, ma come l’Infinito Eterno, Intelligenza onnipotente e sapientissima, piena di Carità e Verità, che concepisce nelle profondità del Suo Cuore Divino le manifestazioni più meravigliose e stupefacenti della Sua Divinità – dobbiamo certamente fermarci e riflettere ancora una volta, e sempre di più, queste parole di Nostro Signore: “Ecco tua Madre!” Perché in essi sono nascosti grandi tesori di grazia.

Se ricordiamo il motivo per cui Dio si è fatto uomo, che è stato per salvare le nostre anime tristi dalla perdizione eterna dell’inferno, a cui tutti noi avremmo volontariamente vagato alla fine della nostra vita, nati come siamo, privi della grazia santificante, della fede, della speranza e della carità per Dio, possiamo gustare in mente qualcosa, per quanto piccolo, della sapidità del rimedio di queste parole: “Ecco tua Madre!” “Tuo” qui significa “tu ed io”, “ognuno di noi”, “tutti noi”, “credenti e coloro che ancora non hanno creduto”: “tutti noi che abbiamo bisogno di salvezza e redenzione”, quanta grazia abbiamo già ricevuto.

E poiché questo è il motivo per cui Cristo è venuto e ha sofferto e morto: questa proclamazione finale del Re dei secoli deve avere a che fare con la rivelazione dei mezzi ultimi di salvezza.

Credo che Nostro Signore ci dia il suo stesso infallibile commento su questo brano dello stesso Vangelo di San Giovanni, mentre parla con Nicodemo sotto il velo della notte. “A meno che non siate nati dall’acqua e dallo Spirito Santo…..”. Dice. È Nostro Signore stesso che usa la metafora della nascita per giustificazione. Ne consegue che essendo neonati in grazia, abbiamo bisogno di una Madre.

Questa conclusione è ineluttabile, se consideriamo che Colui che usa questa metafora è lo stesso che ha creato tutti gli esseri viventi, e che ci ha fatto uomini e donne, stabilendo alcuni di noi padre o madri per altri di noi: che insomma ha preordinato la famiglia umana all’interno della necessità originaria e individuale del nostro essere corporeo.

Dobbiamo chiederci, allora, “A cosa pensava Nostro Signore quando, al momento del coronamento di tutto ciò che avrebbe meritato per noi, ha pronunciato quelle parole meravigliose? Nella sua mente umana, tutti i santi ci dicono che Egli sapeva tutto sulla creazione, passato, presente e futuro; prevedeva tutti noi e tutti i nostri peccati e le nostre buone azioni, anticipando tutti i nostri pensieri e sentimenti e tutti i movimenti e le inclinazioni del nostro cuore. Ma altrettanto importante, come il Nostro Divino Maestro e Maestro, in quell’ultimo momento, Egli considerava tutte le pie domande di tutti i Suoi fedeli che lo supplicavano in preghiera per spiegare loro qualcosa di più sul significato della Sua vita, sofferenza e morte, specialmente in quest’ultimo momento.

E così, queste parole “Ecco tua Madre” sono senza dubbio la risposta di Cristo a tutte le nostre domande sul significato, il significato e l’importanza della Sua Passione.

“Abbi fiducia, ho vinto il mondo”, dice Nostro Signore agli Apostoli nell’Ultima Cena. Queste parole trovano il loro compimento storico, senza dubbio, nella Passione e nella Morte, e indicano il significato di queste parole che Egli dice a San Giovanni: “Ecco tua Madre! Ci indicano che tutto ciò che Cristo avrebbe fatto sarebbe stato veramente vittorioso, e quindi che il suo ricordo dovrebbe essere per noi fonte di fiducia.

E possiamo trarre molta fiducia da queste parole di Nostro Signore a San Giovanni. Sì, Cristo è morto ed è risorto, eppure, sebbene sia salito in cielo, per sedersi alla destra del Padre, e con Lui, alla fine della sua vita terrena, sua Madre, per intercedere per noi davanti al Volto di Dio Padre, non meno vero è che Egli ha dato a noi la sua Beata Madre, per essere nostra Madre! La nostra dolce Madre!

Se non consideriamo la grandezza della santità di Maria, l’immacolatezza della sua purezza, l’inviolabilità della sua verginità, l’eccellenza della sua fede, la grandezza della sua carità, la forza e la fermezza della sua speranza, e ogni altra virtù che è sua al di là della misura degli uomini e degli angeli, e se non consideriamo che questa meravigliosa, splendida e bellissima delle donne è ora Nostra Madre! Io dico: chi non può essere incoraggiato, chi non può essere commosso, chi non può essere scaldato nel cuore, mosso ad una dolce delizia, mosso per raggiungere in spirito a Lei, per abbracciarla e baciarla e avvolgere nel suo abbraccio sia il corpo che l’anima, abbracciandola con anima e corpo allo stesso modo – per seppellirsi, per così dire, nel suo seno materno, come fa un bambino piccolo, quando vede la sua Madre dopo una lunga assenza, corre velocemente e immediatamente fino a Lei, saltando nelle sue braccia e abbracciandola con ogni affetto!

