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Eminente Vaticanista: L’opposizione a Bergoglio nella Curia romana è al 100 per cento

Roma: 14 gennaio 2020: Mentre i cattolici di tutto il mondo sono sotto shock per l’apparente eclissi della Chiesa cattolica a causa delle eresie oltraggiose, delle bestemmie e degli trucchi politici di Jorge Mario Bergoglio, una parola di grande consolazione si sta per essere pubblicato su blog di From Rome, domani mattina:

L’opposizione a Bergoglio nella Curia romana è al 100%. Lo vogliono fuori!

Lo dice uno* dei famosissimi vaticanisti di Roma che ha servito nella Città Eterna per decenni. Ha una profonda e capillare rete di informatori al Vaticano e nella Curia Romana. Da tutti che lavorano là egli sente la stessa voce. Nessuno vuole l’argentino. Stanno contando i giorni!

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* Per la sua security personale la Redazione ha deciso di non nominargli.

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CREDITS: L’imagine in evidenza è stata scattata da un fotografo del White House, e quindi è in dominio pubblico

Benedetto è il papa senza ogni dubbio canonico

L’8 Gennaio 2020: Papa Benedetto è il vero unico Romano Pontefice senza ogni dubbio canonico. Quest’affermazione è la conclusione necessaria dell’argomento canonico proposto prima dall’Associazione internazionale “Veri Catholici” pubblicato il 19 Dicembre 2018 al loro sito e in traduzione italiana il 22 Dicembre 2018 qui.

Oggi, quasi un anno dopo, possiamo annunciare che lo stesso argomento canonico è stato accolto dal famoso sacerdote palermitano, Don Alessando Minutella.

Pubblicamente attaccato in un modo gravissimo per qualche anno, Don Minutella ha sofferte tanti disagi e tante calunnie per il fatto semplice che sostiene Papa Benedetto XVI come il vero unico papa. Colpito da sanzioni finte annunciate da Bergogliani usurpatori,* egli da esempio di uno dei più fedeli e coraggiosi sacerdoti della epoca moderna per opporre la mafia ecclesiastica in ogni punto e al rischio proprio. La Chiesa Romana quindi ha un grandissimo debito di gratitudine nei confronti di Padre Minutella per il ministro sacro nella verità che svolge in Cristo Nostro Signore per il nostro vero Vescovo e Papa, Benedetto XVI.

Quindi è un onore proprio per la Redazione ripubblicare il suo annuncio di oggi, per fare capire a tutti che l’argomento canonico in se stesso è oggettivamente valido e che tutti possano comprendere se hanno un mente onesta aperta alla verità.

https://www.youtube.com/watch?v=mqYYFagMGwQ

BENEDETTO XVI E’ IL PAPA. DICIAMOLO CON FORZA. NON E’ UN CRIMINE. E CHISSA’ SE MONSIGNOR VIGANO’…
LEGGETE CON ATTENZIONE…

Di don Minutella

. . . (per il testo intero va al https://www.facebook.com/1736683333243587/posts/di-don-minutellabenedetto-xvi-e-il-papa-diciamolo-con-forza-non-e-un-crimine-e-c/2513737615538151/ )

L’indizio da cui partire, per tentare (inutilmente) di creare criteri di ragionevolezza delle argomentazioni e provare a sfondare il muro di omertà, è quello della stessa Declaratio (dichiarazione), con cui Benedetto XVI ha rinunciato all’esercizio del ministero. Tale dichiarazione, risalente a quell’indimenticabile 11 febbraio 2013, conclusosi con il fulmine sulla cupola di san Pietro, è accompagnato da non pochi e vistosi indizi che lasciano aperta la questione, già da subito, circa la validità, persino formale, delle dimissioni.

Ora, a riguardo dell’ipotesi dell’invalidità delle dimissioni del papa, quanti tra i cattolici la sostengono, sono per questo condannati dal diritto canonico? La risposta è no, e dunque non è peccato dubitare, quando le prove sono ragionevoli, che le dimissioni restino invalide.

Diversi studiosi hanno avanzato non pochi ragionevoli dubbi circa la validità formale della stessa Declaratio.

Pronunciata in latino, scritta dallo stesso Benedetto XVI, riportata poi dagli organi di stampa vaticana con dei cambiamenti, la Declaratio nella sua parte più importante recita così: “quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare”. La traduzione è la seguente: “per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005”.

Dunque, Benedetto XVI rinunciava soltanto al ministero, non al cosiddetto munus petrino. Il munus, infatti, è incedibile, perché Nostro Signore ha voluto consegnarlo alla singola persona di Pietro e in lui ad ogni legittimo e valido successore. Il munus è ad Petri personam, cioè investe la persona stessa del papa che salvo casi rarissimi non può che assumerlo fino alla morte. Il papa ha consegnato soltanto il ministero, perché pressato dai poteri forti e perché ancora consapevole che era giunto il tempo dell’attuazione del Terzo Segreto di Fatima da lui per anni approfondito. Il trono petrino andava ora consegnato, per un tempo noto solo a Dio, ai nemici della Chiesa, ma il munus, e cioè quindi le chiavi, il papa lo portava con sé. E così egli portava con sé anche la vera Chiesa cattolica. Solo una mente acuta e nobile, capace come poche altre di stare di fronte a Dio e a sé stessa, poteva azzardare una simile mossa che in effetti non smette di imbarazzare e confondere le mosse altrimenti occulte della falsa chiesa e del falso papa.

Benedetto XVI sapeva certamente che cosa prescrive il canone 332 §2 per la validità delle dimissioni del papa: “si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur”. Dunque il requisito è che il papa rinunzi al munus (muneri suo renuntiet), ma Benedetto XVI nella Declaratio non rinuncia affatto al munus. Alcuni hanno sostenuto allora che il ministerium va supposto e compreso quale munus, ma il canone 17 ricorda che quando è in dubbio l’interpretazione della legge, si deve ricorrere ad altre parti della legge stessa: “Le leggi ecclesiastiche sono da intendersi secondo il significato proprio delle parole considerato nel testo e nel contesto; che se rimanessero dubbie e oscure, si deve ricorrere ai luoghi paralleli, se ce ne sono, al fine e alle circostanze della legge e all’intendimento del legislatore”. Il codice dunque non autorizza in nessuna parte che il ministerium corrisponda al munus. Il canone 145 § 1 definisce ogni ufficio ecclesiastico quale munus, non ministerium, pertanto tutti i cattolici devono, se non riconoscere a norma del diritto l’invalidità delle dimissioni, almeno dubitarne.

Ora, siccome il munus petrinum non è condivisibile con altri, ciò significa che l’elezione di un altro papa è contraria alla legge divina e alla legge canonica. Badate bene: nel testo della Declaratio il papa non ha ordinato espressamente che venisse convocato un Conclave.
Finora una potente regia, mossa da una macchina del potere nascosta, è riuscita a ghettizzare le voci profetiche. Padre Malachi Martin o padre Gruner, per fare solo due nomi, sono morti pressoché nell’indifferenza generale. Eppure dicevano cose vere, e per questo scomode.

Sarà così anche per noi? La nostra battaglia in difesa di papa Benedetto quale esito avrà? Saremo anche noi destinati al fallimento?

No!

Ce lo assicura la Santa Vergine che, nelle apparizioni in Equador, riconosciute dalla Chiesa, e avvenute nel diciassettesimo secolo, anticipavano i tempi di prova che stiamo vivendo, con l’assalto finale della massoneria al trono di Pietro. La Madonna dirà: “quando la malvagità sarà trionfante, sarà giunta la mia ora, in cui io, in maniera meravigliosa, detronizzerò il superbo e maledetto satana, ponendolo sotto il mio piede e incatenandolo nell’abisso infernale, liberando così finalmente la Chiesa”.

La Madonna ha parlato anche di un prelato che, forte e coraggioso, prenderà in mano le sorti della Chiesa e che “ristorerà lo spirito dei suoi sacerdoti. Il Mio Santissimo Figlio e io ameremo questo figlio privilegiato con un amore di predilezione, e noi gli faremo dono di rare capacità: umiltà di cuore, docilità alla divina ispirazione, forza per difendere i diritti della Chiesa, e di un cuore tenero e compassionevole, cosicché, come un altro Cristo, egli assisterà i grandi e i piccoli, senza disdegnare le anime più sfortunate che gli chiederanno un po’ di luce e di consiglio nei loro dubbi e sofferenze. Con divina soavità, egli guiderà le anime consacrate al servizio di Dio nei conventi, alleggerendo il giogo del Signore il quale ha detto: ‘il mio giogo è dolce, e il mio carico leggero’. Le bilance del Santuario saranno poste nelle sue mani, in modo che tutto sia pesato con dovuta misura e Dio sarà glorificato”.

Chissà, forse è venuto il momento di intravedere questo prelato.

E se fosse monsignor Viganò il prescelto?

Noi siamo qui. In unione con Benedetto XVI.