Ma se consideriamo ancora di più, che questa Donna, non è solo Nostra Madre, ma la Madre stessa di Dio, la Sposa dello Spirito Santo, la Figlia eletta dal Padre, la Regina degli Angeli e degli uomini, la Mediatrice di Grazia, la Corredentrice dell’Universo, dico io, che non può essere stimolata alla fiducia, visto che in Lei sono i tesori e i mezzi per ottenere ogni cosa buona, ogni medicina dell’anima e del corpo.

Ma la cosa più consolante e incoraggiante della Vergine Santissima, essendo Nostra Madre, è che Lei è sempre in ascolto, osservando e vegliando su di noi, ed è molto capace e potente e disposta a concederci i nostri pii desideri e preghiere, se non chiediamo con grande fiducia.

Forse avete visto bambini piccoli che sono fratelli e sorelle in lotta tra loro per l’affetto o l’intercessione della madre. Se uno riceve un favore speciale, gli altri non esitano a chiedere, a chiedere, a mendicare, a insistere, a chiedere come e perché l’hanno ottenuto da lei. Quanto sono zelanti! Come sono innocenti! E come semplice! Non dovremmo essere simili, quando sentiamo parlare di ciò che la Madonna ha fatto per alcuni dei suoi figli!

Sì, sono sicuro che avete sentito almeno una volta come la Madonna ha aiutato qualche santo: ma è più incoraggiante, credo, considerare come Ella ha aiutato alcuni peccatori, ancor più di alcuni santi.

Una storia così meravigliosa è quella che la Madonna ha fatto a un povero mulattiere in Spagna circa 400 anni fa. Era un uomo molto povero e non ha imparato per niente. Non credo che fosse nemmeno in grado di leggere o scrivere. Tutto quello che poteva fare per vivere, era condurre il suo mulo lungo i sentieri di montagna vicino al suo villaggio, trasportando merci attraverso il passo di montagna per vari mercanti della zona. Si alzava molto presto la mattina, faceva i bagagli per il viaggio, caricava la tana e saliva a piedi sulla montagna, arrivando a fine giornata dall’altra parte, dove, dopo aver scaricato lo stesso animale e riposato in una casa di amici, mangiava e dormiva e si alzava il giorno dopo, per fare la stessa cosa, al ritorno.

E così ha vissuto la sua vita e ha graffiato fuori un magro che viveva per la moglie, il figlio, il padre e la madre che viveva con lui nel capannone delle sue due stanze.

Ma un giorno, il mulo scivolava mentre si insinuava lungo il sentiero di montagna. E per salvarlo e il suo carico questo povero mulo driver corse velocemente dall’altra parte e fece di tutto per sostenere l’animale in modo che non scivolasse e cadesse. Ma sebbene lo avesse fatto con successo in molte occasioni, questa volta fallì, e l’animale e tutto il suo carico gli cadde addosso, sbattendolo a terra.

Gridava, oh come gridava nel dolore angosciante!

Molto presto gli altri contadini che guidavano i propri animali lungo il percorso, sono venuti a correre ad aiutarlo e sono riusciti a far salire il suo animale. Fu allora che scoprì che non riusciva a stare in piedi – si era ferito gravemente alla gamba. Gli abitanti del villaggio lo portarono con una barella a casa sua e a letto.

Con il passare dei giorni, non c’è niente di meglio. E quando il sacerdote del luogo venne a fargli visita, gli assicurò che non sarebbe andata meglio, e che l’unica speranza era quella di organizzarsi per essere portato all’Ospedale Universitario di Salamanca.

Fu un viaggio lungo e costoso, ma i suoi migliori amici e parenti gli fecero questo favore.

Inutile dire che, al suo arrivo, la cancrena si era sistemata e non c’era nulla che i medici potessero fare, ma gli tagliarono la gamba a metà coscia.

Per un autista di mulo, questo era un po’ meglio della morte, perché significava che non poteva lavorare nel suo mestiere: e nessun lavoro significava nessuna retribuzione, e nessuna retribuzione significava che lui, pur essendo l’unico vincitore del pane in casa, non poteva più mantenere la sua famiglia.