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* Notiamo che secondo il Codice di Diritto canonico di 1983, per la Chiesa di Rito Latino, una scomunica non possa essere annunciata o imposta da un scismatico o da un usurpatore. Ma essendo che Papa Benedetto non ha mai nominato il Padre Lorefice, sacerdote della Diocesi di Noto, come Arcivescovo di Palermo, il Padre Lorefice non ha nessun diritto di scomunicare nessuno, ma in fatti, al contrario, Padre Lorefice – se con la sua conoscenza o non con la sua conoscenza – ha ricevuto consacrazione episcopale senza mandato pontificio e quindi è stato scomunicato latae sententiae dallo stesso canone che puniva il Arcivescovo Lefebvre nel 1988. In più, l’annuncio di scomunica che emanava dalla Curia Romana contro il Don Minutella è anche invalida per mancanza di delega pontificia da Papa Benedetto, perché essendo Papa Benedetto ha rinunciato al ministero nel Feb. 2013 e essendo che i Cardinali non hanno chiesto lui mai per il suo consenso in forma canonica per le loro attività dopo il Feb 28, 2013, tutto che essi fanno è senza delega pontificia secondo la norma della legge.

Quindi, Don Minutella non è stato scomunicato? No, in nessuno senso legittimo. Quindi, è ancora parroco della sua parrocchia a Palermo? Sì, secondo la norma della legge non ha perso il suo munus come parroco.

Qui, si devo notare che il consenso tacito non è valido quando il quale che ha il potere non pensa di averlo più. Infatti, quando il Romano Pontefice rinuncia al ministero petrino, senza delega in forma specifica nessuna altro possa esercitar quel ministero petrino o quel potere petrino legittimamente. Questa è vera per tutti gli atti della Curia Romana dopo il 28 Febbraio 2013 fino ad oggi.  Inoltre, si deve notare che le pene ecclesiastiche in molti casi non sono imposte dalla legge per motivi di mancanza di malavoglia nel atto, quindi parliamo di pene qui secondo la norma non secondo la realtà e lasciamo al Papa Benedetto e a suoi successori legittimi la decisione di imporrle o no.

In fine, tramite l’espressione, “Padre Lorefice” non è l’intento della Redazione di negare la validità della sua consacrazione episcopale ma solo di mettere in evidenza che il suo stato canonico secondo l’ufficio è ancora come fu al tempo della Rinuncia di Papa Benedetto.

CREDITS: L’immagine in evidenza si trova sul web senza attribuzione. Si presume fair use e dominio pubblico.

Prete al Trionfale scomunica fedele leale al Papa

Roma, il 5 Gennaio, 2019: Un sacerdote belga ha scomunicato un fedele romano al Trionfale per “non essere in comunione con papa Francesco”.  Ha fatto proprio al momento in cui il fedele si è inginocchiato per ricevere il Santissimo Sacramento!

Il prete, che si dice essere il Parroco, non stava per dare comunione ma entrava la Chiesa arrabbiato per aver ricevuto nelle buste di offerta qualche oltre che soldi. Sembra un scritto piegato. Evidentemente invece di pregare la Messa egli conta i soldi appena ricevuti dopo l’offertorio.

La chiesa è sede titolare del Cardinale Joseph William Tobin, Arcivescovo di Detroit, negli Stati Uniti d’America.

Comunque, il parroco della Parrocchia Santa Maria delle Grazie al Trionfale (nome del quartiere) si identifica sul sito della parrocchia quale Don Antonio Raimondo Fois, così:

“nato nel 1969, di nazionalità belga. E’ stato ordinato sacerdote il 14/05/1995 a San Pietro in Roma. Ha assunto l’incarico di parroco della Parrocchia Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale il 01/09/2015.”

Quindi, neanche romano, neanche cittadino Italiano. Al contrario, il fedele scomunicato è cittadino italiano residente a Roma.

La parrocchia si distingue a Roma per il fatto che nel presepe natalizio suo si è stata messa una statuina bambola di Bergoglio inginocchiandosi davanti il Bambino! Una cosa pazzesca!

In riguardo alla scomunica, non è chiaro che è successo, ma per evidenziare lo scandalo, pubblichiamo qui un trascritto del testimonio del fedele punito improvvisamente al momento di comunione.