I suoi amici e parenti lo portavano a casa e lo lasciavano a casa nel suo letto. E per aggiungere tutte le sue sofferenze, non appena lasciarono la sua casa, la moglie e i genitori gli si rivoltarono contro con gli insulti più amari e disgustosi, dicendo: “Che cosa sei buono per noi ora! È tutta colpa tua! Tutti moriremo di fame per colpa tua! Sei tornato a casa pensando che ci prenderemo cura di te”.

E con ciò questo povero uomo si tirò su la coperta, pregò disperatamente la Madonna, e si addormentò, colmo del più amaro rimorso e dolore, privo di ogni speranza e vinto dai dolori del dolore e del tradimento non meno doloroso delle ferite chirurgiche della gamba.

Ma questo, grazie a Dio, non è dove finisce la storia di questo povero uomo, ma piuttosto dove inizia una storia più consolante. Per quella notte, mentre dormiva, sognava.

E in quel sogno, ha visto la Madonna.

E questo è ciò che sognava: si vedeva malato a letto, e nella sua stanza faceva un passo alla Vergine, coperta da un luminoso manto blu, e lo guardava con una così tenera compassione, come se Lei fosse venuta da lui, su un richiamo di malattia. E mentre egli si rallegrava nel cuore per vedere la sua bellezza, Lei gli aprì la bocca e gli disse, incoraggiandolo mentre gli toccava le gambe: “Siate guariti!

Al mattino, l’uomo si svegliò e, non avendo ancora aperto gli occhi, perché era ancora buio, gli ricordò il sogno che gli aveva dato tanta fiducia. E si dice in cuor suo con la semplicità di un bambino: “O, come sei buona con me, Beata Vergine! Ti ho pregato, quando non avevo altra speranza, di aiutarmi! E tu, nella tua gentile carità, mi hai dato un sogno così consolante per alleviare tutti i miei dolori quando ho subito una tragedia come questa! E così si è riposato, finché non è sorto il sole, e sua moglie si è alzata ed è uscita.

Dopo che lei se ne andò, lui cercò di mettersi a suo agio a letto. Improvvisamente si è sentito così strano. I medici gli avevano detto che, sebbene gli avessero tagliato la gamba, gli sarebbe sembrato che fosse ancora lì per un po’ di tempo. E così fu: sotto le sue coperte riusciva ancora a sentire la gamba!

Ma mentre guardava giù per il letto, quello che vedeva era tutto sbagliato. Non ne vide uno, ma due punti sporgenti dove il suo piede dovrebbe essere.

Due?, pensò a se stesso: Sì, riesco ancora a sentire la mia gamba, come i medici hanno detto che dovrei in occasione, perché è un trucco dei nervi, ma non dovrei ancora vedere due piedi!

A quel punto il ricordo del suo sogno gli è tornato in mente e ha strappato le coperte del letto per trovare DUE gambe perfettamente sane!

Saltò dal letto e cominciò a urlare di gioia: Un miracolo! Un miracolo!

Ben presto l’intero villaggio fu raccolto intorno alla sua casa e si diffuse in lungo e in largo la notizia di ciò che la Beata Vergine fece per lui.

E per la nostra fiducia, è successo che questa storia è arrivata alle orecchie del Re di Spagna, che ha inviato una commissione di investigatori reali per registrare e intervistare tutti i fatti e le testimonianze. Andarono persino all’Università di Salamanca e intervistarono tutti coloro che avevano assistito all’amputazione della gamba del contadino. Hanno anche dissotterrato la bara in cui è stata sepolta. E l’hanno trovata vuota, ma per gli involucri macchiati di sangue che una volta la legavano velocemente!

Oggi, alla vista della camera da letto del povero, sorge una magnifica Basilica per commemorare questo miracolo di fiducia.

Abbiamo dunque grande fiducia nella Vergine Maria, che è nella verità e lo è stata fatta per sempre, Madre Nostra! Che Lei fa e vuole concederci le cose di cui noi o i nostri cari, o qualche povera anima, abbiamo veramente bisogno.

Non abbiamo bisogno di essere santi per ricevere i suoi favori. Basta chiedere con umiltà, sincerità!

Per questo, preghiamo e supplichiamo ogni giorno con fiducia illimitata! E per non offrire preghiere come questa:

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato.

Animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, Vergine delle Vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro.

Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi.

Amen.

CREDITI: L’immagine della Madonna, conosciuta come la Theotokos di Gerusalemme, si trova nella chiesa del suo dominio a  https://medium.com/@ierosolhmitissa/the-true-story-of-the-uncreated-and-miraculous-holy-icon-of-the-most-holy-theotokos-b25e9cfebca5 Gerusalemme. Si veda  Il titolo di questo post è un adattamento di una linea di J. R. R. R. Tolkein’s, Two Towers.