Sono stato alla messa delle 9 del mattino nella parrocchia di Santa Maria della Grazie al Trionfale, a circa 500 metri a nord delle mura vaticane, quando un prete con la tonaca nera si avvicinava alla linea della comunione dove mi trovavo, e mentre mi inginocchiavo, scosse il pugno contro di me gridando: “Hai scritto questo? Non puoi ricevere la comunione qui, perché rifiuti Papa Francesco! — Ero completamente scioccata e costernata. Urlava come un pazzo che si chinava verso di me, mentre io restavo in ginocchio davanti al sacerdote che distribuiva. Gli dissi: “Accetto il Papa. Sono cattolico.” Lui ha insistito che non ricevessi. Mi alzai e chiesi: Chi sei tu? Mi disse che era il parroco. Gli ho detto che non ha il diritto di negarmi la comunione. Disse che i suoi superiori glielo avevano ordinato. Chiesi quali superiori. Mi disse che aveva fatto una telefonata al Segretario di Stato in Vaticano (che non è il suo immediato superiore, il Vicario di Roma lo è) e che l’Assessore del Segretario di Stato gli aveva detto di rifiutarmi la comunione nella sua parrocchia. Ha detto che mi ha denunciato per distribuire l’opuscolo in mano. Non avevo gli occhiali indossi e quindi non potevo vedere se era qualcosa che avevo scritto o distribuito. Gli ho detto che avrebbe dovuto seguire il diritto canonico, se ha voglia che la sua pena di scomunica abbia forza di legge. Che doveva avvertirmi 3 volte e che doveva emettere la sua decisione per iscritto. Ha rifiutato. Gli ho detto, davanti a tutta la congregazione, che mi appello al Papa! Lui ha rifiutato lo stesso. Ho fatto notare ad alta voce che rifiutava l’autorità della Sede Apostolica se rifiutava il mio appello. Insistette nel rifiutarmi la comunione. Così ho lasciato la fila e l’ho affittata. E ordinò al sacerdote e alla suora che davano la comunione di togliere il sacramento ai fedeli. Me ne andai piangendo che mi era stato negato il Signore sacramentato senza motivo.

Che tipo di misericordia è questa? Scomunicato mediante una telefonata! Senza indagine, senza dialogo, senza osservanza delle norme canoniche per le pene. Ecco la Nuova Chiesa Bergogliana!

Domani, forse, nuove scomuniche per chi non è accordo con qualche detto del Misericordioso Argentino!

Comunque, il rifiutare di comunione con altri membri della Chiesa Cattolica è reato canonico di scisma che è punita nel Codice di Diritto canonico con la scomunica latae sententiae (canone 1364, cfr. canone 751). Sembra che il Don Fois per rigettare l’appello del fedele al Santo Padre e per negargli il Sacramento ha fatto un doppio atto di scisma con la Santa Sede e con il fedele.

L’ironia è che la Parrocchia si impegna nel anno pastorale di 2019 e 2020 ad ascoltare i bisogni della città, secondo il sito della nostra Diocesi! Dire che qualche cosa non va al Trionfale sarebbe eufemismo!

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CREDITS: L’immagine in evidenza da Wikimedia Commons è stato scattato da Sergio D’Affito e si usa qui sotto Creative Commons License BY-SA-4.0 come indicato sulla detta pagina.

Come DiocesidiRoma.it tace sulla Rinuncia

Mirabile visu!

Sai che la Diocesi di Roma mediante il suo sito ufficiale sull’internet non sa della Rinuncia di Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013?

No, suona incredibile!

Ma è vero! Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013 ha dichiarato che rinuncia al ministero. Ma, cosa dice DiocesidiRoma.it nella sua biografia del Papa?

nel 2005 la Sua elezione al Pontificato: 19 aprile l’inizio solenne del Suo ministero di Pastore Universale della Chiesa: 24 aprile rinuncia il 28 febbraio 2013.*

Eccolo! La parola sola: rinuncia.

Ma, rinuncia a cosa?

Evidentemente, DiocesidiRoma.it non sa!

Non lo sa?

Perché non lo sa?

Perché se dice, “rinuncia al ministero”, qualcuno potrebbe chiedere, “Ma il canone 332 §2 non richiede una rinuncia al munus?”

Inoltre, quel sito dice che Egli ha rinunciato il 28 Febbraio, quando tutti sa bene che non ha rinunciato niente quel giorno. L’11 Febbraio ha dichiarato che rinuncia al ministero dal 20,00 ore il 28 Febbraio. Ma tutti canoniste sano bene che una rinuncia è un rinunciare, non un dichiarare che si sta per rinunciare.

Cosa fanno al DiocesidiRoma.it?

Non lo so. Chiedi alla Curia presso il Laterano.

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Se Lei vuole sapere della Rinuncia, si trova tutto al PPBXVI.org, il sito che sa della Rinuncia, perché tutti hanno il diritto di sapere!

Inoltre, il DiocesidiRoma.it insulta Papa Benedetto XVI, che è chiamato “Papa Benedetto” da tutta la Chiesa per più che 6 anni. Ma il DiocesidiRoma.it chiama lui, “Joseph Ratzinger”.

Che vergogna!

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CREDITS: L’immagine in evidenza si sua secondo il Creative Commons License 2.0 Generic Use, che si trova al wikipedia per l’immagine https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pope_Benedict_XVI_1.jpg. Il foto è di Peter Nguyen. Il brano di testo da DiocesidiRoma.it è citato secondo la regola di fair use in referenced citations, il quale brano si trova alla pagina http://www.diocesidiroma.it/s-s-p-e-joseph-ratzinger/.